Tramvia, ecco la linea Prato-Campi Bisenzio, Giani: “Svolta per la Piana”

Un tram veloce collegherà Prato a Campi Bisenzio. Non è più un’ipotesi; la nuova infrastruttura non solo è risultata fattibile in base agli studi preliminari finalizzati alla verifica delle alternative progettuali, ma è anche quella individuata dal Collegio di Vigilanza (organo politico dell’Accordo di programma per lo sviluppo rete tranviaria) fra gli interventi finanziabili dallo Stato.

Si tratta di un primo lotto funzionale “Prato stazione Centrale – Campi Bisenzio” perfettamente in linea con l’obiettivo di dotare il territorio di un sistema di trasporto pubblico di collegamento fra le città di Prato e di Firenze, che ben si armonizza con l’attuale rete tranviaria dell’area metropolitana fiorentina in fase di realizzazione, che vede fra le sue direttrici principali la linea 4, con sviluppo dalla stazione Leopolda (Firenze) fino al centro cittadino di Campi Bisenzio. Il Tracciato di questo lotto ha un’estensione di circa 8 chilometri con 13 fermate previste. Dunque si sviluppa in gran parte nel territorio del Comune di Prato (dal Capolinea posto in piazza Stazione Centrale) e, nella parte finale, nel comune di Campi Bisenzio.

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Direttiva case verdi: raggiunto nuovo accordo

La proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD), ribattezzata anche “case verdi”, mira a ridurre sostanzialmente le emissioni di gas a effetto serra e il consumo di energia nel settore edilizio dell’UE entro il 2030 e a renderlo climaticamente neutro entro il 2050. Punta inoltre a ristrutturare un numero maggiore di edifici con le peggiori prestazioni e migliorare la condivisione delle informazioni sulla prestazione energetica.

La direttiva è stata approvata con compromessi tra le istituzioni europee. La versione finale del provvedimento presenta diversi cambiamenti rispetto al testo approvato dal Parlamento europeo a marzo.

Innanzitutto, sono stati ridotti gli obiettivi di miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici. La versione iniziale prevedeva che tutti gli immobili residenziali raggiungessero la classe energetica E entro il 2030 e la classe D entro il 2033. La versione finale, invece, prevede che gli Stati membri raggiungano una riduzione dei consumi del 16% entro il 2030 e del 20/22% entro il 2035. Entro il 2030 dovrà essere ristrutturato almeno il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni ed entro il 2033 il 26% degli edifici con le peggiori prestazioni, attraverso requisiti minimi di prestazione energetica. Nel complesso, il 55% della riduzione dei consumi energetici dovrà essere raggiunto attraverso la ristrutturazione degli edifici con le prestazioni peggiori.

Se tecnicamente ed economicamente idonei, gli Stati membri dovrebbero installare progressivamente impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali, a seconda delle loro dimensioni, e in tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.

Gli Stati membri dovranno adottare misure per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento ed eliminare gradualmente i combustibili fossili dal riscaldamento e dal raffreddamento con l’obiettivo di eliminare gradualmente le caldaie a combustibili fossili entro il 2040 – nella versione approvata dall’Eurocamera il limite era fissato al 2035. Gli Stati membri dovranno inoltre smettere di sovvenzionare le caldaie autonome a combustibili fossili a partire dal 2025. Saranno ancora possibili incentivi per i sistemi di riscaldamento ibridi, come quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o una pompa di calore.

I nuovi edifici occupati o di proprietà delle pubbliche amministrazioni dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028. A partire dal 2030 tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero. Queste date sono slittate in avanti di due anni rispetto alla proposta iniziale. Gli Stati membri potranno tenere conto del potenziale di riscaldamento globale del ciclo di vita dell’edificio, che comprende la produzione e lo smaltimento dei prodotti da costruzione.

Dl Energia, Kyoto Club: la via d’uscita dalla crisi è composta da rinnovabili ed efficienza

“Noi riteniamo che l’intervento per contrastare gli effetti dell’aumento delle bollette su cittadini, famiglie e imprese fosse indispensabile e necessario. Siamo dalla parte di chi vuole affrontare questo problema per evitare che aumentino i casi di povertà energetica e tutelare la competitività delle nostre imprese”. Questo che quello che dichiara il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante, audito dalle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati, in merito alla discussione del DL 131/2023: Misure urgenti in materia di energia, interventi per sostenere il potere di acquisto e a tutela del risparmio.

