L’Italia riparte dalla chimica verde

La bioeconomia parte dalle aree locali e deve agire in sinergia con la biodiversità e gli ecosistemi. Il caso Italia è in questo ambito un esempio dimostrativo d'avanguardia. È quanto ha dichiarato Catia Bastioli, CEO Novamont e Presidente di Kyoto Club, in un'intervista ad Affaritaliani.it.

20 febbraio 2013

<p>"La bioeconomia parte dalle aree locali e deve agire in sinergia con la biodiversità e gli ecosistemi. Il caso Italia è in questo ambito un esempio dimostrativo d’avanguardia". <br />Ne è convinta <b>Catia Bastioli</b>, amministratore delegato di Novamont, intervistata da Affaritaliani.it a cura di Mario Bonaccorso.</p><p><b>Lo scorso febbraio la Commissione europea ha lanciato la propria strategia sulla bioeconomia, chiamando all’azione i paesi europei. Germania, Danimarca, Olanda e altri hanno già un proprio piano nazionale per la bioeconomia. Altri ancora, come la Francia, lo stanno realizzando. In Italia non sembra all’ordine del giorno. Come giudica la risposta del nostro paese a questo proposito?</b></p><p>"Non c’è dubbio che l’Italia trarrebbe vantaggio da una strategia dedicata alla bioeconomia. Abbiamo visto alcuni sviluppi molto positivi di recente, che puntano nella direzione giusta, come la creazione di un cluster della Chimica verde – che coinvolge mondo della ricerca pubblica e privata e delle associazioni sulle tematiche della trasformazione delle risorse rinnovabili in prodotti ad alto valore aggiunto e che avrà un ruolo fondamentale nella razionalizzazione coerente delle strategie di specializzazione intelligente – e il lancio degli Stati Generali della Green Economy da parte del ministro dell’Ambiente, con l’obiettivo di stimolare la crescita verde in tutto il paese. </p><p>Altre azioni importanti sono state avviate dal ministero dello Sviluppo economico tramite la firma di un Protocollo d’intesa per sostenere le attività sviluppate a Porto Torres da Matrìca (joint venture 50 e 50 tra Novamont ed Eni-Versalis). <br />In questo contesto, la pubblicazione da parte dell’Unione europea nel febbraio dello scorso anno di una strategia dedicata è stato un forte segnale agli stati membri non ancora attivi sulla bioeconomia. E ci auguriamo che anche attraverso l’aiuto del cluster della Chimica verde anche in Italia si possa lavorare per presentare un piano nazionale. Ovviamente lo scopo non è solo di avere una strategia fine a se stessa, che è in qualche modo il passo più semplice, ma che questa venga implementata e che vi sia una cooperazione trasversale tra tutti i ministeri chiave coinvolti. Germania e Paesi Bassi hanno dimostrato che le strategie nazionali possono essere estremamente importanti nel favorire a livello locale lo sviluppo di prodotti a valore aggiunto e sono sicura che l’Italia potrebbe prendere qualche spunto utile da queste buone pratiche". </p><p><a href="http://affaritaliani.libero.it/green/bioeconomia-novamont-bastiolli1822013.html?refresh_ce">continua a leggere</a> su Affaritaliani.it</p><p></p>


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