News, eventi e documentazione

Verso una politica agricola comune dopo il 2020

BASE GIURIDICA

Proposte legislative concernenti la PAC oltre il 2020 [COM(2018)0392, 0393 e 0394 del 1° giugno 2018] e proposta che stabilisce il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 [COM(2018)0322 del 2 maggio 2018].

ATTUAZIONE DELLA PAC 2014-2020

I regolamenti di base della nuova PAC sono stati pubblicati nel dicembre 2013. Gli atti delegati e gli atti di esecuzione, necessari per l'adozione delle misure previste, sono stati successivamente elaborati dalla Commissione (cfr. schede 1.3.8 e 3.2.1). Nel corso del 2014 gli Stati membri hanno dovuto operare scelte cruciali, in considerazione della diversità delle modalità di applicazione del nuovo sistema di pagamenti diretti e dei margini di manovra che tale sistema concede loro. La maggior parte degli Stati membri, tranne uno (Germania), ha utilizzato l'opzione dei pagamenti accoppiati con aliquote molto diverse; otto di essi hanno deciso di applicare il pagamento ridistributivo e, infine, quindici Stati membri hanno applicato il regime per i piccoli agricoltori. Per quanto concerne il «pagamento di inverdimento», cinque Stati membri hanno dato agli agricoltori la possibilità di adempiere ad alcuni dei loro obblighi, applicando pratiche equivalenti. Inoltre, le scelte delle aree di interesse ecologico variano notevolmente all'interno dell'UE (la scelta più diffusa riguarda le superfici con colture che fissano l'azoto, utilizzate da tutti i paesi, tranne la Danimarca, mentre solo otto paesi hanno incluso le terrazze nel loro elenco). Inoltre, quindici paesi hanno trasferito taluni importi tra i due pilastri: il bilancio netto dei trasferimenti dal primo pilastro verso il secondo ha raggiunto circa 4 miliardi di EUR su tutto il periodo. Per quanto concerne il secondo pilastro, la Commissione ha approvato, tra dicembre 2014 e dicembre 2015, tutti i 118 programmi di sviluppo rurale elaborati dai 28 Stati membri. Venti Stati membri hanno scelto di attuare un solo programma nazionale e otto hanno scelto di utilizzare più di un programma (ciò ha permesso, ad esempio, di tenere meglio conto della loro struttura geografica o amministrativa) (cfr. scheda 3.2.6).

Il focus del Parlamento Europeo (pdf)

Rosso Pesticidi. Dall’ambiente al piatto è allarme

Ne consumiamo mediamente 9 chili ogni anno con picchi importanti nei 3 mesi estivi, che corrispondono anche al periodo di raccolta delle varietà più acquistate: è il pomodoro, uno degli ortaggi simbolo dell’identità culinaria del nostro Paese.

Alcune tipologie e in particolare quelle da mensa, diverse dalle varietà destinate all’industria delle conserve e delle passate, vengono coltivate tutto l’anno anche all’interno delle serre in modo da garantire un prodotto da insalata in tutte le stagioni; si tratta generalmente di un prodotto da consumare rigorosamente fresco, buccia compresa, al quale si richiede il più alto grado di pulizia possibile.

Il mensile Il Salvagente, da sempre attivo nella tutela dei consumatori, ha deciso di dedicare il nuovo numero della rivista proprio all’ortaggio, portandone in laboratorio 12 tipologie di marchi differenti al fine di verificare la presenza di metalli pesanti e pesticidi tramite test oggettivi e indipendenti.

Le varietà finite sotto la lente di ingrandimento sono i pomodorini a grappolo, ciliegino, Pachino e marzanino, tutti reperiti a Roma, e di origine italiana ad eccezione di 3 campioni che provengono dalla Spagna, acquistati presso Lidl, Eurospin ed Esselunga.

Contrariamente a quanto evidenziato dall’inchiesta di aprile sulle insalate in busta, ricche di cadmio con valori vicini alla soglia massima consentita, la situazione dei pomodori è decisamente migliore: il limite di legge è di 0,05 mg/kg, e solo due dei prodotti analizzati ne portano la traccia, seppure dieci volte al di sotto del limite.

Discorso diverso per il piombo e per il rame, il primo classificato come probabile cancerogeno per l’uomo e il secondo associato all’insorgenza di patologie cardiovascolari.

Ad eccezione di un marchio, Agroyal, sono sempre risultati presenti anche se con valori decisamente bassi.

L’analisi multiresiduale a cui Il Salvagente ha sottoposto i 12 campioni ha segnalato la presenza di pesticidi legati alla coltivazione in serra, ad esempio i fungicidi (ben 17 molecole diverse).

I pomodorini migliori sono risultati essere quelli biologici, acquistati da NaturaSì ed Esselunga, che in fase di analisi hanno mostrato l’assenza di qualsiasi tipo di residuo.

Ma sebbene tutti e 12 i campioni siano risultati pienamente conformi alle legislazioni in materia, non mancano i punti interrogativi sulle conseguenze che i pesticidi e metalli pesanti potrebbero arrecare all’organismo umano, seppure con valori molto al di sotto dei limiti di legge.

