Rapporto MobilitAria 2025

Rapporto MobilitAria 2025: Trasporto Pubblico Locale, automotive, parità di genere, qualità dell’aria e salute
Città ferme, mobilità sostenibile ancora lontana. Il Rapporto è stato presentato oggi in diretta streaming su YouTube sul canale di Kyoto Club.

Anche quest’anno il Rapporto “MobilitAria 2025”, realizzato da Kyoto Club e dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IIA), analizza i dati della mobilità e della qualità dell’aria al 2024 nelle 14 città metropolitane italiane.

Il Rapporto affronta questi temi in modo dettagliato grazie a: un’analisi e alle proposte di Kyoto Club e CNR-IIA per la mobilità sostenibile e la verso città a zero emissioni, un focus delle misure nazionali per finanziare interventi a favore della mobilità sostenibile, uno sguardo sul recepimento della Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria.

Novità di MobilitAria 2025 è l’analisi del gender gap nel settore della mobilità: un focus interessante su mobilità e genere, a confronto con le esperienze europee di Vienna e Barcellona che mostrano la strada, integrando da anni ormai la prospettiva di genere nelle politiche urbane.

Lo studio fotografa un’Italia urbana in stallo sul fronte della mobilità sostenibile e, in alcuni casi, in regressione. Dopo anni di progressi moderati, la qualità dell’aria continua ad avere diverse criticità, soprattutto in vista dell’entrata in vigore della nuova direttiva e le emissioni di CO2 legate al settore dei trasporti sono fra le poche che continuano ad aumentare secondo i dati Ispra.  ll settore è l’unico nel 2024 a contribuire più alla crisi climatica di quanto non facesse nel 1990, nonostante i proclami sulla transizione ecologica.

Rapporto MobilitAria 2025 (PDF)

Comunicato stampa (PDF)

Programma (PDF) del convegno di presentazione di MobilitAria 2025.

Video (YouTube) del convegno

Presentazione “Qualità dell’aria nelle grandi città” (PDF)
Laura Tomassetti, CNR-IIA

Presentazione “Obiettivi e gap per la mobilità sostenibile nelle aree urbane” (PDF)
Marco Talluri, Kyoto Club

Rassegna stampa:

MobilitAria, città ferme, mobilità sostenibile resta lontana
Ansa

Rapporto MobilitAria 2025: trasporto pubblico locale, automotive, parità di genere, qualità dell’aria e salute
CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche

Presentato il Rapporto MobilitAria 2025, il video dell’evento
Clean Cities Campaign

MobilitAria 2025 boccia ancora l’Italia: città ferme e mobilità sostenibile lontana
Eco dalle città

La mobilità sostenibile innesta la marcia indietro: l’Italia è tornata al pre-pandemia
Greenreport.it

Rapporto MobilitAria, nelle città italiane ancora troppo smog. Servono misure urgenti
Roma Mobilità

Mobilitaria 2025: “Città ferme, mobilità sostenibile ancora lontana”
Regioni&Ambiente

MobilitAria 2025, mobilità sostenibile in stallo. In Italia oltre 48 mila decessi prematuri per PM2.5
Help Consumatori

Rapporto Mobilitaria 2025
QualEnergia.it

Presentato il rapporto Mobilitaria 2025
Ambiente e non solo…

La mobilità sostenibile innesta la marcia indietro: l’Italia è tornata al pre-pandemia
INU – Istituto Nazionale di Urbanistica

MobilitAria, mobilità sostenibile in stallo: In Italia 48mila decessi per inquinamento
Ambiente in salute

Rapporto MobilitAria 2025: analisi e strategie per città a zero emissioni
Eco in città

Presentato il dossier Mobilitaria sulle grandi città italiane: a Napoli ombre e qualche luce
L’ora Vesuviana

Mobilità sostenibile a napoli: il quadro aggiornato tra sfide e segnali di cambiamento nel 2024
Gaeta.it

MobilitAria, città ferme, mobilità sostenibile resta lontana
Tiscali Ambiente

MobilitAria e gli obiettivi della transizione: Catania resta ancora indietro
La Sicilia

Rapporto MobilitAria 2025: città ferme, mobilità sostenibile ancora lontana
Ferpress

MobilitAria, mobilità sostenibile in stallo: In Italia 48mila decessi per inquinamento
Ambiente in salute

Rapporto MobilitAria 2025: città ferme, mobilità sostenibile ancora lontana
Aise.it (Agenzia Internazionale Stampa Estera)

How well are Italian cities prepared for sustainable mobility?
Solar Solutions

Inquinamento atmosferico nelle città italiane: è sempre emergenza

Sono considerate le medie giornaliere relative alle polveri sottili ed al biossido di azoto, inquinanti per i quali le Linee Guida OMS del 2021 e la nuova Direttiva Europea n. 2024/2881 individuano limiti più restrittivi da non superare.

Questa attività potrà essere utile per sensibilizzare la popolazione e gli amministratori pubblici sui danni alla salute da inquinamento atmosferico. ISDE e le altre associazioni presenti sul territorio, in base all’andamento dei dati, agiranno nei confronti delle amministrazioni competenti affinché mettano a punto azioni idonee per la riduzione dell’inquinamento. 

