La COP23 di Bonn? Non è stata inutile

La ventitreesima Conferenza sul clima delle nazioni unite è stato un appuntamento "dismesso, di trasmissione e poco partecipata". Sono le parole di Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, in un articolo apparso su La Stampa Tuttogreen e dedicato alle riflessioni a margine della chiusura della COP23 di Bonn.

Secondo Ferrante, appuntamento cruciale sarà quello dell'anno prossimo: il Trattato di Parigi del 2015 contiene infatti una clausola che prevede che "le linee guida per aggiornare gli impegni nazionali sarebbero state discusse sin dal 2018". Ma nessuno in quel momento – prosegue il vicepresidente di Kyoto Club – pensò che quell’appuntamento dovesse capitare proprio in Polonia: la bestia nera, in Europa, di chi vuole 'decarbonizzare' l’economia". 

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La Conferenza sul clima rivela come solo in Italia l’ambiente non sia politica

La ventitreesima Conferenza sul clima di Bonn (COP 23) non passerà alla storia. Durante il vertice i principali Paesi del mondo si sono limitati a confermare gli impegni presi a Parigi nel 2015. Tuttavia, Angela Merkel ed Emmanuel Macron sono intervenuti al summit per ribadire la necessità della lotta verso i cambiamenti climatici.  Una scelta dettata da ragioni non solo di politiche ambientali e di politica estera, ma anche interne – sopratutto per quanto riguarda Merkel, alle prese con la formazione di un governo "giamaica" di coalizione con Verdi e Liberali.

Insomma alle conferenze sul clima si fa politica. Lo hanno capito non solo Parigi e Berlino, ma anche il movimento che negli Usa si oppone alle scelte di Trump. Lo hanno inteso i cinesi. "L'Italia invece no: politica non ne ha fatta a Bonn come non ne ha fatta quasi mai nelle conferenze sul clima del passato". 

Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, e Roberto Della Seta, fondatore di Green Italia, per l'Huffington Post.

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Chiude la COP23 di Bonn sul clima: tre punti positivi, ma stiamo finendo il tempo

"A Bonn non si è deciso nulla di nuovo" titola il documento di chiusura della ventitreesima conferenza sul clima dell'Onu terminata venerdì 17 novembre. Nonostante non vi sia stata quella modifica al rialzo degli obiettivi fissati a Parigi due anni fa, vi sono anche delle considerazioni positive da fare. Ma molte altre, purtroppo, negative.

Il commento del nostro Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, su greenreport.it.

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Appello di 15 mila scienziati contro il climate change. Silvestrini: “Da comportamenti di Cina e India capiremo come evolverà la situazione”

Nel 1992, in occasione del primo Vertice della Terra dell'Onu sui cambiamenti climatici, un appello di 1700 scienziati preoccupati metteva in guardia  dalle conseguenze dell'impatto delle attività umane dannose sul Pianeta. Il numero di questi scienziati preoccupati è salito di molto: in un recente appello apparso sulla rivista americana Biosciences 15364 scienziati provenienti da 184 paesi di tutto il mondo tornano ad avvertire "l’umanità" colpevole secondo la comunità scientifica di non essere "riuscita a fare progressi sufficenti nel risolvere i problemi ambientali". "Preoccupante" – continua il documento – "è l’attuale traiettoria di un cambiamento climatico potenzialmente catastrofico dovuto all’aumento dei gas ad effetto serra  provocati dai combustibili fossili, dalla deforestazione e dall’agricoltura".

Direi che la COP di Parigi ha innescato meccanismi  virtuosi, soprattutto in alcuni Paesi – ha detto Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, interpellato in merito dal programma Memos di Radio Popolare. Per contenere la temperatura sotto i due gradi – ha continuato – bisognava raggiungere un picco nel 2020 e poi ridurre, mentre la Cina lo doveva raggiungere nel 2030. Nonostante questo, la Cina è da quattro anni che non aumenta le emissioni. La rapida riduzione dei prezzi di alcune tecnologie sono elementi che fanno ritenere che la sfida ambiziosissima di far funzionare il pianeta in 40-50 anni senza emissioni di co2 sia una sfida decisiva. Naturalmente non bastano le tecnologie dirompenti – ha puntualizzato il direttore scientifico – servono cambiamenti comportamentali e scelte politiche ambiziose che in questo momento non sempre si vedono. 