Una delle domande più controverse riguarda proprio il cosiddetto effetto cocktail, vale a dire l’azione combinata sulla salute umana di basse dosi di principi attivi che sono copresenti nell’alimento e cui i effetti sono ancora tutti da chiarire.

Alla luce dei risultati dei test effettuati sorge spontanea una domanda: è possibile coniugare la qualità del pomodoro senza ricorrere a fitofarmaci e pesticidi?

Un nutrito fronte di ambientalisti e agricoltori bio ha chiesto al governo una maggiore tutela dell’ecosistema e dei cittadini, chiedendo al contempo leggi e sanzioni certe contro chi inquina.

L’occasione è offerta dal Pan pesticidi, il Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che ogni cinque anni viene sottoposto a consultazione e poi licenziato dagli esecutivi per governare l’uso dei pesticidi in ambito politiche agricole e ambientali.

Maria Grazia Mammuccini è la portavoce della coalizione Stop Glifosato, e ricorda come nel 2013 “avevamo fatto tante proposte di buon senso, ma non ne è stata accolta neppure una e i ministeri non ci hanno mai dato una spiegazione”.

Tra le richieste avanzate c’è la priorità assoluto dell’agricoltura biologica, riducendo l’uso di pesticidi di sintesi: “Ci attendiamo che la superficie da convertire a biologico arrivi almeno al 40% entro il 2030; per raggiungere questo traguardo, però serve un sistema di supporto, ricerca, formazione e informazione per gli agricoltori che scelgono di convertire i propri campi in coltivazioni biologiche”.

Si rende anche indispensabile, aggiunge Mammuccini, “una tutela per la produzione biologica, e che venga finalmente applicato il principio che chi inquina paghi. Fino a oggi avviene esattamente il contrario”.

Al suo fianco nella battaglia per una rivoluzione verde c’è anche Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura e Biodiversità del WWF Italia, che sottolinea come “i pesticidi impiegati sulle colture hanno come effetto collaterale quello di contribuire alla perdita di biodiversità, causando anche una significativa riduzione delle popolazioni degli organismi utili, tra i quali vi sono gli insetti impollinatori, fondamentali per l’agricoltura. I pesticidi penetrano nel suolo e, quindi, nelle acque superficiali e nelle acque sotterranee, con un danno quindi diffuso a tutti gli ecosistemi”.

Soprattutto quelle zone chiamate Natura 2000, una rete di aree protette da norme europee e nazionali a tutela della biodiversità.

Molti di questi siti sono legati ad ambienti agricoli, in cui operano il 12,8% delle aziende agricole censite dall’Istat.

“Nella maggior parte dei siti Natura 2000 viene condotta un’agricoltura convenzionale, con l’utilizzo di pesticidi di sintesi- afferma Giorgia Gaibani, responsabile Natura 2000 della Lipu – nonostante norme europee e nazionali chiedano di ridurre sensibilmente l’uso dei pesticidi eliminando quelli più pericolosi, a tutela della biodiversità e della salute umana”.

Se anche questa volta i ministeri coinvolti non dovessero prestare alle richieste emerse dal Pan pesticidi, si presenterà ancora una volta un ricorso alla Commissione Europea.

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Agricoltura. La riforma PAC post 2020: il nuovo documento del Consiglio Europeo

Ieri, 18 giugno, il Consiglio AGRIFISH dell'UE ha presentato la "Relazione sullo stato di avanzamento della riforma della PAC”.  All'inizio di quest'anno le ONG ambientaliste a livello Europeo, supportate a livello nazionale dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura, hanno più volte richiesto ai Ministri dell’agricoltura degli Stati Membri di impegnarsi affinché la PAC nella futura programmazione abbia realmente degli obiettivi ambientali più ambiziosi.

La relazione sullo stato di avanzamento dei lavori mostra tuttavia che la riforma della PAC proposta dai Ministri UE all’agricoltura va decisamente in senso contrario a questa richiesta, non riuscendo a compiere alcun progresso per la conservazione della natura.

Sulla base della relazione sullo stato di avanzamento dei lavori, infatti, risulta evidente che:

  • Nessun fondo in più è stato assegnato con finalità esclusiva alla protezione della natura.
  • Si chiede un ruolo indebolito delle autorità ambientali.
  • Viene assegnato più spazio per i governi per sovvenzionare l'agricoltura intensiva.

Sono richieste che non garantiscono risposte adeguate alla crisi della biodiversità, evidenziata di recente dal Rapporto IPBES delle Nazioni Unite e dalla FAO, imputabile in gran parte proprio all’agricoltura. I Ministri dell’Agricoltura UE stanno dimostrando di non avere consapevolezza della gravità della perdita di biodiversità connessa alle pratiche agricole, paragonabile per impatti e gravità agli effetti dei cambiamenti climatici.

Allo stato attuale, 60 miliardi di euro di denaro dei contribuenti europei vengono spesi ogni anno per le sovvenzioni della PAC che finanziano soprattutto l'agricoltura intensiva e l'agricoltura industriale. Il modello di agricoltura intensiva è una delle principali cause della perdita di biodiversità, dell'inquinamento idrico e atmosferico, dell'uso eccessivo di acqua e contribuisce al cambiamento climatico.

