COP21, verso l’ultima notte

A Parigi siamo alle battute finali. In un clima che non è mai stato così ottimista, ma che al tempo stesso è pervaso da preoccupazioni su alcuni punti decisivi della trattativa. Cominciamo con il limite di incremento di temperatura da non superare. Un articolo di Gianni Silvestrini.

11 dicembre 2015

<p>Con il valore di 2 °C già da tempo acquisito, il pressing delle piccole isole a rischio sparizione è riuscito in questi anni a consolidare un ampio consenso sulla necessità di scendere ad un valore di 1,5 °C come soglia di sicurezza. Più di 100 paesi, inclusa la Ue, gli Usa e il Canada (la High Ambition Coalition), sostengono questo obiettivo. È possibile quindi che si arrivi ad una formulazione del tipo “l’aumento deve stare sotto i 2 °C e possibilmente tendere ad 1,5 °C”.
Purtroppo a questa formulazione avanzata non si accompagna una coerente valutazione delle implicazioni e a un salto di qualità nelle politiche da adottare.

E non parliamo solo dell’Italia che appoggia il target di 1,5 °C ma punta alle trivellazioni e mette i bastoni fra le ruote alle politiche dell’efficienza e delle rinnovabili. Porsi questo obiettivo infatti comporterebbe la totale decarbonizzazione mondiale subito dopo la metà del secolo, mentre i paesi industrializzati dovrebbero diventare “fossil free” entro 25-30 anni. Se l’Europa, che ha guidato la lotta per il clima fino a poco tempo fa, volesse lanciare un segnale forte dovrebbe quindi rilanciare, portando la riduzione prevista al 2030 dall’attuale 40% almeno al 45%…
Un secondo aspetto delicato riguarda per l’appunto la rivisitazione degli obiettivi dei vari paesi. La preparazione della COP21 con l’invio delle proposte seguendo un approccio “bottom up”, ha garantito di raggiungere un risultato positivo ma insufficiente. È dunque chiaro che quanto prima occorrerà alzare gli obiettivi. Questo sarà uno degli elementi più delicati e dirimenti dell’accordo che uscirà nelle prossime 24 ore. C’è chi, come gli Usa, propone una revisione già nel 2018 e chi, come diversi paesi in via di sviluppo, rimanda questa verifica al 2025.

La notte tra venerdì e sabato, come le precedenti del resto, fornisce ulteriori elementi utili per cercare di risolvere i contenziosi ancora aperti. Vedremo nelle prossime ore quale sarà la formulazione finale dell’accordo di Parigi. Potremo quindi valutare la bontà dei risultati e le debolezze ancora presenti. Pronti a proseguire nel cammino. Perché è chiaro che la COP21 rappresenterà un passaggio importante ma insufficiente. Il percorso sarà ancora molto lungo.

Leggi l’articolo di Gianni Silvestrini su La Nuova Ecologia.

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