{"id":12070,"date":"2016-06-28T10:00:00","date_gmt":"2016-06-28T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.kyotoclub.org\/?p=12070"},"modified":"2016-06-28T10:00:00","modified_gmt":"2016-06-28T10:00:00","slug":"presente-e-futuro-delle-aree-costiere-in-italia-legambiente-presenta-il-rapporto-ambiente-italia-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.kyotoclub.org\/it\/media-e-documenti\/rapporti-e-documenti\/2016\/06\/28\/presente-e-futuro-delle-aree-costiere-in-italia-legambiente-presenta-il-rapporto-ambiente-italia-2016\/","title":{"rendered":"Presente e futuro delle aree costiere in Italia. Legambiente presenta il Rapporto Ambiente Italia 2016"},"content":{"rendered":"<p>&lt;p&gt;Oltre <b>settemila chilometri di coste<\/b> con bellezze storiche, ambientali, geomorfologiche che determinano in modo significativo l\u2019identit\u00e0 del Belpaese. Coste al centro di uno dei mari pi\u00f9 delicati del pianeta per ragioni ambientali ma anche culturali e commerciali, banco di prova imprescindibile rispetto ai cambiamenti climatici, sui quali pesano le conseguenze di politiche miopi e inefficienze storiche.<\/p>\n<p>Oggi il 51% dei <b>litorali italiani<\/b> \u00e8 stato trasformato da case e palazzi e la cifra, senza un cambio delle politiche, \u00e8 destinato a crescere: negli ultimi decenni al ritmo di 8 chilometri all\u2019anno, pi\u00f9 della met\u00e0 dei paesaggi costieri sono stati trasformati da palazzi, alberghi e ville. Un terzo delle spiagge \u00e8 interessato da fenomeni erosivi attualmente in espansione; 14.542 sono le infrazioni accertate nel corso del 2014 tra reati inerenti al mare e alla costa in Italia, 40 al giorno, 2 ogni chilometro, ancora in crescita rispetto al 2013. L\u2019habitat marino \u00e8 costantemente messo alla prova dall\u2019inquinamento, con il 25% degli scarichi cittadini ancora non depurati (40% in alcune localit\u00e0) e ben 1.022 agglomerati in procedura di infrazione europea. Il 45% dei prelievi realizzati da Goletta Verde nel 2015 \u00e8 risultato inquinato, mentre la plastica continua a colonizzare spiagge e fondali marini. Solo il 19% della costa (1.235 chilometri) \u00e8 sottoposta a vincoli di tutela.<\/p>\n<p>Questa <b>la foto dell\u2019Italia a partire dalle coste analizzate<\/b> a 360 gradi, con 16 contributi di esperti dedicati alle aree costiere e allo stato di salute dei nostri mari e al Mediterraneo quale hot spot del cambiamento climatico, offerta dal rapporto Ambiente Italia 2016, a cura di Legambiente e edito da Edizioni Ambiente, che \u00e8 stato presentato oggi a Roma.<\/p>\n<p>Alla <b>conferenza stampa<\/b> hanno partecipato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, il Responsabile delle Politiche Ambientali e territorio dell\u2019Anci Antonio Ragonesi, il Professor Enzo Pranzini, dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze, il Direttore dell\u2019Area marina protetta &quot;Isole Egadi&quot; Stefano Donati, il Responsabile Scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti, il Sottosegretario al Ministero dei Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, il Sottosegretario al Ministero dell\u2019Ambiente Silvia Velo, il Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, il Sindaco di Posada Roberto Tola, il Vicepresidente del sindacato Balneari Confcommercio Antonio Capacchione e la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni.<\/p>\n<p> &quot;Le coste sono uno straordinario patrimonio del nostro Paese \u2013 ha dichiarato<b> Edoardo Zanchini<\/b>, vicepresidente di Legambiente e curatore insieme a Sebastiano Venneri e Giorgio Zampetti del volume \u2013 che dobbiamo liberare dalla pressione di cemento e inquinamento. Il Rapporto Ambiente Italia presenta una fotografia di questi impatti con dati davvero inquietanti e studi che dimostrano come sia possibile invertire questa situazione attraverso un cambio delle politiche. Proprio la sfida che i cambiamenti climatici pongono alle aree costiere del Mediterraneo, con impatti significativi sugli ecosistemi, sulla linea di costa e sulle aree urbane, deve portare a una nuova e pi\u00f9 incisiva visione degli interventi. Occorre rafforzare la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici e spingere verso la riqualificazione e valorizzazione diffusa del patrimonio costiero&quot;.