“Questa relazione sui progressi compiuti dovrebbe essere definita relazione di regresso.” affermano gli esponenti della Coalizione, che riunisce le maggiori sigle del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica (WWF, Lipu, FAI, Legambiente, Pro Natura, AIAB, FederBio, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e ISDE).

“Questa posizione del Consiglio di sicuro non migliora lo stato dell'ambiente e della biodiversità. Purtroppo è proprio l’Italia uno dei  Paesi che sostiene le posizioni  arretrate e  più critiche di questo documento. La Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede per questo al Ministro Centinaio di rivalutare la posizione del nostro Paese, proprio per qualificare l’agricoltura italiana che punta sulla qualità del Made in Italy basato proprio sulla tutela della biodiversità e sul valore ambientale dei territori rurali”.

La Coalizione ha prodotto un documento di richieste per la futura PAC, disponibile sul sito web www.cambiamoagricoltura.it 

Evento conclusivo dell’attività del progetto CAPsizing di Kyoto Club. Leggi il report!

Assicurare ai cittadini europei cibo di qualità e a prezzi accessibili, sostenere i redditi degli agricoltori e produttori, creare nuovi posti di lavoro, tutelare l’ambiente e il paesaggio e mitigare il clima. Sono queste le principali prerogative della PAC dell’Unione Europea: la politica europea per eccellenza, uno strumento fondamentale nella costruzione dell’UE, con delle regole comuni dalla Scandinavia a Malta dalla Croazia al Portogallo. Una politica ha condizionato non solo l’agricoltura, ma tutta la gestione del territorio rurale europeo e che riesce ad intercettare circa 44 milioni di posti di lavoro in tutto il Vecchio Continente e i cui fondi coprono in sostanza circa il 48% del territorio europeo.

Tra i vari obiettivi di CAPsizing – Per la resilienza climatica, oltre informare e creare fiducia nella PAC tra i cittadini europei, ci sono quelli di coinvolgere gli agricoltori del futuro nel dibattito sulla riforma del settore 2021 – 2027, di aumentarne il livello di conoscenza tra gli studenti degli Istituti e delle Facoltà di Agraria, ma soprattutto di raccogliere le loro proposte per sviluppare i temi della lotta contro i cambiamenti climatici e della diffusione di sane abitudini alimentari. Il progetto CAPsizing – Per la resilienza climatica è sostenuto dalla Direzione generale “Agricoltura e sviluppo rurale” della Commissione europea, ed è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo.

All’evento, ospitato da Spazio Europa, la sede della Commissione Europea in Italia, hanno partecipato e sono intervenuti rappresentanti politici e delle principali confederazioni agricole italiane ed esponenti di associazioni, università, e centri di ricerca che hanno collaborato attivamente al progetto, e diverse classi degli Istituti agrari che hanno preso parte ai seminari organizzati da Kyoto Club durante l’attività progettuale.

Il seminario è stato introdotto da Vito Borrelli – Vice Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, che ha introdotto brevemente la PAC facendo il punto sulla programmazione attuale e sull’orientamento della programmazione futura, evidenziando che “La nuova PAC dovrà guidare la transizione verso un'agricoltura più sostenibile, contribuendo alle dinamiche economiche nelle zone rurali e alla loro vita socioculturale” e dando il via ai diversi interventi dei relatori moderati da Roberto Calabresi di Kyoto Club.

Nella prima sessione di interventi sulla Politica Agricola Comune (PAC) e le politiche agricole nazionali a tema sostenibilità ambientale e resilienza climatica, è intervenuto il Senatore Francesco Mollame – Segretario IX Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, che ha rimarcato la necessità che la PAC si trasformi in PAAC cioè Politica Agricola Ambientale Comune e che si vada verso una agricoltura che tuteli maggiormente il territorio e l’ambiente con una produzione di cibo sano e di qualità per i cittadini.

A seguire è intervenuto Francesco Ciancaleoni della sezione Area Ambiente e Territorio di Coldiretti che ha rimarcato la necessità di riconoscere all’agricoltura, sia in ambito PAC che di altri strumenti di programmazione come il recente Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, una maggiore considerazione del suo ruolo di contrasto degli effetti negativi dei cambiamenti climatici sia in termini di mitigazione che di adattamento. In questo senso, andrebbe assicurato il massimo sostegno a tutte quelle tecniche, come l’agricoltura biologica, che possono massimizzare le performance climatico-ambientali dell’impresa agricola, così come a quegli investimenti mirati ad incidere sui modelli di consumo e sulla diffusione di dinamiche di sviluppo territoriali basate sulla prossimità e sulle nuove sensibilità espresse dai consumatori (filiera corta, Km0, etc.). È necessario inoltre garantire un ritorno equo agli agricoltori internalizzando i benefici creati alla società con il mantenimento dell’ambiente agricolo e della sua capacità di creare e mantenere un territorio sano che produce beni comuni utilizzati gratuitamente da tutti.