La Cina che vedeva incrementi delle emissioni del 7 – 8% nel decennio scorso, quest’anno dovrebbe avere incremento del 3,5% dopo 4 anni di stabilizzazioni delle emissioni. Quello che faranno Cina e India – ha poi concluso Silvestrini – il primo e terzo Paese per emissioni, diventerà fondamentale per capire come evolverà la situazione nei prossimi anni.

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COP23 di Bonn, Germania e Francia rilanciano la lotta contro i cambiamenti climatici. Silvestrini: “Serve un innalzamento degli obiettivi di Parigi”.

"Quella del clima è una sfida centrale per il mondo, una questione di destino dell'umanità". Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel durante la Conferenza periodica sui cambiamenti climatici (COP23) in corso a Bonn, la cui presidenza è detenuta dalle Isole Fiji. Anche in un paese "ricco come la Germania" è difficile raggiungere gli obiettivi per la tutela del clima ha osservato Merkel  accennando esplicitamente ai "conflitti sociali", per la questione della "sostenibilità del prezzo dell'energia", e la "questione dei posti di lavoro", in un paese che fa grande uso del carbone.  Viste le consultazioni, tutt'ora in corso da fine ottobre, per la formazione di una coalizione "giamaica", la cancelliera  non ha annunciato nuove misure specifiche, ma ha ricordato l'importanza dell'Accordo di Parigi, e ha ribadito gli impegni già presi. "Devono seguire i fatti alle parole" ha poi detto Merkel, annunciando la l'erogazione di 100 milioni di euro per i Paesi in via di sviluppo per aiutarli a produrre energie alternative. E ha concluso "l'Europa è consapevole della sua responsabilità". 

Nel frattempo il presidente francese Emmanuel Macron indica il 2021 come anno limite per l'uscita della Francia dal carbone. Il titolare dell'Eliseo ha poi annunciato che durante il summit nella capitale francese del 12 dicembre, da lui fortemente voluto, "si dovranno avere i primi risultati concreti" dell'intesa.

E sia Berlino che Parigi puntano il dito contro lo scetticismo del presidente Usa Donald Trump. "Spero che l'impegno degli Stati europei possa bilanciare l'uscita degli Usa dall'accordo di Parigi" ha detto ancora il presidente francese auspicando che "lo sforzo" degli stati americani e delle città possa "sostituire" il ruolo di Washington.

"Gli Stati Uniti hanno organizzato una conferenza sul carbone a Bonn tra molte contestazioni" ha dichiarato Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club ai microfoni del GR3, "ma nel frattempo Jerry Brown, governatore della California, ha parlato del possibile raggiungimento del 50% di rinnovabili elettriche in California entro il 2020 anzichè entro il 2030". Ma cosa potrà uscire dalla Conferenza di Bonn? "Sopratutto il percorso che ci dovrà portare, nei prossimi anni, ad un innalzamento degli obiettivi di Parigi" ha detto il direttore scientifico, sottolineando anche "la necessità di definire rapidamente le modalità attraverso cui conteggiare le emissioni".

Ascolta il GR3 del 16 novembre 2017

Francesco Ferrante, “C’è un po’ di Parigi ad Ecomondo?”

L'Accordo di Parigi si ottenne anche per la forte pressione della business community, la stessa che si riunisce ad Ecomondo e Key energy ogni anno. C'è un po' di Parigi a Rimini. Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, riflette sull'importanza della kermesse riminese nello scenario della green economy mondiale.