I dati relativi al primo trimestre 2025 mostrano molte situazioni assai preoccupanti:
 – per le polveri sottili le criticità sono sostanzialmente concentrate nella Pianura Padana;
 – per quanto riguarda il biossido di azoto valori elevati sono stati rilevati anche in molte città del Sud, dove evidentemente pesano i problemi relativi alla mobilità. Un contributo significativo, nelle città portuali (come indicato dal grafico ricavato dai dati degli inventari regioni sulle emissioni in atmosfera) è dato anche dal trasporto navale.

L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia, in quanto responsabile dell’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno nel mondo oltre 7 milioni di persone muoiono prematuramente a causa dell’aria inquinata mentre l’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che solo nel nostro Paese l’esposizione agli inquinanti atmosferici provochi decine di migliaia di decessi prematuri all’anno.

A fine 2024 è stata pubblicata la Direttiva europea sulla Qualità dell’Aria n.2024/2881, che stabilisce i nuovi limiti in vigore dal 1 gennaio 2030. Tali limiti si avvicinano a quelli raccomandati dall’OMS per tutelare la salute umana per i principali inquinanti. Gli Stati membri hanno due anni di tempo per recepire la Direttiva, ma è indispensabile agire da subito per garantire la riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico e salvaguardare la salute delle persone. I cittadini di oggi devono avere lo stesso diritto dei cittadini del 2030 a respirare un’aria che non li faccia ammalare.

“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare.” 
(Laudato sì, Enciclica di Papa Francesco, 2015)

Francesco Ferrante (Vicepresidente Kyoto Club) “Procedere rapidamente sulla strada della decarbonizzazione, ricorrere a efficienza energetica e fonti rinnovabili, e togliere veicoli inquinanti dalle nostre strade trasformando il modo in cui ci muoviamo è urgente e necessario se vogliamo risolvere l’emergenza sanitaria dell’inquinamento atmosferico e fermare la crisi climatica. Occorre investire decisamente in mobilità sostenibile (trasporto pubblico locale e mobilità attiva), non come fa il Governo in senso esattamente contrario, dirottando, con la legge di bilancio 2025 tutte le risorse per la mobilità diverse da quelle del PNRR, a favore del Ponte di Messina.”
 
Roberto Romizi, Presidente ISDE Italia e Paolo Bortolotti, responsabile progetto inquinamento dell’aria di ISDE: “L’inquinamento atmosferico rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria. Gli effetti sulla salute sono documentati da un’enorme mole di evidenze scientifiche: aumentano le malattie respiratorie, cardiovascolari, neurodegenerative, i disturbi dello sviluppo nei bambini e i problemi riproduttivi negli adulti. Di fronte a questi dati, non possiamo più permetterci esitazioni.
È necessario ridurre subito le emissioni inquinanti attraverso politiche più ambiziose e coerenti con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Chiediamo alle istituzioni italiane (dal livello locale a quello nazionale) ed europee di agire con urgenza, recependo immediatamente i nuovi limiti sulla qualità dell’aria, investendo in mobilità sostenibile e transizione energetica. Proteggere la salute delle persone e migliorare la qualità della vita nelle nostre città non è solo un obiettivo, ma un dovere civile e scientifico
.”

Fabrizio Bianchi (epidemiologo ambientale CNR Pisa) “Nel valutare gli impatti attesi, cioè i morti prematuri e i malati attribuibili a inquinamento, non bisogna sottovalutare il fatto che a causa dell’esposizione che si cumula nel tempo la salute dei cittadini e delle comunità diventa sempre più fragile.”

Giovanni Viegi (medico pneumologo ed epidemiologo CNR, aderente a SIP, SIAAIC, AIE ed ISDE, Past President della Società Europea di Pneumologia): “La recente seconda Conferenza Mondiale su Inquinamento Atmosferico e Salute, organizzata dall’OMS a Cartagena (Colombia), 25-27 marzo 2025, cui hanno partecipato istituzioni governative e non governative, università, centri di ricerca, associazioni di pazienti di oltre 70 Paesi, oltre a fare il punto sul carico di malattia, riguardante ormai tutti gli organi ed apparati, causato da inquinamento atmosferico e cambiamento climatico, ha lanciato un appello ad agire per ridurre del 50% gli effetti avversi sulla salute entro il 2040. Per fare ciò, è necessario un impegno multisettoriale verso la prevenzione, che coinvolga la pianificazione urbana (con incremento di aree verdi), il sistema dei trasporti (privilegiando i trasporti pubblici su rotaia, le biciclette, il camminare), il sistema di produzione di energia (passando dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili) etc.”


PER CHI VUOLE APPROFONDIRE
Gli inquinanti esaminati dal monitoraggio e i dati del primo trimestre 2025
Position Paper sull’Inquinamento atmosferico di ISDE Italia e L’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile
Le caratteristiche del monitoraggio effettuato
I dati riepilogativi progressivi per singolo inquinante
I dati del monitoraggio del mese di gennaio 2025
I dati del monitoraggio del mese di febbraio 2025
I dati del monitoraggio del mese di marzo 2025

Mobilità Sostenibile al Lavoro

Il 13 e 14 marzo 2025, il Teatro Q77 di Torino ospiterà l’evento “Mobilità Sostenibile al Lavoro”, organizzato da Alleanza CLIMA LAVORO. Due giorni di confronto e approfondimento su come rendere la mobilità quotidiana nel contesto lavorativo più ecologica e sostenibile. L’incontro si rivolge a tutti coloro che sono interessati a esplorare le migliori pratiche per ridurre l’impatto ambientale delle attività lavorative, migliorando al contempo la qualità della vita urbana.

