Kyoto Club ti aspetta in fiera al convegno che offrirà un approfondimento sul tema della qualità dell’aria nelle nostre città, presentando il Rapporto MobilitAria 2026realizzato con il CNR-DSSTTA che racconta lo sforzo in atto da parte delle città per ridurre traffico, inquinamento e congestione, per promuovere la mobilità sostenibile con il potenziamento del trasporto pubblico, la crescita della mobilità attiva, la riduzione di mortalità ed incidentalità, le innovazioni tecnologiche e di servizio, la multimodalità, l’elettrificazione dei veicoli e servizi.
Ti aspettiamo al convegno (vedi programma qui sotto) e in fiera.
Kyoto Club sarà presente allo stand D3/209-D.
Roma, 14 settembre 2026 – Il futuro Circular Economy Act europeo può rappresentare un passaggio decisivo per accelerare la transizione verso un’economia più circolare, rafforzare il mercato delle materie prime seconde e sostenere la competitività del sistema produttivo italiano ed europeo.
È quanto emerso oggi, nella Sala Fregosi di Palazzo Valentini, a Roma, durante il convegno “Verso il ‘Circular Economy Act’: quali prospettive per l’Europa e l’Italia”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e produttivo ed esperti del settore per discutere opportunità, criticità e prospettive della futura legge quadro europea sull’economia circolare.
Al centro del confronto, il ruolo che il nuovo quadro normativo europeo potrà avere nel favorire un utilizzo più efficiente delle risorse, sviluppare il mercato delle materie prime seconde, ridurre la dipendenza europea dalle importazioni e accompagnare le imprese verso modelli produttivi sempre più circolari.
“L’adozione nei prossimi mesi del Circular Economy Act da parte dell’Unione Europea può rappresentare un vero cambio di paradigma. Da politica ambientale, il modello economico circolare può diventare la base per lo sviluppo di una politica industriale europea, capace di coniugare l’attenzione alla sostenibilità con le esigenze legate alla competitività del sistema d’impresa e con l’innovazione. Il nostro Paese gode di un vantaggio competitivo in questo settore, con un tasso di riutilizzo della materia quasi doppio rispetto alla media europea, ma serve accelerare verso una maggiore efficienza nell’uso delle risorse. In questo percorso di transizione ecologica le città, che sono i luoghi dove nel 2050 vivrà il 70% della popolazione mondiale, assumono un ruolo fondamentale. Roma, in particolare, è impegnata in progetti di rilevanza strategica nei settori della mobilità sostenibile, della gestione industriale dei rifiuti e, come una delle maggiori stazioni appaltanti del Paese, a orientare attraverso i CAM gli acquisti pubblici verso prodotti a ridotto impatto ambientale” ha dichiarato Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale.
“Il Circular Economy Act è una grande opportunità per una Europa più prospera e resiliente. La filiera italiana dell’economia circolare vale 433,3 miliardi € di produzione, cresce del 2,7% annuo, e sostiene 2 milioni di occupati, confermandosi una delle componenti più dinamiche e strategiche dell’industria nazionale. Con il Circular Economy Act, puntiamo a creare 120.000 nuovi posti di lavoro, a ottenere 80 miliardi € di fatturato in più entro il 2030, con 10–15 miliardi €/anno di risparmio potenziali tra imprese e consumatori. Il tutto diminuendo la nostra pericolosa dipendenza delle materie prime, e creando nuove opportunità: un mercato efficiente delle materie seconde. Infine, proteggendo le aziende che investono in innovazione e sostenibilità, garantiremo ai cittadini prodotti sicuri, tracciabili e conformi ai più alti livelli di tutela. Perché l’economia circolare è motore di sviluppo economico e promozione degli interessi di consumatori e famiglie”, ha dichiarato Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club.
Nel corso dell’incontro è stata sottolineata la necessità di costruire un quadro europeo capace di coniugare gli obiettivi ambientali con le esigenze del sistema produttivo, creando condizioni favorevoli agli investimenti e superando gli ostacoli che ancora limitano lo sviluppo di un vero mercato europeo dei materiali circolari.