Ma cosa dobbiamo aspettarci dalla COP 23 in corso a Bonn? Penso che sia una COP di transizione, ma mi auguro che il combinato disposto tra i tedeschi, molto avanzati in tema di green economy, e la presidenza delle Isole Fiji, minacciate dal riscaldamento globale, riesca a convincere i Paesi del mondo al rispetto degli obiettivi dall'Accordo di Parigi dichiara Ferrante, che continua La Cina sta investendo nella sua geopoitica sui cambiamenti climatici, ed il tentativo di Trump di far saltare tutto è fallito sostanzialmente fallito. Gli Usa ono rimasti l'unico Paese al mondo a essere fuori dall'Accordo e la sua economia non lo segue. Trump è davvero isolato.

Inquinamento trasporti, la Commissione Ue: taglio emissioni del 30% entro il 2030

La Commissione propone nuovi obiettivi per le emissioni medie di CO2 del nuovo parco autovetture e veicoli puliti dell’UE al fine di accelerare la transizione ai veicoli a basse e a zero emissioni.

Mentre è in corso la conferenza internazionale sul clima a Bonn, la Commissione Ue compie un decisivo passo in avanti nell’attuazione degli impegni presi dall’UE nell’ambito dell’accordo di Parigi per una riduzione vincolante delle emissioni di CO2 di almeno il 40% da qui al 2030 nell’UE.

Secondo la nuova proposta del pacchetto mobilità della Commissione, I produttori auto europei dovranno avere sul mercato entro il 2030 una flotta che abbia il 30% in meno di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2021. Inoltre sono previste, tra le altre cose, l’introduzione di target intermedi al 2025 per garantire che l’obiettivo per il 2030 sia rispettato,  un sistema di incentivi per chi supera la sua quota di veicoli puliti e sanzioni per i produttori auto pari a 95 euro per grammo di emissioni superiori al limite per ogni veicolo.

Il Commissario responsabile per l’azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, ha dichiarato: “La gara mondiale per lo sviluppo di auto pulite è stata avviata e non si può fermare. L’Europa deve però mettersi al passo se vuole condurre e guidare questo cambiamento globale. Dobbiamo individuare obiettivi e incentivi adeguati, ed è ciò che stiamo facendo con queste misure per le emissioni di CO2 per autovetture e veicoli leggeri. Abbiamo obiettivi ambiziosi, ma attuabili e con un ottimo rapporto costi-benefici. Gli investimenti partiranno già ora per gli obiettivi intermedi del 2025. Con gli obiettivi del 2030 daremo stabilità e guida per assicurarne il mantenimento. Oggi investiamo nell’Europa e tagliamo l’inquinamento per rispettare l’impegno preso con l’accordo di Parigi di ridurre le emissioni di almeno il 40% entro il 2030.”

Leggi il comunicato stampa della Commissione europea

Kyoto Club partecipa alla COP23, la Conferenza sul clima di Bonn

La 23a Conferenza delle Parti (COP23) legata alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si terrà a Bonn, in Germania, dal 6 al 17 novembre 2017 sotto la presidenza delle Isole Fiji. Dopo l'adozione dell'accordo sul clima di Parigi nel 2015 durante la COP21, la COP22 a Marrakech ha consentito l'adozione di decisioni che riaffermano gli impegni della comunità internazionale per combattere il cambiamento climatico. La COP23 si concentrerà sull'attuazione dell'accordo di Parigi e in particolare sull'accellerazione degli impegni presi da tutte le parti: i rappresentanti di 195 paesi e l’Unione Europea sono chiamati a fare passi avanti nella riduzione delle emissioni di gas serra. Questo importante evento internazionale rappresenta un'opportunità per tutti gli Stati, le imprese e le associazioni nel riaffermare il loro impegno contro il surriscaldamento globale e la possibilità di avviare azioni concrete contro i cambiamenti climatici.

L'associazione Kyoto Club sarà presente durante i lavori con una propria delegazione, che sarà guidata dal Vicepresidente dell'associazione Francesco Ferrante.

Visita il sito della Convenzione Quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici