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Filiamo lisci come l’olio (quello ri-usato)

La rubrica di oggi dedicata a #GreenHeroes, a firma di Alessandro Gassmann e pubblicata su Il Venerdì di Repubblica, è dedicata al Consorzio Conou che per fortuna non è mai esausto!

23 ottobre 2020

È possibile imaginare risorse naturali infinite sul Pianeta? La risposta è no, naturalmente. Ma per fortuna si può fare davvero tanto per usare, riusare e ri-riusare, mettendo in gioco l’intelligenza, usando la tecnologia e scommettendo sulla collaborazione di cittadini e imprese. In fondo, è quello che facciamo tutti nel nostro piccolo con la raccolta differenziata dei rifiuti: immettere lungo un percorso di riutilizzo tutta la materia che utilizziamo in casa. Ed è quello che invece fanno in grande stile le aziende italiane di ogni dimensione quando ricorrono alle strutture messe a disposizione dai consorzi per la raccolta, il riciclo e il recupero di alcuni materiali.

È questa la storia del Conou, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati. Una realtà che oggi occupa 1.300 persone, con un giro di affari di 65 milioni di euro, impegnata nel recupero, quasi pari al 100 per cento, degli oli lubrificanti utilizzati dalle imprese.L’Italia ha sempre dovuto cercare di recuperare e rigenerare i lubrificanti esausti, “figli” del petrolio; a maggior ragione oggi, con la necessità di ridurre rapidamente il consumo di fossili e di non perdere neanche una goccia di olio usato.

Nei suoi 36 anni di vita il Conou ha raccolto e rigenerato 6,1 milioni di tonnellate di olio minerale esausto – una quantità sulla carta in grado di inquinare un’area grande due volte il Mediterraneo – trasformandolo in 3,2 milioni di tonnellate di lubrificante. Meno inquinamento, meno emissioni (gli oli usati non vengono bruciati), meno importazioni di petrolio. E dunque, visto che l’Italia viene riconosciuto come il Paese europeo con la performance migliore in questo campo, non si meritano gli uomini e le donne del Conou di essere proclamati #GreenHeroes?

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