Per questo, nella nuova PAC, uno spazio particolare dovrà certamente essere dedicato ai cambiamenti climatici, all’uso efficiente delle risorse naturali, alla conservazione della biodiversità e alla promozione dei servizi ecosistemici, tenendo bene a mente, tuttavia, che “senza agricoltura non c’è territorio” e che per mantenere vivo il tessuto sociale che garantisce la sopravvivenza dei territori, specie nelle aree più interne e di montagna, resta necessario e prioritario assicurare livelli di reddito adeguati agli agricoltori, con una attenzione particolare ai giovani e alle imprese agricole di piccole dimensioni.

Secondo Barbara Di Rollo – Responsabile Dipartimento Politiche, Risorse Ambientali e Cambiamento Climatico della Confederazione Italiana Agricoltori “Per il settore agricolo, sul piano politico, la risposta alla crisi climatica si deve concretizzare soprattutto con un’efficace applicazione delle misure della PAC. La riduzione delle emissioni, il potenziamento della capacità di assorbimento del carbonio e le misure di adattamento al cambiamento climatico devono costituire un asse fondamentale del prossimo Piano Strategico Nazionale, previsto dalla nuova regolamentazione PAC, ora in discussione e che andrà in vigore nel periodo 2021-2017.”

Davide Marino dell’Università del Molise ha ricordato che l’agricoltura tutta (quella industrializzata e quella più sostenibile) a livello mondiale produce circa il 30% delle emissioni di gas serra ed è responsabile del 70% dei fenomeni di desertificazione, è il primo fattore di impatto sulla perdita di biodiversità; inoltre ad oggi la PAC in Europa non ha raggiunto gli obiettivi che si è prefissata. E’ necessario quindi cambiare l’approccio dell’agricoltura e della PAC introducendo sistemi più rispettosi dell’ambiente ma soprattutto per la PAC un sistema di misurazione dei risultati raggiunti considerando anche fattori come suolo e biodiversità ed una premialità economica collegata ai risultati raggiunti. Un altro grosso problema in Italia è il mancato ricambio generazionale in agricoltura che ha portato all’abbandono di grandi superfici di terreni e di cui spesso non è possibile risalire alla proprietà (negli ultimi 50 anni 1/3 di superficie coltivabile ha cambiato la destinazione d’uso: 10 % per consumo di suolo e 90% territorio abbandonato). È necessario cambiare le norme coinvolgendo i Sindaci degli enti locali nella PAC per consentire il recupero e la rimessa in uso dei territori abbandonati poiché un territorio abbandonato assorbe meno CO2 di un territorio coltivato e gestito in modo sostenibile.

Franco Ferroni di WWF Italia e intervenuto anche per la Coalizione #CambiamoAgricoltura, ha ribadito e confermato i dati già esposti dal relatore precedente per la perdita di biodiversità attribuita all’attività umana, ha ricordato che comunque un aspetto positivo è che nel 2015 (dati ISPRA) c’è stata una riduzione delle emissioni del 20% dal settore agricolo ma che comunque i risultati per la riduzione delle emissioni di gas serra collegate al greening della attuale PAC non ci sono. Sarà quindi necessario porre maggiore attenzione agli impegni ambientali nella PAC futura con un meccanismo premiale per gli agricoltori che dimostrano il raggiungimento dei risultati. Inoltre è necessario una più stretta collaborazione tra i due ministeri Agricoltura e Ambiente entrambi fortemente coinvolti nel tema.

Paolo Carnemolla – Presidente, Federbio ha ricordato l’importanza dell’agricoltura biologica nel contesto delle prossime sfide che dovranno essere affrontate in termini di produzione di cibo, acqua ed energia con un settore di produzione biologica che deve migliorare necessariamente.

Salvatore Basile – Presidente International Network of Eco Regions (IN.N.E.R) ha ricordato che i cambiamenti climatici riguardano tutti, e per salvare il Pianeta occorre evidenziare in modo chiaro nelle nostre agende personali ed in quelle dei Governi le azioni individuali e collettive, da realizzare giorno dopo giorno, per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Questo è ciò che realizzano le comunità dei bio-distretti. Territori in cui agricoltori, consumatori, amministratori pubblici, associazioni, scuole e centri di ricerca stringono un patto per la gestione sostenibile delle risorse, secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia. Annualmente viene elaborato e monitorato un piano strategico, con obiettivi e azioni concrete da adottare. La comunità partecipa attivamente ed agisce sul territorio con una governance virtuosa orientata verso un sistema alimentare realmente sostenibile e salutare. Per fare tutto questo è però necessario informare e spingere i cittadini al cambiamento; proprio quello che Kyoto Club si è proposto di fare con il progetto CAPsizing, al quale come Rete IN.N.E.R. abbiamo da subito collaborato con grande piacere e soddisfazione, ripromettendoci anche di contribuire alla diffusione ed alla valorizzazione degli importanti risultati raggiunti.

Giuseppe Blasi – Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. Ha aggiornato la platea sulle proposte della nuova PAC e sul ruolo delle Regioni che non cambierà. L’unico vincolo sarà sulla definizione delle misure che saranno decise a livello nazionale in collaborazione tra il MIPAAFT e il MATTM attraverso una serie di tavoli di lavoro che sono già attivi. I tempi per l’avvio della nuova programmazione saranno comunque lunghi per la lenta partenza dell’attività programmatoria e molto probabilmente non si concretizzeranno prima di un anno anche a causa delle elezioni europee che hanno limitato l’operatività delle commissioni e del parlamento europeo.