Alleanza CLIMA LAVORO è una rete di organizzazioni, attori sociali e ambientali che operano per promuovere una transizione ecologica equa, in grado di coniugare la sostenibilità ambientale con il benessere sociale e la giustizia del lavoro. L’Alleanza si impegna nella diffusione di soluzioni concrete per ridurre le emissioni di carbonio e promuovere politiche che favoriscano l’adozione di pratiche lavorative più sostenibili, garantendo al contempo la qualità del lavoro e il miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

Programma (PDF)

No al taglio del fondo automotive in Legge di Bilancio

Con il Disegno di Legge di Bilancio 2025 il Governo taglia in un colpo solo l’80% del Fondo automotive, 4,6 miliardi di euro in meno nei prossimi 6 anni.

Un taglio di 4,6 miliardi di euro previsto dal Disegno di Legge di Bilancio 2025: la scure del Governo si abbatte sul cosiddetto “Fondo Automotive”, ovvero il “Fondo per la transizione verde, la ricerca, gli investimenti del settore e per il riconoscimento di incentivi all’acquisto di veicoli non inquinanti” istituito dal Governo Draghi con il Dl. 17/2022, con una dotazione complessiva di 8,7 miliardi fino al 2030.

I numeri della manovra finanziaria sono impietosi: dal 2025 e fino al 2030 andranno al Fondo Automotive solo 200 milioni di euro l’anno, per un totale di 1,2 miliardi, a fronte dei 5,8 miliardi previsti per i prossimi sei anni. Una riduzione complessiva pari all’80%: in pratica una cancellazione del Fondo. Viene così sostanzialmente azzerato il piano di incentivi per l’acquisto di auto, che con l’Ecobonus è valso quasi 2 miliardi di euro tra 2023 e 2024. Lo stesso vale per i contratti di sviluppo e gli accordi di innovazione, che hanno destinato 800 milioni di euro negli ultimi due anni per finanziare progetti di investimento produttivo e di ricerca e sviluppo per le imprese della filiera automotive centrati su tecnologie, componenti elettroniche e software avanzate, sistemi di guida assistita e di ricarica per veicoli elettrici.

Le 11 organizzazioni che aderiscono all’Alleanza Clima Lavoro – Campagna Sbilanciamoci!, FIOM-CGIL, Transport&Environment Italia, Motus-E, Legambiente, CGIL Piemonte, Kyoto Club, FILT-CGIL, WWF Italia, Greenpeace Italia, FLAI-CGIL – stigmatizzano il definanziamento e chiedono un immediato passo indietro e un cambio di rotta al Governo.

“Una decisione incomprensibile, miope e autolesionista di fronte alle difficoltà che il settore dell’auto sta affrontando in Italia e in Europa e alle sfide della transizione ecologica con il passaggio dal motore endotermico a quello elettrico”, si legge in una nota dell’Alleanza Clima Lavoro. “Fare cassa mettendo a rischio il futuro di migliaia di lavoratori e imprese e sacrificando un’intera filiera che rappresenta un asset industriale strategico per il Paese, per continuare a finanziare le industrie degli armamenti, è quanto di più sbagliato si possa immaginare. La strada da seguire – prosegue la nota dell’Alleanza Clima Lavoro –  è quella opposta, non solo cancellando il taglio previsto in Legge di Bilancio, ma investendo molto di più sul settore, salvaguardando l’occupazione e sostenendo senza esitazioni una giusta transizione ambientale e sociale verso una mobilità a zero emissioni.”

Contatti e ufficio stampa: Cecilia Begal | 391 4750638 | climalavoro@sbilanciamoci.org


 

Ponte sullo Stretto di Messina: le integrazioni fornite da Stretto di Messina S.p.A. non risolvono l’impatto ambientale gravissimo e irreversibile

Le Associazioni Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, LIPU, MAN e WWF Italia, insieme alla “Società dei Territorialisti” ai “Medici per l’Ambiente – ISDE” e ai Comitati “Invece del Ponte” e “No Ponte – Capo Peloro”  hanno presentato alla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente nuove Osservazioni al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina contestando nel metodo e nel merito le integrazioni depositate dalla Stretto di Messina SpA un mese fa in risposta alle richieste della Commissione stessa.

Le oltre 600 pagine delle Osservazioni rafforzano la tesi già ampiamente documentata secondo cui il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un progetto dall’impatto ambientale gravissimo e irreversibile, non compensabile né mitigabile. I 39 tecnici ed esperti – molti dei quali accreditati docenti universitari – che hanno elaborato il documento di osservazioni delle Associazioni, hanno dovuto districarsi in un vero e proprio labirinto costituito da centinaia di nuovi elaborati, a volte anche in contraddizione tra di loro. Le integrazioni prodotte non rispondono alle segnalazioni critiche formulate dalla Commissione VIA (i tempi a disposizione non lo avrebbero comunque consentito), ma si limitano a tentare di giustificare scelte progettistiche già effettuate dalla Stretto di Messina SpA.