“Noi abbiamo sempre contestato l’idea che si dovesse intervenire senza cogliere la crisi per farla diventare una opportunità” sostiene Ferrante, che poi continua, “è evidente che il tema attuale è: come facciamo in dopo le varie crisi che si sono susseguite a sostenere la transizione? Queste sarebbero state le occasioni per farlo. Oggi gli interventi proposti nel decreto attualmente in discussione sono mirati su chi soffre, e questo va bene”. Tuttavia, precisa Ferrante, “manca completamente, a nostro avviso, l’indirizzo di spostare anche i consumi in prospettiva per ridurre la necessità dell’approvvigionamento dalle fonti fossili. Esempio: quando si abbatte e si azzerano gli oneri di sistema del gas naturale, ci saremmo aspettati che contemporaneamente ci fossero stati dei provvedimenti per elettrificare il riscaldamento e il raffreddamento. Avremmo dovuto utilizzare la crisi per indicare la via d’uscita” continua il Vicepresidente di Kyoto Club, che poi conclude” che non può che essere rinnovabili ed efficienza. E in questo provvedimento non lo rintracciamo”.

Il video dell’audizione

Come le pompe di calore sono diventate una storia di successo nell’Europa del nord

Una critica comune alle pompe di calore è che non funzionano quando fa freddo. Tuttavia, i Paesi del Nord Europa – in particolare Svezia, Finlandia e Norvegia – offrono una confutazione a questa valutazione, come mostra la ricerca del Regulatory Assistance Project (RAP). Questi tre paesi europei hanno le vendite di pompe di calore più elevate per 1.000 famiglie nel continente.

Svezia, Norvegia e Finlandia hanno i climi più freddi d’Europa. In tutti e tre i paesi ci sono oggi più di 40 pompe di calore ogni 100 famiglie, più che in qualsiasi altro paese al mondo. RAP ha analizzato i fattori trainanti che hanno portato a questa storia di successo , come parte dello sviluppo del nostro kit di strumenti politici sulle pompe di calore lanciato al vertice sul clima COP27 a Sharm el-Sheikh lo scorso anno.

Crescita del mercato delle pompe di calore

Le installazioni di pompe di calore nei paesi nordici sono aumentate rapidamente dopo il 2000 e, nonostante un rallentamento nel 2012, hanno continuato ad aumentare anche dopo il 2015. Le pompe di calore funzionano come un condizionatore d’aria (o un frigorifero) al contrario, per concentrare l’energia termica dall’aria esterna – o da una fonte d’acqua o di terra – negli interni dell’edificio. Le più comuni sono le unità “aria-aria”, nel senso che prendono il calore dall’aria esterna per soffiare aria calda all’interno, mentre le unità aria-acqua producono acqua calda. Le pompe di calore sono la “tecnologia centrale” per il riscaldamento a basse emissioni di carbonio, afferma l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA). La Norvegia ha la più alta penetrazione di pompe di calore a livello mondiale, la maggior parte delle quali sono sistemi aria-aria. Nel 2020, in Norvegia erano installate 60 pompe di calore ogni 100 famiglie. La maggior parte di ciò è avvenuto dopo il 2001, quando il mercato delle pompe di calore è cresciuto in modo significativo da una base di circa 2.000 unità all’anno a oltre 155.000 unità vendute nel 2022. Allo stesso modo, in Finlandia, prima del 2000 venivano installate solo poche centinaia di unità di pompe di calore all’anno. Dalla metà degli anni 2000 in poi, il Paese ha registrato una rapida crescita con installazioni cumulative che superano ormai il milione di unità. Questo può essere visto nel grafico qui sotto, che mostra le vendite annuali di pompe di calore in Finlandia, Norvegia e Svezia dal 1990 al 2021.

