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5 Aprile 2017

Presentato il Manifesto della green economy: una road map in sette tappe per la rivoluzione green delle città italiane

Risposta alla sfida climatica, tutela del patrimonio naturale e culturale, rigenerazione urbana, riqualificazione della città e del patrimonio edilizio, benessere dei cittadini sono i temi portanti del Manifesto della green economy per la città futura, presentato oggi a Roma in occasione del meeting di primavera organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Si può sottoscrivere online.

Un percorso programmatico in 7 punti per disegnare la città del futuro integrando qualità ecologica, sociale ed economica. L’interlocuzione della green economy con l’architettura e con l’urbanistica è la chiave per il rilancio del protagonismo delle città italiane. Tale interlocuzione, infatti, da una parte arricchisce la cultura, la vision, le scelte e l’impostazione della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica e, dall’altra può diventare una leva formidabile per lo sviluppo di una green economy nelle città.

Nelle città vive oltre il 50% della popolazione mondiale, si produce l’80% del PIL e il 70% delle emissioni di gas serra.
Le città sono anche i luoghi dove si concentrano investimenti – che le Nazioni Unite stimano in 1,3 trilioni di dollari al 2019 – e si creano opportunità di nuova occupazione attraverso politiche di green economy.

A livello europeo e internazionale sono già molte le città che hanno avviato programmi e iniziative in direzione green.
Ecco alcuni esempi: Copenhagen, nel 2009, ha fissato l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2025; Amburgo ha pianificato una rete ciclo-pedonale alla quale sarà riservata la circolazione nel 40% della città entro il 2035; negli Stati Uniti, nell’era Trump, 25 città riunite nel Sierra Club hanno adottato un programma per arrivare a consumare solo energia rinnovabile, puntando a raggiungere l’adesione complessiva di 100 città; il "Programme National de Rénovation Urbaine" della Francia che ha attivato la rigenerazione di 530 quartieri in tutta la Francia, con circa 4 milioni di abitanti, con un fondo economico, in partnership pubblica e privata, di oltre 40 miliardi.

In Italia invece, dopo una certa vivacità con il movimento delle Agende 21 locali nato con la Conferenza ONU del 1992, dopo il Protocollo di Kyoto del 1997 e con l’adesione al movimento del Covenant of Mayors, lanciato dalla Commissione Europea nel 2008, abbiamo avuto un periodo di stallo e di scarsa iniziativa delle città italiane che, a parte rarissime eccezioni, sembrano poco coinvolte nel fervore green che invece caratterizza molte città a livello europeo e internazionale.

Per contribuire a rilanciare il dibattito su un futuro sostenibile per le città, nel 2016, la V edizione degli Stati generali della green economy ha dedicato un gruppo di lavoro – composto da oltre 60 esperti, tra cui docenti di oltre 20 Università italiane, imprese del settore edile, enti di ricerca, associazioni di imprese, associazioni ambientaliste – alla elaborazione di un manifesto della green economy per l’architettura e l’urbanistica: "La Città Futura".

"Il Manifesto – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – vuole aprire un’interlocuzione con l’architettura e con l’urbanistica, come chiave per il rilancio del protagonismo delle città italiane. Tale interlocuzione, infatti, non solo arricchisce la cultura, la vision, le scelte e l’impostazione della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica, ma può diventare anche un traino formidabile per lo sviluppo di una green economy nelle città".

Al Manifesto della green economy per la città futura hanno già aderito architetti di fama internazionale dai 5 continenti con le rispettive organizzazioni tra cui Richard Meier, Richard Rogers, Thomas Herzog, Ken Yeang, Albert Dubler in qualità di Presidente dell’International Union of Architects, Georgi Stoilov in qualità di Presidente dell’International Academy of Architecture, l’intera Fondazione di Architettura Australiana), autorevoli architetti italiani tra cui Paolo Desideri, Luca Zevi, Francesca Sartogo, due dei principali sindacati Italiani con l’adesione di Susanna Camusso per la CGIL e Annamaria Furlan per la CISL, associazioni nazionali del settore quali l’ANCE, Federcasa e ANIEM, le principali organizzazioni di imprese della green economy italiana componenti del Consiglio Nazionale della green economy, Enti e Istituti di ricerca e di urbanistica e architettura tra cui la Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica Silvia Viviani e il Presidente dell’ENEA Federico Testa.

Il Manifesto è stato presentato oggi, 5 aprile, e aperto alle adesioni in occasione del Meeting di Primavera, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in preparazione degli Stati generali della Green Economy 2017.

La road map in 7 tappe

1. Puntare sulla green economy per affrontare le sfide delle città;
2. Affrontare la sfida climatica con misure di adattamento e di mitigazione centrate sulla riqualificazione bioclimatica ed energetica;
3. Fare della tutela del capitale naturale e della qualità ecologica dei sistemi urbani la chiave del rilancio di architettura e urbanistica;
4. Tutelare e incrementare il capitale culturale, la qualità e la bellezza delle città;
5. Promuovere la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio esistente;
6. Qualificare gli edifici pubblici con progetti innovativi e con la diffusione dell’approccio del ciclo di vita;
7. Progettare un futuro desiderabile per le città

Il Manifesto della green economy per la città futura è aperto all’adesione di tutti coloro che vogliano sostenere il movimento delle città italiane verso uno sviluppo sostenibile ed è possibile sottoscriverlo accedendo al sito web: www.statigenerali.org/manifesto.

Questa iniziativa si propone di stimolare una nuova stagione di rilancio delle città italiane in chiave green e, con il supporto degli "Stati Generali della green economy", dare vita ad un movimento animato da imprenditori, amministratori e decisori politici con l’obiettivo di attivare nuovi progetti concreti da realizzare nei prossimi anni.
L’Italia è ancora in tempo per colmare il gap ed avviare anch’essa un programma nazionale di rigenerazione urbana basato sulla green economy.



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