Il rapporto Istat sulla mobilità nei 14 capoluoghi metropolitani evidenzia progressi ancora insufficienti e forti disuguaglianze territoriali. Bologna emerge come modello di integrazione tra trasporto pubblico e mobilità attiva, mentre Napoli e Catania presentano le maggiori criticità.
La transizione verso una mobilità urbana più sostenibile procede in Italia, ma con velocità molto diverse tra le città. È il quadro che emerge dal rapporto Mobilità sostenibile in Italia, pubblicato dall’Istat nel 2025, che analizza l’evoluzione dei principali indicatori nei 14 comuni capoluogo delle Città metropolitane tra il 2016 e il 2022.
La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto MOSER, prende in considerazione cinque dimensioni: motorizzazione privata, trasporto pubblico, mobilità attiva e condivisa, ambiente e territorio, sicurezza stradale. Un’impostazione che riconosce come la sostenibilità degli spostamenti dipenda da un insieme di fattori, non dalla sola sostituzione dei veicoli più inquinanti.
Il divario tra città resta profondo
Nel 2022 Venezia guida la graduatoria dell’Indice Composito di Mobilità Sostenibile, seguita da Cagliari e Bologna. Quarta Milano, davanti a Firenze, Roma e Torino. Napoli e Catania occupano le ultime due posizioni.
L’Istat evidenzia tuttavia che il primato di Venezia risente delle particolari caratteristiche morfologiche e territoriali della città lagunare. È soprattutto Bologna a emergere come riferimento per l’integrazione tra trasporto pubblico, mobilità attiva e organizzazione dello spazio stradale, anche attraverso l’esperienza della Città 30.
L’automobile continua a dominare la mobilità urbana
Nel 2022 il tasso nazionale di motorizzazione raggiunge 637 autovetture ogni mille abitanti. Le differenze sono particolarmente marcate: dalle 514 auto per mille abitanti di Milano si arriva alle 801 di Catania.
Anche il rinnovo del parco circolante procede in modo diseguale. Le auto Euro 4 o inferiori costituiscono ancora il 70,1% del parco automobilistico di Napoli e il 69,2% di quello di Catania, contro il 37,1% di Bologna.
Questi dati confermano che la transizione non può essere affrontata soltanto incentivando l’acquisto di automobili meno inquinanti. Occorre anche ridurre la necessità di ricorrere quotidianamente all’auto, attraverso servizi pubblici competitivi e infrastrutture adeguate per gli spostamenti a piedi e in bicicletta.
Trasporto pubblico, il nodo delle disuguaglianze
Il confronto tra le città mette in evidenza il forte squilibrio nell’offerta di trasporto pubblico. Nel 2022 Milano dispone di 16.541 posti-km per abitante, Venezia di 10.642 e Roma di 7.657. Palermo si ferma a 1.557 e Napoli a 1.791.
Anche la domanda di trasporto pubblico presenta differenze rilevanti. A Milano si registrano 362,4 passeggeri annui per abitante, contro appena 45,1 a Bari e 30,7 a Catania.
La disponibilità di servizi costituisce una condizione essenziale per offrire ai cittadini alternative concrete alla mobilità automobilistica. Dove il trasporto pubblico è carente, infatti, la dipendenza dall’auto tende a consolidarsi, accentuando le disuguaglianze sociali e territoriali.
Mobilità ciclabile: progressi, ma reti ancora molto diseguali
Tra il 2016 e il 2022 la densità delle piste ciclabili italiane cresce del 27,4%. Torino, Milano e Bologna registrano i valori più elevati tra i capoluoghi metropolitani, mentre diverse città meridionali presentano ancora infrastrutture molto limitate.
Il divario è evidente anche nella mobilità condivisa: Milano dispone di 132,4 biciclette in sharing ogni 10 mila abitanti, Firenze di 135,4 e Bologna di 64,3. A Palermo il valore è di 7,6 e a Catania di 7,5.
L’estensione delle infrastrutture ciclabili deve accompagnarsi alla loro continuità, sicurezza e integrazione con il trasporto pubblico, così da trasformare la bicicletta in un’alternativa effettiva per gli spostamenti quotidiani.
Ambiente e sicurezza stradale devono essere parte della pianificazione
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto è l’inclusione della qualità dell’aria, del consumo di suolo, della disponibilità di verde urbano e dell’incidentalità stradale nella valutazione complessiva della mobilità.
La sicurezza costituisce una componente essenziale della transizione: nel 2022 il costo sociale degli incidenti stradali in Italia raggiunge quasi 18 miliardi di euro.
Ripensare la mobilità significa quindi intervenire sulla distribuzione degli spazi stradali, sulla riduzione delle velocità, sulla protezione degli utenti più vulnerabili e sull’accessibilità dei servizi, con benefici potenziali per la salute, la qualità urbana e il clima.
Dalla misurazione alle politiche pubbliche
Il rapporto Istat costituisce uno strumento importante per valutare i punti di forza e le criticità dei sistemi urbani di mobilità, ma mette anche in luce la necessità di disporre di dati più tempestivi e completi sugli spostamenti quotidiani.
Le differenze territoriali emerse indicano l’esigenza di politiche nazionali capaci di sostenere gli investimenti nelle città con maggiori carenze infrastrutturali, affiancate da interventi locali per rendere il trasporto pubblico più attrattivo, ampliare le reti ciclabili e pedonali e ridurre i rischi della circolazione stradale.
La sfida è passare da una mobilità meno inquinante a una mobilità che richieda meno automobili, garantendo a tutte le persone alternative accessibili, sicure ed efficienti.
I dati dello studio si fermano al 2022. Sarà quindi importante confrontarli con le rilevazioni successive per comprendere gli effetti degli investimenti del PNRR e delle politiche urbane più recenti.
Fonte: Istat, Mobilità sostenibile in Italia – Mobilità sostenibile e resiliente nei 14 comuni capoluogo delle Città metropolitane, 2025, progetto MOSER.