Antitrust condanna l’Eni per pubblicità ingannevole

Il carburante "Eni-Diesel+" non riduce le emissioni del 40%: l'Autorità per la concorrenza condanna il cane a sei zampe a pagare 5 milioni di euro per “pratica commerciale ingannevole”. La sentenza arriva dopo l'esposto di Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino e Transport & Environment.

16 gennaio 2020

Si potrebbe definire la prima sentenza ufficiale che condanna la pratica del greenwashing: l'Autorità Nazionale Garante della Concorrenza ha inflitto una sanzione di 5 milioni di euro ad Eni per aver attribuito al suo "Diesel+" all'olio di palma "vanti ambientali che non sono risultati fondati". Sul banco degli imputati c'è la pubblicità “Eni-diesel+”, diffusa nei principali mezzi di informazione dal colosso dell'energia tra il 2016 e il 2019: secondo l'Authority si tratta di una “pratica commerciale ingannevole” in quanto il prodotto sponsorizzato, non è né green né rinnovabile, e non "riduce le emissioni di gas serra fino al 40%" come sostenuto nello spot. L’Autorità ha imposto a Eni di non utilizzare più la pubblicità e e ha disposto la sanzione “pari al massimo edittale”, tenuto conto della gravità e della durata della violazione.

A presentare l'esposto che ha portato alla sentenza rivoluzionaria sono stati Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino e Transport & Environment (T&E) per pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo. La vicenda è stata denunciata la prima volta in articolo pubblicato a gennaio dalla rivista “La Nuova Ecologia”, la storica testata di Legambiente.

Secondo il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, il merito della sentenza è quello di "smascherare il greenwashing", un grande inganno ai danni dei cittadini da parte di Eni, "uno dei maggiori Nemici del Clima", mentre secondo Francesco Luongo, presidente nazionale Movimento Difesa del Cittadino, la decisione dell’Autorità rappresenta "un primo importante esempio di sanzione in materia di 'greenwashing'". Per la responsabile Transport & Environment (T&E) in Italia, Veronica Aneris, "le compagnie petrolifere devono smettere di cercare di indurre in errore cittadini e politici con il falso claim del diesel che rispetta l’ambiente e la salute".

Il gasolio "Eni-Diesel+" viene oggi prodotto presso le raffinerie Eni di Venezia e di Gela  grazie all’utilizzo di una componente del 15% di HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) e nell’impianto italiano si produce questo componente da olio di palma grezzo e dai suoi derivati, come dimostrano i dati ufficiali del GSE (Gestore Servizi Energetici) disponibili sino al 2018 (550 mila tonnellate finite nei serbatoi auto e camion).

Le associazioni sollecitano ora il Governo a interrompere gli incentivi all’uso dell’olio di palma nel diesel, come già oltre 57.000 italiani hanno richiesto firmando una petizione su www.change.org/unpienodipalle.


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