<\/p>\n<p>Il volume, attraverso contributi diversi, mette in evidenza i diversi processi che incidono sullo <b>stato di salute delle coste italiane<\/b> e la stretta relazione tra i fenomeni. La stessa erosione costiera, un fenomeno in espansione legato a molteplici cause, che riguardano sia le trasformazioni provocate da porti e interventi sul litorale che la riduzione degli apporti dei sedimenti dalle aree interne attraverso i fiumi per vie di dighe, sbarramenti e cave. Situazioni che sar\u00e0 sempre pi\u00f9 importante monitorare per capire come intervenire in una prospettiva di cambiamenti climatici. Le ragioni della fragilit\u00e0 delle aree costiere italiane \u2013 \u00e8 noto &#8211; sono dovute a problemi idrogeologici e alle conseguenze di urbanizzazioni, sia legali che abusive, in posti scellerati spesso a rischio dissesto. E&#8217; oramai evidente che alcuni fenomeni meteorologici \u2013 come i danni provocati da temporali, alluvioni e esondazioni che abbiamo visto negli ultimi anni a Genova, Olbia, Messina &#8211; si stiano ripetendo con nuova intensit\u00e0 e frequenza. Si tratta delle prime avvisaglie dei cambiamenti climatici che rendono i nostri territori costieri pi\u00f9 fragili e mettono in pericolo le persone, insieme al fenomeno dell\u2019innalzamento dei mari. Eventi che occorre studiare con attenzione e rispetto ai quali dobbiamo mettere in campo nuovi interventi di adattamento nei territori e di protezione civile per salvare le persone.<\/p>\n<p>Tra le minacce incombenti il <b>fenomeno dell\u2019erosione costiera<\/b>, che oggi interessa in maniera pi\u00f9 o meno diffusa tutte le regioni italiane, come racconta nel suo contributo Enzo Pranzini. Oggi pi\u00f9 di un terzo delle nostre spiagge \u00e8 in erosione e il futuro sembra ancora pi\u00f9 arduo per l\u2019innalzamento del livello del mare e l\u2019intensificarsi dei fenomeni climatici estremi, cui attualmente non stiamo dando risposte adeguate. In molti casi, per rispondere all\u2019emergenza locale, si \u00e8 intervenuti con la costruzione di scogliere aderenti alla costa che hanno, di fatto, solo spostato il problema, col risultato che oggi abbiamo interi tratti di costa coperti da scogliere artificiali, che non permettendo il ricambio idrico e la sedimentazione delle sabbie, contribuiscono al progressivo abbassamento dei fondali e ai possibili crolli cui si tenta di rispondere con strutture sempre pi\u00f9 massicce e impattanti. Inoltre, queste difese artificiali provocano correnti pericolose che possono causare annegamenti. Di recente si \u00e8 passati a utilizzare la tecnica del ripascimento dei litorali che sembra aver avuto maggiore efficacia ma che ha costi economici superiori. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, spiega <b>Michele Manigrasso<\/b> parlando di consumo di suolo, in Italia, il 51% delle coste \u00e8 stato trasformato dall\u2019urbanizzazione. Legambiente ha realizzato una analisi di dettaglio dei 6.477 chilometri di costa da Ventimiglia a Trieste e delle due isole maggiori, senza considerare quindi le numerose isole minori: 3.291 chilometri sono stati trasformati in modo irreversibile, nello specifico 719,4 chilometri sono occupati da industrie, porti e infrastrutture, 918,3 sono stati colonizzati dai centri urbani. Un altro dato preoccupante riguarda la diffusione di insediamenti a bassa densit\u00e0, con ville e villette, che interessa 1.653,3 chilometri, pari al 25% dell\u2019intera linea di costa. Tra le regioni, la Sicilia ha il primato assoluto di km di costa caratterizzati da urbanizzazione meno densa ma diffusa (350 km), seguita da Calabria e Puglia; la Sardegna \u00e8 invece la regione pi\u00f9 virtuosa per quantit\u00e0 di paesaggi naturali e agricoli ancora integri e comunque \u00e8 la regione meno urbanizzata d\u2019Italia. E\u2019 davvero preoccupante sottolineare come dal 1988 ad oggi, malgrado fosse in vigore la legge Galasso che avrebbe dovuto tutelare le aree entro i 300 metri dalle coste, sono stati trasformati da case e palazzi ulteriori 220 chilometri di coste, con una media di 8 km all\u2019anno, cio\u00e8 25 metri al giorno.  Tra le regioni pi\u00f9 devastate la Sicilia con 65 km, il Lazio con 41 e la Campania con 29. Nelle aree costiere, secondo i dai Istat, nel decennio 2001 \u2013 2011 sono sorti 18mila nuovi edifici. Ben 700 edifici per chilometro quadrato sia in Sicilia che in Puglia, 600 in Calabria ma anche 232 per chilometro quadrato in Veneto, 308 in Friuli Venezia Giulia e 300 in Toscana, Basilicata e Sardegna.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 solo la costa a soffrire la <b>mancanza di politiche adeguate, innovative e sinergiche<\/b>: i nostri mari continuano a essere minacciati dai problemi di inquinamento. Perch\u00e9 i ritardi nella depurazione riguardano ancora troppe citt\u00e0, non solo costiere, ed \u00e8 vergognosa la situazione di tanti litorali italiani che fanno scappare i turisti. La maladepurazione riguarda il 25% dei cittadini italiani. Dato confermato purtroppo anche da due sentenze di condanna della commissione europea (nel 2012 e 2014) e da una procedura aperta nel 2015 per il mancato rispetto della direttiva 91\/271sulla depurazione degli scarichi civili. Sono ben 1.022 (il 32% del totale), gli agglomerati coinvolti dai procedimenti europei: 81% di quelli Campani, il 73% della Sicilia, il 62% della Calabria. Problema non proprio ininfluente, visto che le sanzioni costeranno 476 milioni di euro l\u2019anno dal gennaio 2016 a completamento delle opere. In positivo, le regioni pi\u00f9 virtuose per depurazione sono il Veneto con &quot;solo&quot; il 17% dei comuni coinvolti, la Toscana col 18% e il Friuli Venezia Giulia col 24%. Anche le analisi delle acque condotte da Goletta verde nel 2015 sono risultate inquinate nel 45% dei casi. Complessivamente le infrazioni accertate ai danni delle coste e del mare nel solo 2014 sono state 14.542, pari a 40 al giorno, 2 ogni chilometro di costa, con 18mila persone denunciate e ben 4.777 sequestri effettuati. Le infrazioni inerenti specificatamente all\u2019inquinamento sono state 4.545, il 31% del dato nazionale, con 7mila persone denunciate o arrestate e 2.741 sequestri. Uno dei fenomeni pi\u00f9 preoccupanti di inquinamento del mare \u00e8 la quantit\u00e0 di rifiuti presenti, e in particolare di plastica galleggiante. Legambiente ha realizzato un\u2019attivit\u00e0 di monitoraggi della beach litter, con Goletta Verde che viene raccontata nel volume, e che dimostra come serva una strategia per ridurre i rifiuti portati dai fiumi e quelli prodotti dalle attivit\u00e0 presenti nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>&quot;Per il futuro delle aree costiere \u2013 ha dichiarato <b>Rossella Muroni<\/b>, presidente nazionale di Legambiente \u2013 abbiamo la possibilit\u00e0 di ispirarci e scegliere un modello che si \u00e8 gi\u00e0 rivelato di successo. Quello delle aree protette e dei territori che hanno scelto di puntare su uno sviluppo qualitativo e che stanno vedendo i frutti positivi anche in termini di crescita del turismo. Come il sistema di 32 aree protette nazionali, che sono un esempio virtuoso di gestione delle aree costiere di cui essere orgogliosi. O come i Comuni che ogni anno Legambiente premia con le cinque vele, che dimostrano come la strada pi\u00f9 lungimirante sia oggi quella che coniuga la tutela del territorio con la valorizzazione e recupero del patrimonio edilizio esistente. Per dare una spinta a questa prospettiva occorre per\u00f2 che ci siano regole chiare, senza dimenticare che il nostro Paese deve anche muovere le ruspe per demolire le migliaia di case abusive che deturpano le nostre coste e avviare operazioni di riqualificazione in aree che potranno, in questo modo, avere un futuro turistico fuori dal degrado&quot;.<\/p>\n<p>Su tutto il territorio nazionale sono diffuse 32 aree protette nazionali con misure di tutela a mare &#8211; pari a <b>oltre 2milioni e 800mila ettari di superficie protetta a mare<\/b>, racconta <b>Stefano Donati<\/b> nel suo contributo -, 27 aree marine protette (o riserve marine), 2 parchi marini sommersi, 2 perimetrazioni a mare nei parchi nazionali e un santuario internazionale per la tutela dei mammiferi marini. Inoltre oggi sono individuate ben 54 aree marine di reperimento dove istituire riserve marine. Luoghi dove si realizzano concretamente buone pratiche di gestione sostenibile, dove la tutela e la valorizzazione della natura, della biodiversit\u00e0 e del paesaggio, si incontrano con una sana e innovativa gestione del turismo, interconnesso con i settori dell\u2019agroalimentare, del biologico, delle filiere corte e con l\u2019identit\u00e0 locale. Diverse le esperienze di successo raccontate nel volume, dal sistema per l\u2019ormeggio non impattante nelle baie dai fondali pi\u00f9 delicati nelle isole Egadi, alla Rete delle imprese delle marine del parco di Viareggio, che hanno scelto la sostenibilit\u00e0 ambientale, con iniziative concrete di turismo che promuove e valorizza i prodotti locali, o il sistema di tutela delle coste in Sardegna solo per citare alcuni esempi.<br \/><a href=&quot;http:\/\/www.legambiente.it\/contenuti\/dossier\/rapporto-ambiente-italia-2016&quot;><br \/>Maggiori informazioni<\/a> <\/p>\n<p>In allegato (pdf) il rapporto di sintesi. <\/p>\n<p> &lt;\/p&gt;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.kyotoclub.org\/docs\/legambiente_ambienteitalia2016_tabellasintesi.pdf\" title=\"Apre una nuova scheda\" target=\"_blank\">Tabella di sintesi &#8211; Ambiente Italia 2016 (pdf) <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cemento, erosione costiera, mala depurazione e beach litter. 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