Una prospettiva verde per il dopo-Coronavirus

Abbiamo più di un motivo, seguendo il principio di precauzione, per una riforma strutturale del nostro modo di produrre e consumare, ed è il momento di attuarla. Un articolo di Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace Italia, su Rinnovabili.it.

24 marzo 2020

Mentre la maggior parte di noi è a casa, lavorando a distanza per come e per quanto si può, è importante iniziare a discutere cosa fare quando questa emergenza, prima o poi, finirà. Molte cose, lo sappiamo, sono cambiate anzitutto in sede europea e l’Europa rappresenta certo l’orizzonte delle politiche a cui dobbiamo guardare e contribuire a determinare. Il superamento del patto di stabilità è un fatto completamente nuovo e ci dice quanto questa pandemia metta in gioco le strutture attuali. Ma queste vanno cambiate.

E non c’è dubbio che la particolare severità con cui la pandemia sta colpendo certe zone del Paese come in pianura padana sia connessa anche alle condizioni strutturali di forte inquinamento della qualità dell’aria, condizioni che persistono da decenni e che hanno già, di per sé, un impatto sulla mortalità in eccesso: da alcuni anni la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente ne riporta le stime: 76.200 morti in Italia nel 2016.

Dunque, abbiamo più di un motivo, seguendo il principio di precauzione, per una riforma strutturale del nostro modo di produrre e consumare, ed è il momento di attuarla.

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