Poiché le pompe di calore utilizzano elettricità che proviene sempre più da fonti a basse emissioni di carbonio, portano a una riduzione complessiva delle emissioni di carbonio. Complessivamente, le pompe di calore vendute negli ultimi 30 anni hanno contribuito a una riduzione del 72% delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dal riscaldamento in Finlandia, del -83% in Norvegia e del -95% in Svezia. Inoltre, una recente analisi RAP mostra che le pompe di calore, anche a temperature inferiori allo zero, sono da due a tre volte più efficienti dei sistemi di riscaldamento a combustibili fossili. Questa rapida riduzione delle emissioni di carbonio derivanti dal riscaldamento non può essere attribuita solo alle pompe di calore: il teleriscaldamento, noto anche come reti di calore, è diventato a minore intensità di carbonio e nel tempo gli edifici sono stati costruiti e adattati a standard di efficienza dei tessuti più elevati. Tuttavia, le pompe di calore hanno svolto un ruolo chiave.

Raggiungere la leadership nelle pompe di calore

In passato i paesi nordici dipendevano fortemente dal gasolio da riscaldamento per riscaldarsi, a causa dell’assenza di una rete di gas diffusa. Loro – Finlandia, Norvegia e Svezia (la Danimarca utilizza il teleriscaldamento come principale fonte di riscaldamento, con due terzi delle case che fanno affidamento su di esso) – hanno preso la decisione tempestiva di abbandonare il riscaldamento a gasolio in seguito alla crisi energetica degli anni ’70. Ciò aveva visto il prezzo del petrolio salire alle stelle di quasi il 300% a causa di un embargo petrolifero da parte dell’Organizzazione dei paesi arabi esportatori di petrolio (OAPEC). Questa crisi ha portato all’obiettivo ampiamente sostenuto di diventare indipendenti dalle importazioni di combustibili fossili, forse più evidente con la creazione di una Commissione per l’indipendenza petrolifera in Svezia nel 2005. Nonostante i cambiamenti intervenuti nel tempo nei partiti politici, questo aspetto è rimasto un focus costante nella politica energetica nazionale in questi paesi – e spiega perché i combustibili fossili costituiscono una quota bassa dei combustibili per riscaldamento in Finlandia (22%), Norvegia (meno dell’1%) e Svezia (3%). La decisione di abbandonare il riscaldamento a gasolio ha fornito un importante stimolo per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia delle pompe di calore, seguito da vari programmi governativi promozionali, comprese campagne di informazione e pagamenti di sovvenzioni. Per quanto riguarda la Norvegia, in particolare, vi è anche un’ampia percentuale di case che utilizzano il riscaldamento elettrico. La conversione delle case riscaldate elettricamente in pompe di calore offre riduzioni significative della domanda di elettricità e dei costi di gestione perché le pompe di calore sono, in genere, circa tre volte più efficienti del riscaldamento a resistenza diretta.

Tassazione del carbonio

La tassazione del carbonio ha svolto un ruolo chiave nel rendere le pompe di calore economicamente competitive in tutti e tre i paesi. Nel 1990, la Finlandia è stata il primo paese al mondo a introdurre una tassa sul carbonio, che attualmente ammonta a 53 euro per tonnellata di CO2 (tCO2) per i combustibili da riscaldamento.

Poco dopo la Finlandia, la Svezia ha adottato una tassa sulla CO2 nel 1991. Dalla sua introduzione, è aumentata da 21 €/tCO2 a 102 €/tCO2 nel 2022.

La Norvegia ha anche introdotto una tassa sul carbonio nel 1991, che ha raggiunto i 76 €/tCO2 nel 2023. Il Libro bianco del governo sulla politica energetica ha annunciato che la tassa sarebbe salita a 196 €/tCO2 nel 2030, uno dei livelli più alti dell’Organizzazione. per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Secondo l’analisi RAP, molti altri paesi in tutta Europa hanno affrontato gli squilibri nella tassazione dei combustibili per riscaldamento per incoraggiare l’adozione delle pompe di calore, tra cui Paesi Bassi, Danimarca e Germania.

In Danimarca, l’elettricità utilizzata per le pompe di calore nelle case è esente dalle tasse sull’energia fino all’importo minimo consentito dalla normativa UE. In Germania i tributi sono stati spostati dalle fatture al bilancio pubblico.

Pompe di calore aria-aria

Dai dati RAP presentati sopra risulta evidente che due terzi delle pompe di calore vendute nei tre paesi sono pompe di calore aria-aria. Ciò differisce da altri importanti mercati europei delle pompe di calore, come Germania e Polonia, dove la maggior parte delle pompe di calore sono aria-acqua.

La ragione di ciò è che, in molti casi, le pompe di calore hanno sostituito il riscaldamento elettrico resistivo senza che l’acqua calda scorresse attraverso i radiatori.

