Il rifiuto che diventa risorsa: il modello italiano di raccolta differenziata della frazione organica

Il 6 marzo 2013 verrà presentato a Bruxelles il libro "Bioplastics: A case study of Bioeconomy in Italy", a cura di Kyoto club ed edito da Edizioni Ambiente, in cui viene illustrato un esempio concreto di bioeconomia che si sviluppando nel nostro Paese.

25 febbraio 2013

<p>Il 6 marzo 2013 verrà presentato a Bruxelles, nel corso del convegno <a href="https://www.kyotoclub.org/prossimi-eventi/2013-mar-6/bioplastics_a_case_study_of_bioeconomy_in_italy_in_the_light_of_horizon_2020/docId=3293">BioPlastics: a case study of Bioeconomy in Italy in the light of Horizon 2020</a>, il libro <b>"Bioplastics: A case study of Bioeconomy in Italy"</b>, a cura di Kyoto Club ed edito da Edizioni Ambiente. </p><p>Il libro, in cui viene illustrato un <b>esempio concreto di bioeconomia</b> che si sta sviluppando proprio in Italia, ripercorre il contesto che ha reso possibile la nascita di un nuovo modello industriale, fondato sull’<b>innovazione</b> e sulla <b>chimica verde</b>, che costituisce una grande opportunità di crescita per il nostro Paese. </p><p>Il seguente articolo è un’anteprima di uno dei tasselli che compongono questo contesto: <b>il modello italiano di raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti</b>. </p><p><b>La frazione organica</b> costituisce mediamente il 35% del totale dei rifiuti urbani e, se separata correttamente, può essere avviata a riciclo, dove si trasforma in fertilizzante naturale, il compost. Quando dal processo di compostaggio si ottiene un compost di qualità, esso può essere impiegato in agricoltura, assolvendo così alla funzione di restituire sostanza organica alla terra. Grazie a questo ciclo virtuoso, gli scarti di cibo si trasformano in un prodotto prezioso, in grado di contribuire al mantenimento della fertilità del suolo ed a prevenirne l’erosione. In questo settore il nostro Paese si configura come realtà di eccellenza, è infatti il secondo produttore di compost a livello europeo, con 4,2 milioni di tonnellate l’anno di rifiuto organico trattato ed una produzione di 1,6 milioni di tonnellate l’anno di fertilizzante organico. Si tratta dunque di un fenomeno importante, tanto che oggi l’adesione a programmi di raccolta differenziata della frazione umida interessa circa 36 milioni di italiani.<br /> <br />Una corretta separazione del <b>rifiuto umido</b> è prerogativa indispensabile per ottenere un compost di qualità. Negli ultimi anni, la legislazione ambientale italiana si è mossa proprio in questa direzione, con l’obiettivo di prevenire la contaminazione del rifiuto umido da parte di altre tipologie di rifiuti, fin dalle cucine delle nostre case. </p><p>Rispetto al <b>codice ambientale originario</b> (D.lgs. 152/2006) ed alle modifiche apportate dal D.Lgs. 4/2008, la modifica della parte IV contenuta nel D.Lgs. 205/2010 presenta un nuovo articolo (l’art.182ter: Rifiuti organici): <i>"La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002."</i><br /> <br />Si evidenzia dunque l’importanza di utilizzare per la <b>raccolta differenziata</b> della frazione organica un manufatto di contenimento che non sia di plastica tradizionale. La presenza di plastiche nella frazione organica dei rifiuti costituisce infatti un problema per i processi di compostaggio, poiché deve essere rimossa ed avviata ad opportuno smaltimento, operazioni che comportano costi aggiuntivi per gli impianti. </p><p>I dati del<b> Consorzio Italiano Compostatori (CIC)</b> mostrano come i sacchetti compostabili siano un valido supporto al raggiungimento degli obiettivi previsti dal codice ambientale: nella raccolta dell’umido effettuata con sacco compostabile si riscontra mediamente l’1,4% di contaminanti, percentuale che sale al 9,1% nel caso in cui si utilizzi un sacchetto in plastica tradizionale. La quantità maggiore di contaminanti è dovuta al fatto che, qualora per la raccolta si utilizzi un sacco in plastica tradizionale, i cittadini tendono a conferire con la frazione umida altri imballaggi in plastica ed impurità. </p><p>Il <b>Compendio tecnico 2012</b> del Consorzio Italiano Compostatori mostra che il compost prodotto ogni anno dagli impianti nazionali monitorati dal CIC è contaminato da 53.000 tonnellate di materiali non compostabili, che provocano conseguenze ambientali ed economiche. I contaminanti infatti compromettono inevitabilmente la qualità del compost, e la loro separazione e smaltimento in termovalorizzatore o discarica costano agli impianti circa 10-12 milioni di euro l’anno. </p><p>Secondo il rapporto CIC, <b>in Italia alla fine del 2011</b>, per la <b>raccolta differenziata dell’umido</b>, si utilizzavano il <b>46% di sacchetti in plastica tradizionale</b>, il <b>10% di sacchetti in plastica additivata-oxo biodegradabile</b>, ed il <b>44% di sacchetti biodegradabili</b> e compostabili certificati <b>UNI EN13432</b>, mentre nel 2012 la percentuale dei sacchetti in plastica tradizionale è scesa al 34% a vantaggio dei sacchetti in plastica additivata- oxo biodegradabile, la cui percentuale di utilizzo è più che raddoppiata (22%); rimane invece invariato il dato relativo ai sacchetti compostabili.</p><p>Questo trend è certamente legato al quadro normativo italiano in materia di sporte per l’asporto merci che dal 1° gennaio 2011, tramite un comunicato del<b> Ministero dell’Ambiente</b>, ha vietato la distribuzione di sacchetti per la spesa monouso in plastica tradizionale, disposizione confermata dal comma 1 articolo 2 del D.L. 2/2012, convertito dalla legge 28 del 24 marzo 2012, che specifica le caratteristiche di spessore e di materiale previste per i manufatti conformi alla legge e che possono quindi essere commercializzati. Obiettivo principale della legge era quello di ridurre la distribuzione di sacchetti monouso in plastica tradizionale, esattamente in linea con quanto riscontrato dalle analisi del CIC che mostrano una diminuzione del 12% della presenza di tali manufatti nella filiera del compostaggio. </p><p></p><p> </p>


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