Brindisi, lo studio: “Centrale Enel di Cerano provoca fino a 44 morti l’anno”

Tre ricercatori del Cnr di Lecce e Bologna pubblicano gli esiti del loro lavoro sui decessi nella zona della centrale a carbone: nella Puglia meridionale ogni dodici mesi ben 44 decessi sarebbero da collegare all'inquinamento. L'Enel: “Non c'è pericolo”. Ma anche la procura inizia a muoversi.

13 luglio 2015 Fonte: Il Fatto Quotidiano

<p>La centrale Enel di Cerano provocherebbe “fino a 44 decessi” l’anno nella zona di Brindisi, Taranto e Lecce. In altre parole, fino a un massimo di quattro morti ogni 100mila abitanti si potrebbero evitare, se non ci fossero le emissioni inquinanti della centrale termoelettrica a carbone Federico II, tra le più grandi d’Europa. Questo dice uno studio che ora ha tutti i crismi scientifici, dato che è stato pubblicato dalla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health. “Fuorviante”, secondo Enel che, riferendosi ad una relazione di Arpa Puglia-Asl-Ares, ribadisce: “non c’è pericolo per la salute”. Quella ricerca, tuttavia, è destinata ad approdare subito in Procura, a Brindisi, dove è già in corso un processo per la dispersione delle polveri di carbone e dove si sta affinando la lente sugli effetti dell’inquinamento industriale sui cittadini.

Ecco perché non passerà inosservato lo studio choc elaborato da Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo, ricercatori del Cnr di Lecce e Bologna. Le conclusioni a cui sono giunti sono dure: “Emerge in modo inequivocabile – scrivono – come in presenza di emissioni provenienti da installazioni industriali che portano alla formazione di particolato secondario, questo debba essere considerato nelle valutazioni di impatto ambientale e sanitario. L’indagine condotta nel caso di studio specifico della centrale di Brindisi ha evidenziato, infatti, che ignorare il ruolo del particolato secondario conduce ad una sottostima notevole dell’impatto che la centrale ha sulla salute delle popolazioni”.

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