Le Osservazioni presentate dalle Associazioni e dai Comitati dimostrano come gli impatti che, sia pure in forma minimizzata, sono inevitabilmente ammessi dagli stessi progettisti, non possono essere mitigati o compensati, men che meno nei termini proposti. Il lavoro di analisi prodotto dalla Stretto di Messina SpA contiene un errore eccezionalmente grave, ovvero, la totale assenza di una valutazione della somma che i vari impatti connessi alla realizzazione dell’opera producono. L’assenza del cosiddetto “effetto cumulo” rappresenta una palese violazione della normativa vigente, sia comunitaria che nazionale.

La parte della Valutazione d’Incidenza Ambientale (VINCA) relativa alle aree sottoposte a vincoli comunitari perché ricomprese nei siti della Rete Natura2000, su cui già nel 2013 la Commissione VIA si era espressa negativamente, è quella forse dove il numero di analisi parziali, omissive e metodologicamente criticabili, appare più evidente anche perché alcune delle compensazioni proposte sono o risibili o non compatibili con le Linee guida dello stesso Ministero dell’Ambiente. Viene per altro evidenziato come il progettista dia per scontato autorizzazioni che molti singoli interventi necessitano: nuove captazioni idriche, cave e discariche non sono autorizzabili, se non al termine di specifiche procedure il cui risultato non è affatto acquisito come invece il progetto sembra lasciare intendere.

Del resto, essendo il Ponte un “progetto ideologico”, voluto politicamente, indipendentemente dalla sua utilità e realizzabilità, l’altra palese violazione è relativa alla cosiddetta “opzione zero” che non viene analizzata correttamente, in particolare nel rapporto costi (non solo economici, ma anche ambientali) e benefici tra fare o non fare l’opera.  Questa comparazione, presente in forma strumentale e solo per alcuni temi (mentre dovrebbe riguardare tutto l’intervento), se fatta correttamente avrebbe portato ad una risposta negativa scontata proprio perché l’opera non è mitigabile, né – è bene ribadirlo – compensabile. Questo per tacere che l’opera, dal punto di vista economico, rappresenta un buco nero nei bilanci pubblici visto che il suo costo esatto, dopo essere lievitato ad ogni nuova illustrazione progettuale, resta ad oggi ignoto a tutti (ad esempio, nessuno ha calcolato e dichiarato i costi delle compensazioni proposte). 

Il tema costi/benefici è puntualmente trattato nelle Osservazioni delle Associazioni e dei Comitati che contestano, non solo molti dei dati presentati nelle integrazioni progettuali, ma le stesse modalità di analisi. Così, per le integrazioni relative ai flussi di traffico merci e passeggeri, si è dimostrato come l’aggiornamento dei flussi di traffico al 2022 non giustifichi la realizzazione del Ponte che, se realizzato, avrebbe come risultato il trasferimento del trasporto via mare sul ferro, lasciando inalterato il trasporto su gomma e quello aereo. Per altro non si considera l’intermodalità del trasporto marittimo migliorata con il collegamento dinamico finanziato con fondi del PNRR.

Le Osservazioni (vedi PDF in basso) documentano poi la presenza di faglie sismiche attive e capacinell’area interessata dall’opera, fornendo elementi documentati che evidenziano come le richieste integrazioni non siano state fornite. La realizzazione del Ponte, peraltro, interverrebbe in una carenza idrica conclamata (Associazioni e Comitati hanno documentato il reale impatto del fabbisogno idrico dell’opera) e in territorio fragile e vincolato per i suoi valori: nonostante tali condizioni oggettive, si prevede di cantierizzare per anni ulteriori aree delicate e vincolate, anche oltre quelle direttamente interessate dal Ponte.  Molti i rilievi sugli aspetti di cantiere dell’opera e su quelli strutturali. Rumori e vibrazioni sono oggetto di puntuali controdeduzioni rispetto alle sottovalutazioni contenute nelle integrazioni dei progettisti che per le polveri hanno addirittura considerato aree di disturbo vicino ai cantieri per soli 50 metri. Si è poi ribadito come non ci potranno essere risposte rispetto alla tenuta dei cavi finché non si faranno i test che lo stesso progettista indica e come le risposte fornite in merito alle oscillazioni del Ponte non appaiono convincenti (in particolare in relazione all’attraversamento ferroviario). Manca poi una approfondita e completa valutazione di impatto sulla salute pubblica

Pesantissimo l’impatto sulla ricchissima biodiversità dell’area, in special modo sull’avifauna: nelle integrazioni prodotte dal proponente viene addirittura ignorata la presenza di alcune specie, di altre si sottostima la consistenza o si descrivono rotte e traiettorie sulla base di rilievi condotti con un radar limitato nella sua portata e mal posizionato. Le Osservazioni, al contrario, documentano come l’analisi storica dei venti che interessano lo Stretto porti a ritenere una collisione dell’avifauna ben superiore a quanto ipotizzato nei documenti prodotti dalla Stretto di Messina SpA. Tutti gli effetti ambientali sono stati considerati anche rispetto gli impatti sul mare, sulla costa, sulla risorsa idrica, in relazione sia all’opera che ai cantieri necessari per realizzarla. L’inevitabile distruzione delle rarissime (e vincolate) cosiddette beach rock sul litorale prossimo a Ganzirri costituisce solo un esempio della sproporzione dell’intervento rispetto alla delicatezza dei luoghi.

Specifiche considerazioni anche per gli aspetti paesaggistici e archeologici, sia sotto il profilo formale che sostanziale. Formale perché si è illustrato come progetto e interventi connessi, compresi alcuni di quelli definiti “compensativi”, siano incompatibili con la pianificazione paesaggistica (e i vincoli a questa relativi) delle Regioni Sicilia e Calabria; sostanziale perché si è contestato l’impatto visivo da rendering da agenzia immobiliare con giardini verdi, campi giochi e servizi a cornice di un’opera mastodontica.

Ancora una volta l’approccio teso a minimizzare i problemi confligge con la realtà delle cose. Il Ponte continua ad essere un’opera non “trasparente” che inutilmente si cerca di far apparire “leggera”, ben inserita nel paesaggio (come i fotomontaggi presentati vorrebbero far credere): un tentativo risibile a fronte del rapporto tra il dimensionamento dell’opera e quella dei luoghi in cui si vorrebbe realizzarla.

Le Associazioni ambientaliste e i Comitati ritengono pertanto che la Commissione non potrà che chiudere il procedimento VIA in corso con parere negativo. Le conclusioni delle Osservazioni prodotte, che per altro contengono un lungo elenco (sebbene parziale) delle “incongruenze” riscontrabili nelle integrazioni presentate dalla Stretto di Messina SPA, escludono persino la possibilità di un’approvazione con prescrizioni: qualsiasi prescrizione si volesse ipotizzare, infatti, non potrebbe mai superare l’enorme mole di problemi rilevati che andrebbero comunque risolti in via propedeutica e preventiva rispetto a qualsivoglia autorizzazione.

Le Osservazioni alle integrazione presentate da Stretto di Messina – Eurolink a seguito della richiesta della Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS (PDF)

Settimana europea della mobilità sostenibile, Kyoto Club: servono nuovi investimenti e nuove regole per disegnare e condividere lo spazio pubblico e per una sicurezza stradale

Al via la Settimana europea della mobilità dal 16 al 22 settembre, con tante iniziative in ben 71 città italiane per sensibilizzare le persone verso la mobilità attiva, l’uso del trasporto pubblico, la sharing mobility.

Il 2024 è dedicato alla condivisione dello spazio pubblico, da restituire alle città, all’uso collettivo e per promuovere la sicurezza stradale. Oggi il 70% delle vittime di incidenti stradali mortali verificatisi nelle aree urbane sono utenti vulnerabili e serve una svolta reale per ridurre morti e feriti.

“Le città devono accelerare gli investimenti e servono nuove regole per disegnare e far rispettare la condivisione della strada: quello che la riforma del nuovo codice della strada, proposta dal Ministro Salvini e approvata da un ramo del Parlamento, non fa. Per questo chiediamo nuovamente al Senato, che sta discutendo la riforma – ha dichiarato Anna Donati, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club – di modificarla e migliorarla con norme efficaci per la sicurezza stradale come l’introduzione della città 30 e maggiori strumenti e regole per ridisegnare e far rispettare lo spazio condiviso. 

Questi importanti temi vengono approfonditi da Kyoto Club con le attività del Gruppo di Lavoro “Mobilità sostenibile”, con il progetto ZET (Zero Emission Tracks per l’Italia) e Clean Cities che vedono il coinvolgimento di numerosi partner per una mobilità sostenibile, sicura e a zero emissioni.

Comunicato stampa (PDF)

Anche il Kyoto Club contrario al nuovo Codice della Strada

Il testo è stato approvato in prima lettura dalla Camera e se ora il Senato non lo modificherà diventerà legge. Per questo un gruppo di esperti e tecnici della mobilità – tra cui Anna Donati, per Kyoto Club – ha sottoscritto un testo comune per chiedere che il testo non venga approvato e che venga modificato in modo consistente, per favorire sicurezza stradale, Vision Zero e mobilità attiva, autonomia dei comuni nelle scelte che riguardano i loro territori e lo spazio pubblico. Il testo è in discussione nella Commissione Trasporti del Senato, che sta esaminando il DDL ‘Salvini’ sul nuovo Codice della Strada, ribattezzato dalle Associazioni per la sicurezza stradale come “Codice della Strage”.

Il documento redatto a cura di Andrea Colombo (esperto legale in materia di sicurezza stradale e mobilità sostenibile) e Alfredo Drufuca (responsabile tecnico di Polinomia srl) analizza dettagliatamente tutti i punti rilevanti del DDL e li legge assieme ad altri due dispositivi nel frattempo emessi e operativi: la Direttiva sulla disciplina dei limiti di velocità nell’ambito urbano, emessa per contrastare Bologna Città 30, e il Decreto Autovelox, atto che regolamenta le modalità di collocazione e uso dei dispositivi per il rilevamento a distanza del superamento dei limiti di velocità.

Dalla lettura del documento emerge un quadro tanto chiaro quanto desolante: in Italia si continuerà a morire per non negare a chiunque la libertà di usare come gli pare e dove gli pare la propria automobile. Il documento analizza il Disegno di Legge presentato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, riguardante la modifica del Codice della Strada in Italia. Secondo esperti legali e tecnici della mobilità promotori del documento, il nuovo Codice della Strada proposto solleva preoccupazioni significative in merito alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile nel Paese.