Nicola Colonna – Ricercatore dell’ENEA – Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l'Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile –  “La PAC è una politica fondamentale anche nel campo ambientale e può giocare un ruolo importante nella diffusione di tecniche innovative nella lavorazione del terreno: pensiamo ad esempio all’agricoltura conservativa, che contribuisce a ridurre l'impronta carbonica  dell'agricoltura ed allo stesso tempo aiuta a conservare la sostanza organica ed a proteggere il terreno, o all’agricoltura di precisione, un modus operandi che prevede l’utilizzo di moderne strumentazioni ed è mirata all'esecuzione di interventi agronomici tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche dei terreni”.

Clementina Taliento – Kyoto Club ha descritto le numerose attività realizzate durante il progetto che ha realizzato 26 seminari in scuole e università, una visita di studio in una smart farm, 21 webinar a temi specifici e due importanti eventi diffusivi di apertura e chiusura che hanno coinvolto moltissime realtà, tra i risultati sicuramente da annoverare l’inclusione del tema della PAC tra le 7 Proposte del Consiglio della Green Economy che presenta annualmente al Governo e l’inclusione del tema della PAC tra i programmi didattici e l’offerta formativa futura di molte scuole coinvolte nell’attività didattica del progetto.

Nell’ambito del tema del ricambio generazionale e sul tessuto socioeconomico delle aree rurali, è intervenuto Mario Braga – Presidente del Collegio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati che ha ricordato il ruolo fondamentale della scuola e della formazione, la conoscenza, la divulgazione, la condivisione e la partecipazione fondamentali anche per la costruzione delle Politiche Agricole Comuni che deve diventare il modello applicativo di politiche sostenibili e condivise.

Le future Politiche Agricole dovranno sviluppare nuove sensibilità e moderne professionalità per determinare il rinnovamento generazionale delle imprese agricole, dei servizi al comparto agroalimentare e delle professioni intellettuali.

Per applicare e accrescere sensibilità e la condivisione diffusa delle politiche agricole comuni occorre partire dalla “Scuola”, dalle scuole di ogni ordine e grado. Greta non è frutto di un fulmine sociale a ciel sereno ma è l’affiorare diffusamente nelle società più evolute di nuove attenzioni e sensibilità alla custodia del creato, della terra.

Ma se la sensibilizzazione, anche conoscitiva, deve coinvolgere tutte le scuole, un ruolo particolare deve essere riconosciuto dalla PAC agli Istituti Tecnici Agrari, agli indirizzi agrari post diploma e agli indirizzi agrari delle università.

Per questo anche il riconoscimento del ruolo dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati va valorizzato per rendere solida la catena, la filiera agroalimentare italiana.

Leggi anche: Gli atti del convegno di presentazione dei risultati del progetto "CAPsizing"

In allegato (pdf) il report. 

 

Report evento finale CAPsizing (pdf)

Gli atti del convegno di presentazione dei risultati del progetto “CAPsizing”

Con il convegno di presentazione dei risultati del progetto "CAPsizing" Kyoto Club ha aperto un dibattito sul ruolo primario della PAC nella crescita economica delle aree rurali europee , con una particolare attenzione sulla sinergia con le altre politiche e con i programmi di finanziamento dell’Unione Europea, l'importanza del settore agroalimentare per l'economia e la società dell'UE.

Conoscere, divulgare, coinvolgere, condividere, compartecipare alla costruzione di Politiche Agricole Comuni non è più uno degli obiettivi di politiche di sviluppo diffuse ma “è” il modello applicativo di politiche sostenibili condivise, ha sottolineato ieri, 29 maggio, il Presidente del Collegio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati Mario Braga.

La PAC è una delle politiche più importanti dell’Unione, sia in termini di bilancio, che in termini d'integrazione e la proposta per il post-2020, mira a modernizzare e semplificare la politica agricola comune, mettere in atto una vera sussidiarietà con gli Stati membri, assicurare un settore agricolo più resiliente e accrescere il livello di ambizione in materia di ambiente e clima della politica. Questo è quanto ha sottolineato Vito Borrelli, Vice Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Durante l'evento sono stati affrontati diversi temi: agricoltura conservativa e di precisione, agricoltura biologica, cambiamenti climatici e strumenti di mitigazione e adattamento ai cambiamenti già in atto sui nostri territori e sulle nostre colture. I relatori intervenuti: Francesco Ciancaleoni, Area Ambiente e Territorio di Coldiretti, Barbara Di Rollo, Responsabile Dipartimento Politiche Risorse Ambientali e Cambiamento Climatico – CIA, Franco Ferroni, WWF Italia – Coalizione #CambiamoAgricoltura, Salvatore Basil, Presidente International Network of Eco Regions (IN.N.E.R), Mario Braga, Presidente del Collegio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, Nicola Colonna e Federica Colucci – ENEA.  Al termine dell'incontro, Clementina Taliento di Kyoto Club ha illustrato i risultati raggiunti con CAPsizing, raccontando le attività svolte e la partecipazione degli studenti al progetto.

All'evento hanno partecipato numerosi studenti degli istituti agrari che hanno partecipato al progetto da molte località italiane, in particolare l'Istituto tecnico agrario "Galilei – Vetrone" (Guardia Sanframondi – BN), l'ITA “Cuppari” di Alanno (PE). 

Gli atti del convegno: 

Comunicato stampa (pdf) 

Programma (pdf) del Convegno di presentazione dei risultati del progetto "CAPsizing"

Guarda il video della diretta streaming del convegno

Scarica la presentazione (pdf) "Aumentare la sostenibilità ambientale e la resilienza climatica dei territori attraverso i bio-distretti" a cura di Salvatore Basile (IN.N.E.R. – International Network of Eco Regions)

Scarica la presentazione (pdf) "Agricoltura di precisione & conservativa" a cura di Nicola Colonna (ENEA)

Scarica la presentazione (pdf) "CAPsizing. Attività e risultati" a cura di Eugenio Barchiesi (Kyoto Club).

Video dichiarazione (YouTube) di Salvatore Basile (IN.N.E.R. – International Network of Eco Regions)

Video dichiarazione (YouTube) di Barbara Di Rollo (Dipartimento Politiche Risorse Ambientali e Cambiamento Climatico – CIA)

Guarda tutti i video dei webinar trasmessi nell'ambito del progetto!

Guarda i video (YouTube) realizzati nell'ambito del progetto: 

Video promozionale "CAPsizing. Per la resilienza climatica"

CAPsizing. La PAC, il punto di vista degli studenti

CAPsizing: la PAC e il rilancio delle aree rurali 

CAPsizing e i media

Ascolta l'intervista (mp3) di Roberto Calabresi (Gruppo di lavoro "Agricoltura e forste di Kyoto Club) su Radio Rai 1 GR Live

La PAC a portata dei cittadini – Agronotizie

PAC, grazie all’attività di Kyoto Club si è consolidata una rete di informazione e formazione

Assicurare ai cittadini europei cibo di qualità e a prezzi accessibili, sostenere i redditi degli agricoltori e produttori, creare nuovi posti di lavoro, tutelare l’ambiente e il paesaggio e mitigare il clima.

Sono queste le principali prerogative della PAC dell’Unione Europea: la politica europea per eccellenza, uno strumento fondamentale nella costruzione dell’UE, con delle regole comuni dalla Scandinavia a Malta dalla Croazia al Portogallo. Una politica ha condizionato non solo l’agricoltura, ma tutta la gestione del territorio rurale europeo e che riesce ad intercettare circa 44 milioni di posti di lavoro in tutto il Vecchio Continente e i cui fondi coprono in sostanza circa il 48% del territorio europeo.

CAPsizing – Per la resilienza climatica, è un progetto promosso da Kyoto Club che ha come obiettivo principale quello di informare e creare fiducia nella PAC tra i cittadini europei, di coinvolgere gli agricoltori del futuro nel dibattito sulla riforma del settore 2021- 2027, di aumentarne il livello di conoscenza tra gli studenti degli Istituti e delle Facoltà di Agraria, raccogliendo le loro proposte per sviluppare i temi della lotta contro i cambiamenti climatici e della diffusione di sane abitudini alimentari.

Attraverso seminari nelle scuole superiori di tutta Italia, webinar online interattivi e approfondimenti sull’innovazione e la digitalizzazione in agricoltura, Kyoto Club ha coinvolto nella sua vasta attività di sensibilizzazione agricoltori, studenti, addetti ai lavori, esponenti di importanti associazioni di categoria, ricercatori e Professori Universitari.

Un’opera che, secondo il coordinatore del gruppo di lavoro “Agricoltura e Foreste” di Kyoto Club, Roberto Calabresi, è riuscita a " creare sinergie tra diverse realtà, come associazioni, scuole, università e centri di ricerca, che hanno permesso di mettere in rete competenze diverse così da consolidare una rete di soggetti in grado di mobilitarsi per un'efficace attività di informazione su tutti i temi toccati, il funzionamento della PAC e il suo contributo all'ambiente e alla resilienza climatica. Il patrimonio che è stato creato e rafforzato con le attività di CAPsizing non sarà disperso con la fine del progetto, tutt'altro: Kyoto Club e tutte le realtà che vi hanno collaborato hanno contribuito alla nascita e al consolidamento di un vero e proprio network molto sensibile all’argomento e in grado di avanzare proposte per quella che sarà la nuova PAC 2021-2027".

Presenti all’evento anche gli esponenti di associazioni, università, e centri di ricerca che hanno collaborato attivamente al progetto, e diverse classi degli Istituti agrari che hanno preso parte ai seminari organizzati da Kyoto Club.

Il progetto CAPsizing – Per la resilienza climatica è sostenuto dalla Direzione generale “Agricoltura e sviluppo rurale” della Commissione europea, ed è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo.

Dichiarazione di Vito Borrelli – Vice Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

La PAC è una delle politiche più importanti dell’Unione, sia in termini di bilancio, che in termini d'integrazione. A livello europeo la spesa agricola incide attualmente per il 38% sul bilancio totale dell'UE, per un importo pari a circa 400 miliardi di euro (2014-2020) e la PAC dà lavoro a 44 milioni di persone occupate nel settore agroalimentare, di cui 22 milioni in agricoltura. L'Italia è inoltre il primo paese in Europa per numero di DOP (Denominazioni di Origine Protetta) e lo scorso febbraio, è stato segnato un record storico, con le esportazioni che hanno raggiunto i 41 miliardi di euro nel 2017, registrando una crescita del 7% rispetto all’anno precedente.