Il confronto ha inoltre evidenziato il ruolo che l’Italia può svolgere nel percorso verso il Circular Economy Act, valorizzando le esperienze già sviluppate nel riciclo, nel recupero di materia e nell’innovazione dei processi produttivi. L’appuntamento romano ha rappresentato così un momento di confronto in vista della presentazione della proposta europea, chiamata a definire uno dei tasselli
L’estate 2026 è stata la più calda registrata in Italia dal 1950. A certificarlo sono le analisi dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IBE), diffuse il 7 settembre e realizzate a partire dai dati ERA5-Land del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF).
La temperatura media registrata sull’intero territorio nazionale durante l’estate è stata di 24,3°C a due metri dal suolo. Particolarmente significativo il dato di agosto, quando la temperatura media italiana ha raggiunto 25,6°C, superando i precedenti record di 24,6°C del 2024 e di 24°C del 2017.
L’anomalia termica di agosto è stata pari a +5,2°C rispetto alla media 1951-1980 e a +3,5°C rispetto alla climatologia 1991-2020.
Secondo Lorenzo Arcidiaco, ricercatore del CNR-IBE, i dati fanno inoltre presagire che il 2026 possa concludersi come l’anno più caldo in Italia dal 1950. Per la prima volta nella serie storica, luglio e agosto sono risultati consecutivamente i più caldi mai registrati nei rispettivi mesi.
Il caldo eccezionale non ha riguardato soltanto l’estate. Già la primavera 2026 aveva raggiunto una temperatura media record di 12,1°C, eguagliando il valore del 2024. Nel periodo gennaio-agosto, circa il 70% del territorio nazionale ha registrato anomalie superiori a 1°C e circa il 40% anomalie superiori a 2°C.
Particolarmente esposte risultano le pianure del Nord-Ovest e le aree appenniniche. Secondo il CNR-IBE, la combinazione tra temperature elevate e siccità in alcune zone sta colpendo soprattutto le superfici coltivate e il settore primario.
Le elaborazioni relative a Roma, Firenze e Torino confermano inoltre che tutte e tre le città sono state interessate più volte, tra giugno e agosto, da ondate di calore prolungate.
Nei primi sei mesi del 2026, la domanda di energia elettrica in Italia è aumentata del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo i dati diffusi da ANIE, le fonti rinnovabili hanno prodotto circa 67 TWh, coprendo il 42,8% dei consumi elettrici nazionali e circa la metà dell’elettricità generata nel Paese.
Il dato più significativo riguarda fotovoltaico ed eolico, che insieme hanno prodotto 39,3 TWh: il valore più alto mai registrato in Italia in un primo semestre. Le due fonti hanno così soddisfatto il 25,1% della domanda elettrica nazionale, rappresentando quasi il 59% dell’intera produzione da fonti rinnovabili.
A trainare la crescita è stato soprattutto il fotovoltaico, diventato la principale fonte rinnovabile del Paese. Con una produzione record di 26,3 TWh, il solare è cresciuto del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2025 e ha coperto da solo il 16,8% della domanda elettrica.
Positivo anche l’andamento dell’eolico: la produzione è aumentata del 16,4%, arrivando a soddisfare l’8,3% dei consumi.
A frenare il contributo complessivo delle rinnovabili è stato invece l’idroelettrico. Nei primi sei mesi del 2026 ha prodotto 4,5 TWh in meno rispetto al 2025 e 9,4 TWh in meno rispetto al 2024. Rispetto a due anni fa, la contrazione supera quindi il 34%. In leggero calo anche bioenergie e geotermia.
La produzione termoelettrica è rimasta sostanzialmente stabile, mentre quella delle centrali a carbone ha continuato a diminuire, fermandosi a circa 1 TWh. Sono aumentate leggermente anche le importazioni di elettricità dall’estero.
Nel solo mese di giugno, le rinnovabili hanno coperto il 47% del fabbisogno elettrico nazionale. Il fotovoltaico è stato l’unica fonte rinnovabile a registrare una crescita rispetto a giugno 2025, mentre l’idroelettrico ha subito una forte contrazione.
Nel complesso, i dati mostrano la rapida crescita di solare ed eolico nel mix elettrico italiano, ma evidenziano anche quanto il contributo complessivo delle rinnovabili continui a essere influenzato dalla variabilità della produzione idroelettrica.
Nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono diminuiti di circa il 2% sia i consumi di energia sia le emissioni di CO₂, ma il percorso verso gli obiettivi energetici e climatici al 2030 resta in salita.
È quanto emerge dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’ENEA, che fotografa l’andamento del sistema energetico nazionale nella prima metà dell’anno.
Tra gennaio e giugno si registra in particolare una riduzione di quasi il 4% dei consumi di petrolio, anche se il calo risulta più contenuto nel settore dei trasporti. Sul fronte elettrico, invece, la domanda è aumentata del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
È cresciuto anche l’utilizzo del gas naturale per la produzione di elettricità, con un aumento del 4,4%, mentre la forte crescita di fotovoltaico ed eolico è stata in parte compensata dalla riduzione della produzione idroelettrica.
Nonostante la diminuzione complessiva dei consumi e delle emissioni, l’analisi ENEA segnala un peggioramento del percorso italiano verso gli obiettivi della transizione energetica.
L’indice ISPRED, elaborato dall’ENEA per misurare sicurezza energetica, prezzi dell’energia e decarbonizzazione, ha infatti registrato un peggioramento del 25%.
Il dato evidenzia come la riduzione congiunturale dei consumi e delle emissioni non sia sufficiente, da sola, a garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici fissati per il 2030. Resta quindi necessario accelerare sul fronte dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e della riduzione strutturale dell’utilizzo dei combustibili fossili.
Favorire una maggiore partecipazione dei cittadini e delle comunità locali allo sviluppo delle energie rinnovabili, riducendo i conflitti e facilitando la realizzazione dei nuovi impianti. È questo uno degli obiettivi delle nuove iniziative presentate dalla Commissione europea nell’ambito del quadro europeo per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili.
Tra gli strumenti messi a disposizione figura un nuovo toolkit sulla partecipazione pubblica e l’accettazione sociale dei progetti rinnovabili, pensato per supportare autorità nazionali e locali, sviluppatori e altri soggetti coinvolti nella pianificazione energetica.
Il coinvolgimento delle comunità viene considerato un elemento importante per velocizzare la transizione energetica. Informazione, consultazione e partecipazione dei cittadini nelle diverse fasi dei progetti possono infatti contribuire a rafforzarne l’accettabilità e a prevenire o ridurre i conflitti sul territorio.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio lavoro dell’Unione europea per semplificare e accelerare le procedure autorizzative e raggiungere gli obiettivi sulle energie rinnovabili previsti per il 2030.
La Commissione ha inoltre messo a disposizione nuovi approfondimenti e strumenti dedicati alla localizzazione degli impianti rinnovabili, alle Renewable Acceleration Areas e allo sviluppo dei Power Purchase Agreements (PPA), i contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia rinnovabile.
L’obiettivo è creare condizioni più favorevoli agli investimenti e, allo stesso tempo, garantire che la crescita delle rinnovabili avvenga attraverso una pianificazione capace di tenere conto delle caratteristiche dei territori e del coinvolgimento delle comunità interessate.
La Commissione europea ha pubblicato un approfondimento dedicato al caldo estremo, uno dei rischi climatici più gravi per l’Europa. Secondo l’articolo, il continente si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altra regione del mondo e solo nella prima metà del 2026 ha già affrontato due importanti ondate di calore, con temperature fino a 41°C che hanno interessato circa 100 milioni di persone.
L’articolo evidenzia cinque aspetti fondamentali:
le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più intense e più durature a causa dei cambiamenti climatici;
il caldo estremo rappresenta il fenomeno meteorologico più letale in Europa, causando più vittime di alluvioni, tempeste e incendi messi insieme;
la comunità scientifica concorda sul fatto che il riscaldamento globale è causato principalmente dalle attività umane, ma ridurre le emissioni e rafforzare l’adattamento può limitarne gli impatti;
il condizionamento dell’aria può proteggere la salute durante gli episodi più critici, ma da solo non è sufficiente e deve essere accompagnato da edifici più efficienti e da una migliore pianificazione urbana;
alberi, parchi, tetti verdi e altre soluzioni basate sulla natura rappresentano tra gli strumenti più efficaci ed economici per raffrescare le città, migliorare la qualità dell’aria e aumentare la resilienza climatica.
La Commissione sottolinea che, pur essendo indispensabile adattarsi a un clima sempre più caldo, la misura più efficace per limitare i rischi futuri resta la riduzione delle emissioni di gas serra.
Lo scorso 2 luglio, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, è stata presentata la prima Strategia integrata di Roma Capitale per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici, con particolare attenzione al contrasto del caldo estremo e delle isole di calore urbane. All’evento ha partecipato anche Roberto Calabresi, coordinatore del Gruppo di lavoro Agricoltura e Foreste di Kyoto Club, che ha seguito i lavori dedicati alle politiche di adattamento climatico della Capitale.
L’incontro è stato aperto dal Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, collegato da Bruxelles, che ha illustrato le principali linee d’intervento previste dal Piano. L’obiettivo è coniugare misure immediate per la protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione con interventi strutturali di lungo periodo, finalizzati a trasformare la città secondo i principi dell’adattamento climatico.
Nel suo intervento il Sindaco ha ricordato come Roma sia la prima città italiana ad adottare un Piano Caldo organico, affiancandosi a grandi città europee come Barcellona, Londra e Parigi, tutte appartenenti alla rete C40.
La Strategia prevede un insieme articolato di interventi che spaziano dalla realizzazione di tensostrutture climatizzate nelle vicinanze delle principali stazioni ferroviarie all’impiego di sistemi di nebulizzazione nelle aree maggiormente esposte alle alte temperature. Grande attenzione è riservata anche all’aumento del verde urbano, con l’obiettivo di piantare un milione di alberi attraverso la realizzazione di 65 nuovi boschi, alla depavimentazione di superfici impermeabili per favorire il raffrescamento naturale della città e al potenziamento della rete dei punti di distribuzione dell’acqua, compresi i “nasoni”, individuabili tramite l’app Acquea di ACEA. Il Piano comprende inoltre l’installazione di sistemi di raffrescamento in 150 scuole comunali, la realizzazione di nuove pensiline per le fermate degli autobus, il lavaggio delle strade durante i periodi più caldi, la creazione di una rete di rifugi climatici diffusi sul territorio e l’attivazione di presìdi di quartiere durante le emergenze climatiche.
Successivamente è intervenuta Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, che ha illustrato il Piano del Verde e della Natura, sviluppato con il supporto scientifico del professor Riccardo Blasi e del CREA e sostenuto anche attraverso le risorse del PNRR destinate alla forestazione urbana. Tra le principali iniziative illustrate figurano il finanziamento comunale per la produzione di 100.000 piantine nel vivaio di Casalotti, il censimento delle alberature cittadine mediante una piattaforma digitale dedicata al monitoraggio del patrimonio arboreo, l’acquisizione e la bonifica di due ettari destinati all’ampliamento del Parco di Centocelle, il recupero di 86 pozzi dismessi da destinare al raffrescamento urbano in collaborazione con ARPA Lazio e gli interventi previsti sul bacino del Tevere e dell’Aniene nell’ambito del programma “100 Parchi”.
Barbara Funari, Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute, ha invece illustrato le iniziative dedicate alla tutela delle persone più fragili durante le ondate di calore. Tra queste figurano l’accesso gratuito alle piscine comunali, i collegamenti con il litorale per gli anziani, il “Pranzo diffuso” di Ferragosto rivolto alle persone sole, la distribuzione di dispositivi per il telemonitoraggio degli anziani che vivono soli e il potenziamento dei servizi di consegna a domicilio.
