A passo di gambero: l’Italia plaude alla COP21, ma arrivano retromarce sulla green economy

Dal governo e non solo una sfilza di provvedimenti di retroguardia. Un articolo di Francesco Ferrante, Vicepresidente di Kyoto Club su Greenreport.it: "Almeno un soprassalto di consapevolezza dopo Parigi sarebbe lecito reclamarlo".

18 dicembre 2015

<p>Tra il dire il fare c’è di mezzo il mare. Tra le dichiarazioni della COP21 e le scelte politiche concrete in questo Paese sembra esserci un oceano. A Parigi si firma un accordo che pur con tutta la prudenza e con le critiche che si possono fare alla vaghezza degli strumenti previsti, segna un punto di discontinuità perché come ha detto il direttore esecutivo di Greenpeace International “mette i combustibili fossili dalla parte sbagliata della storia”.

E in Italia invece si susseguono scelte tutte contro le rinnovabili, l’efficienza, l’economia circolare. Spiace dovere fare l’elenco delle brutture cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime settimane, proprio a cavallo di Parigi.

Cominciamo con il decreto del governo che dovrebbe prevedere gli incentivi per le rinnovabili non fotovoltaiche. È un decreto ponte che sarebbe dovuto uscire un anno fa e accompagnare le rinnovabili sino al 2017, quando dovrà entrare in vigore un sistema tutto nuovo. Un ritardo insopportabile che lascia gli operatori in un’incertezza insostenibile ha fatto sì che questo decreto fosse inviato a Bruxelles (per un indispensabile ok da parte Ue) solo da pochi giorni fa, e quindi non è possibile che il decreto venga emanato prima di gennaio 2016: considerando che da una parte ci vorrà un anno perché quegli incentivi entrino in vigore e tra un anno invece si dovrebbe di nuovo cambiare tutto, è legittimo che quegli operatori ritengano cialtrone un governo che si comporta così. Se poi si guarda ai contenuti di quel decreto ci sono solo tagli (indiscriminati) e senza tanti criteri a tutte le rinnovabili. Tranne salvare le solite lobby. Per cui si prevedono generosi incentivi per la conversione degli ex-zuccherifici e si arriva al paradosso che una “solita manina” nel passaggio in Conferenza Stato Regioni reinserisce gli incentivi per gli inceneritori (peraltro più alti di quelli previsti per vere rinnovabili quali eolico e biogas).

continua a leggere l’articolo di Francesco Ferrante, Vicepresidente di Kyoto Club, su Greenreport.it.

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