Inoltre, l’architettura nei paesi nordici tende ad essere più aperta rispetto ad altri paesi europei. Ciò rende l’applicazione aria-aria una proposta più attraente, senza la necessità di canalizzazioni estese o di più ventilatori individuali.

Inoltre, secondo l’IEA, le pompe di calore aria-aria hanno un costo inferiore rispetto alle pompe di calore aria-acqua.

Per il raffrescamento possono essere utilizzate anche pompe di calore aria-aria. Tuttavia, l’Associazione finlandese delle pompe di calore stima che le pompe di calore aria-aria utilizzate per il raffreddamento rappresentino solo il 10%-15% del mercato, con la maggior parte utilizzata solo per il riscaldamento.

In alcuni casi (anche se secondo l’associazione finlandese delle pompe di calore si tratta di una piccola minoranza) in un unico edificio sono installate più di una pompa di calore e spesso le pompe di calore funzionano anche con una seconda fonte di calore presente.

Molte case continuano a utilizzare stufe a legna dopo aver installato una pompa di calore, come dimostra uno studio del Centro di ricerca sull’energia rispettosa dell’ambiente (CREE) di Oslo sulle pompe di calore, anche se meno frequentemente. Ciò ha portato nel 2021 a utilizzare circa un quarto di legna in meno per il riscaldamento rispetto al 2010. L’uso continuato del legno è almeno in parte il risultato di preferenze estetiche e culturali.

In Finlandia, le pompe di calore sono spesso installate come sistema di riscaldamento aggiuntivo a complemento del riscaldamento prevalentemente elettrico.

Lezioni di riscaldamento nordico pulito

L’analisi del RAP ha rilevato che il successo delle pompe di calore nei paesi nordici non è casuale.

È invece il risultato di un mix di strumenti politici che lavorano di concerto, come la tassazione del carbonio, gli incentivi governativi, le normative, gli standard di qualità, la protezione dei consumatori, ad esempio attraverso la creazione di organismi per gestire i reclami e offrire risarcimenti, e campagne di informazione.

Anche la naturale efficienza delle pompe di calore ha favorito la loro diffusione.

La conclusione fondamentale è che non esiste un’unica politica in grado di creare un mercato di massa per le pompe di calore. Secondo la ricerca RAP, un mix politico ben progettato di strumenti economici, sostegno finanziario e regolamentazione, sostenuto da coordinamento e impegno, si rivela la ricetta più efficace per aumentare la diffusione delle pompe di calore.

L’esperienza nei paesi nordici illustra non solo cosa si può ottenere in soli due decenni, ma anche come farlo.

I politici nei paesi in cui le pompe di calore sono ancora agli inizi non devono partire da zero, ma possono imparare da – e sviluppare – la storia di successo delle pompe di calore in Norvegia, Finlandia e Svezia.

Verso impianti di riscaldamento a emissioni zero. Atti e presentazioni del workshop

Il seminario è stato un momento di approfondimento e riflessione sulla necessità di decarbonizzare gli impianti di riscaldamento e di puntare su alternative ecologiche, sostenibili e a zero emissioni.

L’attuale momento storico, in cui l’approvvigionamento energetico è sempre più al centro delle agende politiche, porta necessariamente a ripensare al modello energetico, alle criticità legate alla dipendenza dalle fonti fossili, a come aiutare imprese e famiglie e quindi anche alle modalità di riscaldamento adottate negli edifici e nelle abitazioni.

Programma (pdf)

Presentazioni (pdf)

Verso impianti di riscaldamento a emissioni zero
Riccardo Bani – Amministratore delegato Veos Spa

La decarbonizzazione in edilizia. Il contributo delle pompe di calore
Gabriele Di Prenda – Environmental Research Senior Manager – Daikin Air Conditioning Italy

Per la decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento
Giacomo Pellini – Responsabile ufficio comunicazione – Kyoto Club

Accelerare la decarbonizzazione dell’ambiente costruito, le soluzioni Energiesprong. Atti e presentazioni del workshop

Focus del seminario è stato Energiesprong, un modello rivoluzionario e pluripremiato per riqualificare il patrimonio immobiliare attraverso un processo innovativo con soluzioni tecniche ad elevata prefabbricazione.

L’evento è stato organizzato da Kyoto Club ed Edera Srl Impresa Sociale.