La proposta per il post-2020, mira a modernizzare e semplificare la politica agricola comune, mettere in atto una vera sussidiarietà con gli Stati membri, assicurare un settore agricolo più resiliente e accrescere il livello di ambizione in materia di ambiente e clima della politica.

La proposta della Commissione relativa al quadro finanziario pluriennale 2021-2027 prevede 365 miliardi di € per la PAC (a prezzi correnti), che corrisponde a una percentuale media del 28,5% del bilancio complessivo dell'UE per il periodo 2021-2027. Seppur di fronte a delle riduzioni generalizzate, è bene ricordare che l'Italia riceverà una dotazione di € 36 miliardi (rispetto agli attuali ai 41,5 della programmazione 2014-2020).

La futura PAC sarà incentrata su nove obiettivi generali che riflettono l'importanza economica, sociale e ambientale della politica, tra cui il sostenimento di un reddito agricolo sufficiente e la resilienza in tutta l'Unione per rafforzare la sicurezza alimentare, l’aumento della competitività, anche attraverso una maggiore attenzione alla ricerca, alla tecnologia e alla digitalizzazione e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

“La nuova PAC dovrà guidare la transizione verso un'agricoltura più sostenibile, contribuendo alle dinamiche economiche nelle zone rurali e alla loro vita socioculturale”

Dichiarazione di Nicola Colonna – Ricercatore di ENEA

“La PAC è una politica fondamentale anche nel campo ambientale e può giocare un ruolo importante nella diffusione di tecniche innovative nella lavorazione del terreno: pensiamo ad esempio all’agricoltura conservativa, che contribuisce a ridurre l'impronta carbonica  dell'agricoltura ed allo stesso tempo aiuta a conservare la sostanza organica ed a proteggere il terreno, o all’agricoltura di precisione, un modus operandi che prevede l’utilizzo di moderne strumentazioni ed è mirata all'esecuzione di interventi agronomici tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche dei terreni”.

Dichiarazione di Mario Braga – Presidente del Collegio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati

Conoscere, divulgare, coinvolgere, condividere, compartecipare alla costruzione di Politiche Agricole Comuni non è più uno degli obiettivi di politiche di sviluppo diffuse ma “è” il modello applicativo di politiche sostenibili “condivise”.

Politiche che dovranno sviluppare nuove sensibilità e moderne professionalità che determinino il rinnovamento generazionale delle imprese agricole, dei servizi al comparto agroalimentare e delle professioni intellettuali. Per applicare e accrescere sensibilità e la condivisione diffusa delle politiche agricole comuni occorre partire dalla “Scuola”, dalle scuole di ogni ordine e grado. Greta non è frutto di un fulmine sociale a ciel sereno ma è l’affiorare diffusamente nelle società più evolute di nuove attenzioni e sensibilità alla custodia del creato, della terra.

Ma se la sensibilizzazione, anche conoscitiva, deve coinvolgere tutte le scuole, un ruolo particolare deve essere riconosciuto dalla PAC agli Istituti Tecnici Agrari, agli indirizzi agrari post diploma e agli indirizzi agrari delle università. Un riconoscimento quale “laboratorio” di nuove professionalità e luoghi della sperimentazione e del coinvolgimento innovativo del comparto agricolo, produttivo e libero professionale.

Per questo anche il riconoscimento del ruolo dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati va valorizzato per rendere solida la catena, la filiera agroalimentare italiana. E per rendere sistema il comparto agroalimentare tutti i soggetti vanno messi in rete, rompendo lo schematismo di difesa corporativo settoriale di tutti e di ciascuno. Tutti i soggetti, pertanto vanno messi in rete: Organizzazioni Professionali Agricole e Cooperative agricole, Ordine e Collegio Professionale dei Periti Agrarie Periti Agrari Laureati, gli Istituti Tecnici Agrari, gli ITS, IFTS la Scuola di Alta Formazione, le Università ad indirizzo agrario.

Politiche di sviluppo che partono dall’uomo torna con moltiplicatori “privati” all’uomo.

CAPSIZING per la resilienza climatica, promosso da Kyoto Club è pertanto un progetto che dovrà espandersi e diventare parte integrante dei programmi scolastici italiani e europei.

Dichiarazione di Salvatore Basile, Presidente IN.N.E.R. – International Network of Eco Regions

I cambiamenti climatici riguardano tutti noi, nessuno escluso, e per salvare il Pianeta occorre evidenziare in modo chiaro nelle nostre agende personali ed in quelle dei governi le azioni individuali e collettive, da realizzare giorno dopo giorno, per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda2030.
Questo è quello che fanno ad esempio le comunità dei bio-distretti. Territori in cui agricoltori, consumatori, amministratori pubblici, associazioni, scuole, centri di ricerca e tutti gli altri portatori d’interesse, stringono un patto per la gestione sostenibile delle risorse, secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia. Annualmente viene elaborato e monitorato un piano strategico, con tutti gli obiettivi da raggiungere e le azioni concrete da mettere in campo. La comunità partecipativa ed inclusiva, tipica di un bio-distretto, attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori locali, agisce sul territorio con una governance virtuosa che decide (a partire dal livello dei cittadini) di svoltare verso un sistema alimentare realmente sostenibile e salutare.

Per fare tutto questo è però necessario informare e spingere i cittadini al cambiamento; proprio quello che il Kyoto Club si è proposto di fare con il progetto CAPsizing,  al quale come Rete IN.N.E.R. abbiamo da subito collaborato con grande piacere e soddisfazione, ripromettendoci anche di contribuire alla diffusione ed alla valorizzazione degli importanti risultati raggiunti.  

Dichiarazione di Francesco Ciancaleoni – Area Ambiente e Territorio, Coldiretti

I cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide principali del nostro tempo e l’agricoltura, specie nell’area mediterranea, risulta uno dei settori più vulnerabili. Il settore agro-forestale, inoltre, detiene un ruolo importante nelle strategie di mitigazione climatica in quanto può contribuire, da un lato, contenendo le emissioni dei suoi processi produttivi, e, dall’altro lato, riducendo complessivamente le emissioni sia attraverso la produzione di fonti di energia rinnovabili sostenibili (grazie alla disponibilità di grandi quantità di biomassa di scarto) sia alla cattura e conservazione del carbonio nel suolo e nelle piante. La resilienza climatica, quindi, diviene un fattore vitale per l’agricoltura, sempre più spesso alla prese con i danni climatici provenienti dagli effetti catastrofici e sempre più frequenti degli eventi climatici estremi, oltre che con le alterazioni dei livelli quantitativi e qualitativi delle produzioni agricole, con la diffusione di nuove malattie, con la minore disponibilità di risorsa idrica, con lo spostamento delle vocazionalità d’area e l’alterazione degli stati fenologici di molte colture, tutti fenomeni strettamente legati ai cambiamenti climatici.  L’agricoltura, quindi, sia nell’ambito della PAC che di altri strumenti di programmazione (vedi il recente Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) rivendica una maggiore considerazione del suo ruolo nel campo dell’abbattimento delle emissioni climalteranti (mitigazione) ed un sostegno, anche in termini di misure di adattamento, per contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico. In questo senso, andrebbe assicurato il massimo sostegno a tutte quelle tecniche, come l’agricoltura biologica, che possono massimizzare le performance climatico-ambientali dell’impresa agricola, così come a quegli investimenti mirati ad incidere sui modelli di consumo e sulla diffusione di dinamiche di sviluppo territoriali basate sulla prossimità e sulle nuove sensibilità espresse dai consumatori (filiera corta, Km0, etc.). Il supporto all’agricoltura sostenibile, che coincide con quella multifunzionale e legata al territorio di origine, spesso caratterizzata dall’adesione al metodo biologico, quindi, si traduce di per se in una strategia di contrasto al cambiamento climatica che dovrebbe essere al centro della programmazione sia nazionale che comunitaria. Il ruolo della futura PAC, quindi, nonostante si stia pensando ad una riduzione della quota di bilancio comunitario da destinare, resterà quello di accompagnare l’agricoltura europea nel futuro, indirizzando i modelli di produzione e consumo in termini di sostenibilità ambientale, climatica ed economica. Seppure il dibattito sui contenuti e sugli strumenti sia appena cominciato, si delinea comunque la prosecuzione della strategia di orientamento dell’agricoltura verso l’adattamento al mercato mondiale e alla produzione di «beni pubblici» desiderabili dalla società. Il territorio, con tutte le sue valenze paesaggistiche, ambientali ed economiche è a tutti gli effetti uno di questi “beni pubblici” ed è per questo che riteniamo che debba essere al centro di tutte le politiche di sviluppo. Per questo, nella nuova PAC, uno spazio particolare dovrà certamente essere dedicato ai cambiamenti climatici, all’uso efficiente delle risorse naturali, alla conservazione della biodiversità e alla promozione dei servizi ecosistemici, tenendo bene a mente, tuttavia, che “senza agricoltura non c’è territorio” e che per mantenere vivo il tessuto sociale che garantisce la sopravvivenza dei territori, specie nelle aree più interne e di montagna, resta necessario e prioritario assicurare livelli di reddito adeguati agli agricoltori, con una attenzione particolare ai giovani e alle imprese agricole di piccole dimensioni.

Dichiarazione di Barbara Di Rollo – Responsabile Dipartimento Politiche Risorse Ambientali e Cambiamento Climatico, CIA

“Per il settore agricolo, sul piano politico, la risposta alla crisi climatica si deve concretizzare soprattutto con un’efficace applicazione delle misure della PAC. La riduzione delle emissioni, il potenziamento della capacità di assorbimento del carbonio e le misure di adattamento al cambiamento climatico devono costituire un asse fondamentale del prossimo Piano Strategico Nazionale, previsto dalla nuova regolamentazione PAC, ora in discussione e che andrà in vigore nel periodo 2021-2017.”

In allegato (pdf) il comunicato stampa. 

 

comunicato stampa (pdf)