C’è chi regala una nuova vita agli stracci

Riciclare vecchi abiti per creare moderne collezioni: una startup pratese dà nuova nobiltà all’antico mestiere del cenciaiolo.

24 dicembre 2021 Fonte: Il Venerdì di Repubblica

Chi lo avrebbe mai detto che dopo 900 anni di storia, gli straccivendoli sarebbero tornati ad essere una forza trainante per l’economia italiana? La figura dello straccivendolo nacque nel lontanissimo XII secolo, quando la raccolta e la ripulitura dei tessuti divenuti “stracci” diventò necessaria per lo sviluppo del ciclo industriale delle prime cartiere. Con il tempo quel mercato si trasformò, ma il ruolo del cenciaiolo dette origine a interi distretti industriali, come ad esempio quello tessile di Prato.

E oggi proprio a Prato il ventisettenne Niccolò Cipriani, laureato in Economia e già attivo nella cooperazione internazionale, decide di dar lustro alla secolare filiera degli stracci con l’obiettivo di rispondere al fast-fashion dilagante, producendo capi circolari e di moda. La sua idea è quella di costruire una catena che parta dai consumatori, e ad essi ritorni, sfruttando le aziende e le competenze del territorio per ricavare, da vecchi capi, nuove collezioni. Ecco dunque la nascita, nel 2017, della startup Rifò-Lab che, sostenuta prima da una campagna di crowdfunding e incubata poi da Nana Bianca-Hubble, il programma di accelerazione imprenditoriale creato da CR Firenze e dal dipartimento di ricerca e innovazione dell’Università fiorentina, un anno dopo diventa un’azienda vera. Oggi i prodotti di Rifò sono venduti online e in oltre duecento negozi di tutto il mondo; l’azienda con un fatturato di poco inferiore a due milioni di euro, coopera con oltre 15 realtà, tra cui i negozi della catena NaturaSì per la raccolta di vecchi abiti in jeans, cachemire e lana. Inoltre sta per partire il progetto “Cenciaioli si diventa”, che permetterà l’inserimento lavorativo di soggetti socialmente svantaggiati, e di mantenere vivo il nobile mestiere del cenciaiolo. Benvenuta Rifò tra i #GreenHeroes.

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