Programma (pdf)

Guarda la registrazione dell’evento sul canale YouTube di Edera Srl Impresa sociale

Le presentazioni (PDF):

Milano verso la neutralità carbonica e la Clean Construction
Manuela Ojan, Head of Environmental Transition · AMAT Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio

Addmira 2d
Ermanno Fusaro, Ermanno Fusaro – Technical Manager – Manni Green Tech

Di fronte all’emergenza climatica occorre cambiare marcia
Gianni Silvestrini, Direttore scientifico Kyoto Club

La presentazione di Tiziana Monterisi
Tiziana Monterisi – CEO & Co- founder RiceHouse srl Società Benefit

Position Paper per la revisione degli incentivi e il rilancio del settore dell’edilizia

Complessivamente, in Europa gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico e di circa il 36% delle emissioni di gas a effetto serra: migliorare l’efficienza energetica degli edifici diventa fondamentale per migliorare la qualità della vita, della salute e per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali ed europei di medio periodo. Milano e l’Italia non fanno eccezione.

Il patrimonio edilizio nazionale è particolarmente inefficiente, con oltre il 65% degli immobili costruiti senza alcun criterio di risparmio energetico. Questo pesa sul fabbisogno energetico delle abitazioni e di conseguenza sulla domanda finale del settore, che è responsabile di quasi la metà dei consumi finali di energia e del 19% delle emissioni dirette.

L’edificato in Italia, costituito da più di 13 milioni di edifici, è caratterizzato da immobili che, per oltre l’85% sono stati realizzati prima del 1990 (prima dell’entrata in vigore della Legge 10/91) e che evidenziano prestazioni energetiche mediocri.

Non a caso il Green Deal dell’Unione europea, con la proposta di revisione della Energy Performance Buildings Directive (EPBD), ha tracciato una roadmap ambiziosa con l’obiettivo della completa decarbonizzazione al 2050: al 2030 tutti gli edifici residenziali dovrebbero essere portati alla classe E e alla classe D al 2033.

Gli schemi di incentivazione fiscale sono uno strumento indispensabile per il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di autonomia energetica, decarbonizzazione ed efficienza energetica assunti a livello nazionale ed europeo.

Il Superbonus 110%, introdotto con il Decreto rilancio il 19 maggio 2020 per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, rappresenta uno dei più fondamentali interventi nel settore edilizio da diversi decenni, ed è in grado di fornire una visione integrale dell’intervento di riqualificazione – dall’efficienza energetica alla messa in sicurezza antisismica, dall’abbattimento delle barriere architettoniche per disabili e over 65 agli interventi per la qualificazione degli spazi interni.

Come Kyoto Club e Legambiente abbiamo più volte espresso il nostro forte dissenso allo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura annunciato dal Governo Meloni a fine febbraio e reso effettivo ad aprile con il decreto-legge n. 11/23. Abbiamo più volte ribadito che, mentre si affossano le politiche di transizione ecologica ed energetica, sono state diffuse diverse fake news sul Superbonus.

Legambiente e Kyoto Club, dopo aver sostenuto la battaglia per introdurre il 110%, qualificarlo ed estenderlo, avanzano diverse proposte al fine di superare alcuni problemi rilevanti che vanno affrontati immediatamente.

Nello specifico, le nostre Associazioni chiedono venga attuata una razionalizzazione degli incentivi esistenti che dovrà garantire un orizzonte applicativo degli strumenti a disposizione stabile nel medio-lungo termine, a beneficio di cittadini e imprese.

Position Paper per la revisione degli incentivi e il rilancio del settore dell’edilizia

Position Paper per la revisione degli incentivi e il rilancio del settore dell’edilizia

Complessivamente, in Europa gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico e di circa il 36% delle emissioni di gas a effetto serra: migliorare l’efficienza energetica degli edifici diventa fondamentale per migliorare la qualità della vita, della salute e per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali ed europei di medio periodo. Milano e l’Italia non fanno eccezione.

Il patrimonio edilizio nazionale è particolarmente inefficiente, con oltre il 65% degli immobili costruiti senza alcun criterio di risparmio energetico. Questo pesa sul fabbisogno energetico delle abitazioni e di conseguenza sulla domanda finale del settore, che è responsabile di quasi la metà dei consumi finali di energia e del 19% delle emissioni dirette.

L’edificato in Italia, costituito da più di 13 milioni di edifici, è caratterizzato da immobili che, per oltre l’85% sono stati realizzati prima del 1990 (prima dell’entrata in vigore della Legge 10/91) e che evidenziano prestazioni energetiche mediocri.

Non a caso il Green Deal dell’Unione europea, con la proposta di revisione della Energy Performance Buildings Directive (EPBD), ha tracciato una roadmap ambiziosa con l’obiettivo della completa decarbonizzazione al 2050: al 2030 tutti gli edifici residenziali dovrebbero essere portati alla classe E e alla classe D al 2033.

Gli schemi di incentivazione fiscale sono uno strumento indispensabile per il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di autonomia energetica, decarbonizzazione ed efficienza energetica assunti a livello nazionale ed europeo.

Il Superbonus 110%, introdotto con il Decreto rilancio il 19 maggio 2020 per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, rappresenta uno dei più fondamentali interventi nel settore edilizio da diversi decenni, ed è in grado di fornire una visione integrale dell’intervento di riqualificazione – dall’efficienza energetica alla messa in sicurezza antisismica, dall’abbattimento delle barriere architettoniche per disabili e over 65 agli interventi per la qualificazione degli spazi interni.

Come Kyoto Club e Legambiente abbiamo più volte espresso il nostro forte dissenso allo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura annunciato dal Governo Meloni a fine febbraio e reso effettivo ad aprile con il decreto-legge n. 11/23. Abbiamo più volte ribadito che, mentre si affossano le politiche di transizione ecologica ed energetica, sono state diffuse diverse fake news sul Superbonus.

Legambiente e Kyoto Club, dopo aver sostenuto la battaglia per introdurre il 110%, qualificarlo ed estenderlo, avanzano diverse proposte al fine di superare alcuni problemi rilevanti che vanno affrontati immediatamente.

Nello specifico, le nostre Associazioni chiedono venga attuata una razionalizzazione degli incentivi esistenti che dovrà garantire un orizzonte applicativo degli strumenti a disposizione stabile nel medio-lungo termine, a beneficio di cittadini e imprese.

Position Paper per la revisione degli incentivi e il rilancio del settore dell’edilizia

Gli atti del webinar #7 Decarbonizzazione: Incentivi all’edilizia e decarbonizzazione

Oggi, martedì 26 settembre, alle ore 16.00, si è tenuto il settimo webinar del ciclo della campagna di sensibilizzazione “Per la decarbonizzazione: efficienza energetica e riscaldamento negli edifici in Italia” di Legambiente e Kyoto Club.

Fermare la diffusione degli impianti di riscaldamento residenziali alimentati da combustibili fossili. Lo chiedono anche Legambiente e Kyoto Club, con una campagna intitolata “Per la decarbonizzazione: efficienza energetica e riscaldamento degli edifici in Italia”.

Lo scopo del progetto è di sensibilizzare l’opinione pubblica, le aziende e i decisori pubblici, proponendo proposte emendative all’attuale legislazione italiana ed europea.

Al webinar, introdotto da Giacomo Pellini, Responsabile ufficio stampa e comunicazione di Kyoto Club, sono intervenuti: Valentina Mingo, Responsabile Ufficio Transizione Ecologica di ANCE, Attilio Piattelli, Presidente Coordinamento FREE e Angelica Agosta, Vicepresidente ARSE.

Gli atti del webinar:

Video (YouTube) – Webinar #7 Decarbonizzazione

Riqualificazione energetica degli immobili (PDF)
Attilio Piattelli, Presidente Coordinamento FREE

I vantaggi della decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento (PDF)
Angelica Agosta, Vicepresidente ARSE

Webinar #6 Progetto Decarbonizzazione – Degassificare le nostre case

Venerdì 14 luglio alle ore 10 sarà trasmesso il webinar #6 nell’ambito del progetto “Per una decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento degli edifici in Italia” di Kyoto Club e Legambiente.

Intervengono:
Simone Scotto di Carlo, Presidente – Associazione Casa Gas Free
Riccardo Bani, Presidente – Teon
Fabio Lantean, Sales Manager North West Italy – Solaredge
Sara Demartini, Senior Associate – Clasp Europe
Introduce e modera: Clementina Taliento, Responsabile comunicazione – Kyoto Club.

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