Nel corso della mattinata sono intervenuti anche Maurizio Veloccia, Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Giuseppe Napolitano, Direttore del Dipartimento della Protezione Civile di Roma Capitale, e Paola Marcogliano del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), che ha presentato il sistema di monitoraggio climatico sviluppato a supporto dell’amministrazione capitolina.
La Strategia sarà aggiornata ogni cinque anni per adeguarsi all’evoluzione del contesto climatico e rappresenta uno degli strumenti con cui Roma Capitale intende rafforzare la propria capacità di adattamento agli effetti del cambiamento climatico, con particolare attenzione alla tutela della salute dei cittadini e alla resilienza dei quartieri.
Nel primo trimestre del 2026, il 45,5% dell’elettricità prodotta nell’Unione europea è stato generato da fonti rinnovabili, in aumento rispetto al 42,7% registrato nello stesso periodo del 2025.
L’energia eolica si conferma la principale fonte rinnovabile, rappresentando il 44,9% di tutta l’elettricità prodotta da fonti pulite nell’UE, in crescita rispetto al 42,3% dell’anno precedente. Seguono l’idroelettrico (28,0%), il fotovoltaico (17,3%), i combustibili rinnovabili (9,4%) e le fonti geotermiche e altre tecnologie (0,4%).
Tra gli Stati membri, la quota più elevata di elettricità da fonti rinnovabili è stata registrata in Danimarca (90,0%), grazie soprattutto all’eolico, seguita da Portogallo (82,9%), trainato principalmente dall’idroelettrico, e Lituania (75,7%), anch’essa sostenuta dall’energia eolica.
Le quote più basse sono state invece rilevate in Repubblica Ceca (12,7%), Malta (13,0%) e Slovacchia (17,2%).
I dati confermano il crescente ruolo delle fonti rinnovabili nel mix elettrico europeo e il contributo sempre più rilevante di eolico e fotovoltaico nel percorso di decarbonizzazione del sistema energetico dell’Unione.
Si è conclusa il 18 giugno a Bonn, in Germania, la sessione intermedia dei negoziati delle Nazioni Unite sul clima (SB64), che ha riunito per dieci giorni i rappresentanti di quasi 200 Paesi con l’obiettivo di far avanzare l’attuazione dell’Accordo di Parigi e preparare il terreno alla COP31, in programma in Türkiye entro la fine dell’anno.
Nel corso della conferenza sono stati compiuti progressi su diversi dossier tecnici e di attuazione, tra cui la transizione giusta, le tecnologie climatiche, la trasparenza e il rafforzamento dell’efficacia del processo negoziale delle Nazioni Unite.
Le Parti hanno concordato di proseguire il sostegno alle transizioni climatiche dei Paesi, mantenendo l’azione climatica allineata agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. È stato inoltre confermato che il Climate Technology Centre continuerà a essere ospitato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).
Ampio spazio è stato dedicato anche alla trasparenza, con lo scambio di esperienze sulla rendicontazione dei progressi compiuti nell’attuazione degli impegni climatici, oltre a confronti su finanza climatica, mobilitazione degli investimenti privati e sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici.
Uno dei temi centrali della conferenza è stato quello dell’attuazione concreta degli impegni. I partecipanti hanno discusso di come accelerare il raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali e tradurre in azioni i risultati del primo Global Stocktake. Tra le nuove iniziative presentate figurano strumenti per rafforzare l’attuazione dei piani climatici nazionali, la cooperazione su mitigazione e adattamento e lo sviluppo di roadmap operative per la transizione verso un’economia climaticamente neutra.
La Presidenza turca della COP31 ha illustrato le proprie priorità, ponendo al centro l’attuazione e le soluzioni pratiche. Tra le iniziative annunciate figura il nuovo obiettivo di elettrificazione “35×35”, che l’Unione europea valuterà e seguirà con attenzione.
Nei prossimi mesi proseguiranno gli incontri tecnici e le consultazioni politiche in preparazione della COP31, un passaggio considerato fondamentale per consolidare la fiducia tra le Parti, ridurre le divergenze e mantenere alta l’ambizione dell’azione climatica globale.