Una delle principali critiche riguarda la delega al Governo per riscrivere l’intero Codice attraverso decreti legislativi e atti regolamentari. Questo potrebbe limitare l’autonomia dei Comuni nell’implementare infrastrutture ciclabili e misure per la sicurezza stradale a livello locale. Inoltre, le disposizioni proposte potrebbero indebolire gli sforzi per contrastare l’incidentalità, aumentare l’inquinamento e ostacolare la promozione di una mobilità sostenibile.
Gli esperti sottolineano che il nuovo Codice della Strada potrebbe andare in contrasto con gli obiettivi della ‘Vision Zero’ – cioè l’obiettivo di zero morti sulle strade – e della costruzione di una mobilità civile, mettendo a rischio la sicurezza stradale e l’ambiente urbano.

Vedi qui sotto il documento completo sottoscritto, fra gli altri, da Anna Donati per il Kyoto Club

Documento critico esperti su Riforma del codice, direttiva limiti, decreto autovelox Agosto 24

Make a Safety Statement

L’ONU sta lanciando una nuova campagna globale, intitolata “Make a Safety Statement”, che, affiancandosi a quella “Streest for Life – Love30” già attiva dal 2021, coinvolge adesso personaggi famosi con dichiarazioni per la sicurezza stradale sui principali fattori di rischio per gli scontri. Sul sito ufficiale, la velocità eccessiva è affidata al volto probabilmente più noto, Noemi Campbell, con l’affermazione “io guido piano”, a testimoniare l’importanza prioritaria di velocità più sicure.

Vedi la notizia completa nell’Osservatorio sulla Mobilità Urbana Sostenibile

Tecnici ed esperti di mobilità contro Salvini: non approvate il nuovo Codice della Strada

Per questo un gruppo di esperti e tecnici della mobilità – tra cui Anna Donati, per Kyoto Club – ha sottoscritto un testo comune per chiedere che il testo non venga approvato e che venga modificato in modo consistente, per favorire sicurezza stradale, Vision Zero e mobilità attiva, autonomia dei comuni nelle scelte che riguardano i loro territori e lo spazio pubblico. Il testo è in discussione nella Commissione Trasporti del Senato, che sta esaminando il DDL ‘Salvini’ sul nuovo Codice della Strada, ribattezzato dalle Associazioni per la sicurezza stradale come “Codice della Strage”.

Il documento redatto a cura di Andrea Colombo (esperto legale in materia di sicurezza stradale e mobilità sostenibile) e Alfredo Drufuca (responsabile tecnico di Polinomia srl) analizza dettagliatamente tutti i punti rilevanti del DDL e li legge assieme ad altri due dispositivi nel frattempo emessi e operativi: la Direttiva sulla disciplina dei limiti di velocità nell’ambito urbano, emessa per contrastare Bologna Città 30, e il Decreto Autovelox, atto che regolamenta le modalità di collocazione e uso dei dispositivi per il rilevamento a distanza del superamento dei limiti di velocità.

Dalla lettura del documento emerge un quadro tanto chiaro quanto desolante: in Italia si continuerà a morire per non negare a chiunque la libertà di usare come gli pare e dove gli pare la propria automobile. Il documento analizza il Disegno di Legge presentato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, riguardante la modifica del Codice della Strada in Italia. Secondo esperti legali e tecnici della mobilità promotori del documento, il nuovo Codice della Strada proposto solleva preoccupazioni significative in merito alla sicurezza stradale e alla mobilità sostenibile nel Paese.
Una delle principali critiche riguarda la delega al Governo per riscrivere l’intero Codice attraverso decreti legislativi e atti regolamentari. Questo potrebbe limitare l’autonomia dei Comuni nell’implementare infrastrutture ciclabili e misure per la sicurezza stradale a livello locale. Inoltre, le disposizioni proposte potrebbero indebolire gli sforzi per contrastare l’incidentalità, aumentare l’inquinamento e ostacolare la promozione di una mobilità sostenibile.
Gli esperti sottolineano che il nuovo Codice della Strada potrebbe andare in contrasto con gli obiettivi della ‘Vision Zero’ – cioè l’obiettivo di zero morti sulle strade – e della costruzione di una mobilità civile, mettendo a rischio la sicurezza stradale e l’ambiente urbano.

Leggi il documento “In direzione sbagliata e pericolosa”

Mobilità: si a pluralità di tecnologie, ma neutralità tecnologica poco convincente. L’intervista su Watergas ad Anna Donati di Kyoto Club

Il termine “neutralità tecnologica” viene utilizzato “troppo spesso in modo improprio per criticare – in riferimento al settore della mobilità –  la transizione verso l’elettrico. Quindi, ci convince poco il termine neutralità tecnologica, ma crediamo molto nella pluralità tecnologica”. L’intervista su Watergas ad Anna Donati, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club.

La transizione energetica nella mobilità richiede un approccio inclusivo nei confronti di tutti i vettori energetici: dai prodotti tradizionali decarbonizzati ai biocarburanti e ai carburanti sintetici, dall’idrogeno al GNC e al GNL, dall’elettrico alla ricerca avanzata per carburanti sempre più green. Può farci un quadro della situazione attuale in Italia?

Kyoto Club è favorevole a una pluralità tecnologica, ritenendo che si faccia troppo spesso ricorso al termine neutralità tecnologica in modo improprio per criticare – in riferimento al settore della mobilità –  la transizione verso l’elettrico. Quindi, ci convince poco il termine neutralità tecnologica, ma crediamo molto nella pluralità tecnologica per diversi motivi:

  • l’obiettivo zero emissioni al 2050 dovrà essere perseguito in tutti i settori (trasporti, edilizia, energia, ecc.) ed è per questo che ogni strategia che introduciamo per il futuro dovrà tenerne conto che si tratta di una missione. Siamo consapevoli che è una sfida molto complessa che necessita di un impegno corale per raggiungerlo.
  • Efficienza di sistema: si parla spesso di determinate tecnologie da applicare a uno specifico settore, mentre la stessa tecnologia è più utile in un altro campo. Ad esempio, nel settore marittimo ed aereo, in cui le tecnologie elettriche sono ancora difficilmente utilizzabili, è opportuno ricorrere a tecnologie di transizione (gas, biometano, GPL, biofuel, carburanti sintetici) perché in questo modo si riesce a ridurre da subito l’impronta di carbonio, mentre si promuove la ricerca delle soluzioni a zero emissioni di lungo periodo.
  • Se ho una tecnologia promettente e matura, come l’elettrico, converrà utilizzarla in settori in cui è una soluzione reale, come i veicoli leggeri per le persone e le merci, che sia scalabile su vasta scala. Ragioniamo sempre in termini di energia rinnovabile affinché si possa raggiungere l’obiettivo di emissioni zero al 2050.
  • Per i veicoli commerciali leggeri, in base a quanto appena spiegato, l’idrogeno infatti non è efficiente, perché il sistema di produzione consuma energia, che può viceversa essere direttamente utilizzata dal veicolo con batteria e sistema di accumulo. Riguardo all’idrogeno verde, riteniamo che in certi settori possa essere interessante proprio lì dove non c’è la maturità per utilizzare altre tecnologie sempre da fonti rinnovabili, a condizione che anche la vicinanza tra produzione, rifornimento e consumo sia effettiva per garantire efficienza al sistema nel suo complesso.

In Italia siamo molto indietro e, soprattutto nel settore dei trasporti, non si è ancora intrapresa la strada della decarbonizzazione. Ci troviamo all’inizio di un percorso, sia riguardo al traporto pubblico, sia per il trasporto merci. Anche sui veicoli elettrici siamo ancora molto indietro rispetto al resto d’Europa. E nel complesso manca una strategia industriale nazionale per agevolare questo percorso.

A questo proposito proprio nei mesi scorsi Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini ha criticato l’orientamento dell’Unione Europea, a suo avviso troppo orientate ad una transizione verso i motori elettrici che favoriscono competitor come la Cina. Cosa ne pensa?

Per poter raggiungere la decarbonizzazione abbiamo bisogno di: produzione di energia da fonti rinnovabili, veicoli puliti, infrastrutture di ricarica, batterie, ecc. Stiamo parlando di una scelta fatta dalla Commissione europea e dal Parlamento EU, ormai definitiva, che dà una direzione precisa al settore industriale, ai consumatori, ai paesi dell’Unione. La questione del fine vendita (al 2035 per i veicoli leggeri e 2040 per il 90% dei veicoli merci pesante) diventa un orizzonte temporale con cui tutti dovranno farei i conti, soprattutto il sistema industriale, che ha bisogno di tempi lunghi per riorganizzare le produzioni.

Parliamo di almeno dodici anni. Il percorso è complesso perché implica una nuova generazione di veicoli elettrici. Non ne farei una questione nazionale, perché molte aziende come Stellantis non sono neanche solamente italiane ormai. L’elettrificazione richiede un forte sviluppo di energia rinnovabile e questo è un presupposto essenziale.

Sulle infrastrutture di ricarica ricordo che è entrata di recente in vigore il Regolamento AFIR che dà delle linee guida su quante infrastrutture di ricarica vanno istallate sulle reti delle infrastrutture (strade ed autostrade) e i nodi urbani.

Dai recenti dati a cura di Motus-e, ci dicono che  non è corretto dire che in Italia, in relazione ai veicoli elettrici immatricolati, ci sono poche colonnine di ricarica. Anzi, i dati ci dicono il contrario (il problema è più legato a dove sono collocate le colonnine). Si sta lavorando molto su app che consentono il monitoraggio delle infrastrutture di ricarica elettrica.

Il tema delle batterie a mio avviso è ancora problematico in quanto è vero che siamo dipendenti dalla Cina, ma questo ci fa riflettere su quanto – anziché contestare la Commissione europea come ha fatto Salvini – bisogna cavalcare uno dei progetti della Commissione europea: l’Alleanza europea per le batterie (EBA – European Battery Alliance), cercando di installare anche nel nostro Paese un settore industriale delle batterie, che necessita di una forte ricerca e di innovazione e produzione.

Evitando di stilare la lista di “problemi” per fermare il settore elettrico, mentre è importante invece promuover l’Alleanza per le batterie europee anche in Italia, dove siamo ancora molto indietro rispetto agli altri paesi.

Si tratta di abbracciare una trasformazione che può avere impatti notevoli anche sul mondo del lavoro. Il settore dell’automotive in Italia ha già perso in vent’anni oltre il 20% dei suoi addetti: diventa fondamentale che la transizione verso l’elettrico sia una opportunità per non perdere ulteriore lavoro ma anzi per ottenere esattamente l’opposto, con nuove professionalità e profili. Per questo abbiamo promosso come Kyoto Club insieme ad altre associazioni  l’Alleanza Clima Lavoro, una rete di confronto con il sindacato ed il mondo del lavoro su questi temi, per proporre una giusta transizione, che coniughi ambiente e lavoro.

Quali ostacoli ancora persistono per lo sviluppo di una mobilità più sostenibile?

Dobbiamo indubbiamente potenziare il trasporto ferroviario (sia destinato alle merci, che il trasporto urbano locale). Va potenziato il trasporto collettivo nelle città, la mobilità attiva, la sharing mobility, insieme a quel mix di soluzioni che possono ridurre la necessità di utilizzare l’automobile, che viene purtroppo utilizzata ancora da troppi cittadini, anche per spostamenti sotto i 5 km (che sono la metà nelle nostre città). Il modello auto rappresenta un problema di spazio pubblico (in termini di spazio occupato), di congestione del traffico, di inquinamento, di emissioni di gas serra.

Nelle città più sostenibili troviamo una maggiore mobilità attiva, trasporto collettivo e più reti tranviarie, più metro e in generale più ferro (le grandi città sostenibili). Grazie anche ai fondi PNRR molti investimenti sono già in corso di realizzazione. Naturalmente nelle città italiane storiche non è facile realizzare nuove infrastrutture; quindi, anche fare i confronti a volte potrebbe essere fuorviante, però sicuramente sono questi i settori a cui puntare.

Quindi dal punto di vista normativo cosa servirebbe?

Le norme in Italia ci sono e sono di derivazione europea. Vorrei sottolineare che occorre puntare su un piano industriale per la mobilità sostenibile che metta insieme le esigenze specifiche delle città con le necessità delle imprese e del mondo del lavoro per disegnare una strategia comune di lungo periodo, che sostenga la transizione energetica, senza lasciare indietro nessuno.

Gli incentivi vanno bene in una fase iniziale tecnologica, per poter incoraggiare, visti gli alti prezzi, ma in una prospettiva di mercato dovrebbe essere evitato l’incentivo prediligendo una messa in campo di risorse nel settore industriale che possa così favorire una vera transizione dei vari comparti, in cui si basa stabilmente il costo dei veicoli e dei servizi.

Come è posizionata l’Italia rispetto agli altri Paesi europei?

Il nostro Paese non è posizionato molto bene. Per sostenere l’elettrico nel settore dei trasporti, ad esempio, in altri paesi e città in Europa viene messo un pedaggio gratuito e sosta gratuita, anche nelle autostrade. Riguardo ai Veicoli del trasporto merci pesante in Italia si dà un incentivo per il cambio veicolo (un incentivo di un importo pari a € 25.000 – indistintamente) che sia un veicolo elettrico o meno senza, perciò, considerare che i costi del veicolo elettrico sono di gran lunga più elevati.

Solo adottando un’incentivazione ragionata, come avviene per esempio in Germania dove si danno 80.000 € per i TIR elettrici, un autotrasportatore nel nostro Paese valuterebbe interessante anche sul piano dei costi, un cambio di veicolo in elettrico.

Proprio su questi temi il Gruppo di Lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club e CNR-II hanno redatto il Rapporto MobilitAria, presentato lo scorso maggio, e ha redatto un position paper sulla mobilità elettrica, con il contributo di A2A. Qualche spunto?

Il Rapporto MobilitAria 2024 offre un approfondimento sui temi della qualità dell’aria, sicurezza stradale e città 30. Contiene un indice sintetico che misura lo stato della mobilità sostenibile delle città, che in questa edizione è stato aggiornato con i nuovi dati, esteso a quattro città (Bergamo, Padova, Parma, Prato) che insieme a Bologna, Firenze, Milano, Roma e Torino fanno parte delle città NETZERO 2030 (selezionate dalla Commissione Europea per raggiungere un impatto climatico zero entro il 2030), e integrato con nuovi indicatori. Emerge un numero per ognuna delle 18 città che dimostra la distanza tra la situazione odierna ed il 2030, che corrisponde al “Deficit sintetico divario 2020-2021 rispetto all’obiettivo 2030 di decarbonizzazione e mobilità sostenibile” da cui è stata poi stilata la “classifica” del Deficit sintetico.

Kyoto Club, insieme a Clean Cities Campaign, ha lanciato online lo scorso anno l’Osservatorio sulla mobilità sostenibile nelle città italiane che offre un monitoraggio sullo stato della mobilità in città, grazie a grafici con i principali indicatori. Ogni pagina dell’Osservatorio è dedicata a una città, e contiene un riassunto del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, grafici con i principali indicatori della mobilità e aggiornamenti sui principali temi. L’Osservatorio monitora la situazione della mobilità nei 14 comuni capoluogo di città metropolitana e nelle nove città che partecipano alla “Missione: 100 città climaticamente neutre e intelligenti entro il 2030” della Commissione Europea. Ed è una risorsa a disposizione di amministratori, giornalisti e società civile. I dati presentati nei grafici fanno riferimento a fonti ufficiali, in particolare ISTAT, ma anche ISPRA ed EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente).

Il position paper sulla mobilità elettrica a cura di Kyoto Club con il contributo di A2A sono affrontati molti dei temi appena citati: batterie, veicoli, trasporto merci e trasporto pubblico locale. Partendo da un’analisi di un quadro europeo, il documento offre un approfondimento sul tema della mobilità elettrica da cui emerge che la transizione verso la mobilità elettrica garantirà una significativa riduzione delle emissioni inquinanti, soprattutto in ambito urbano.