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Come cambia il mercato delle rinnovabili in Europa con la riduzione degli incentivi

Quali sono i paesi europei che hanno subito maggiori riduzione degli incentivi alle rinnovabili? Qual è adesso il cammino verso il traguardo della grid parity? Agi Energia intervista Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia.

9 febbraio 2012

<p><b>Il paese europeo dove gli incentivi alle rinnovabili hanno subito il taglio più radicale è stata la Spagna. Già nel 2010 il governo Zapatero aveva attuato una forte stretta sulle tariffe, riducendole addirittura del 45% per gli impianti a terra. Lo scorso 27 gennaio il nuovo esecutivo Rajoy ha invece sospeso a tempo indeterminato l’erogazione dei finanziamenti. Si tratta di una scelta legata alla crisi o all’eccessiva generosità degli incentivi concessi in passato?<br /></b><br />Gli incentivi erano stati eccessivamente generosi nel 2008, quando ci fu il boom e Madrid arrivò a produrre 2.800 MW di elettricità da fotovoltaico, una cifra assolutamente incredibile. Si registrarono in effetti delle truffe e una corsa per riuscire ad accaparrarsi gli incentivi. Il taglio del 2010, con il cap a 500 MW, consentì comunque di mantenere gli investimenti, mentre quest’ultima mossa di Rajoy mi pare abbia anche un carattere politico, in quanto va contro la politica che il governo socialista aveva adottato sul fronte delle rinnovabili. Tale moratoria ha però subito una forte contestazione da parte della Ue: cambiare le regole in corsa e addirittura bloccare il mercato è un pessimo segnale per l’industria. La Spagna ha numeri molto interessanti, aveva creato un’industria sia nel campo dell’eolico che del fotovoltaico e, pur avendo gestito male il sistema delle tariffe nel 2008, è un paese che aveva le caratteristiche per portare avanti delle politiche intelligenti. <br />Così invece si brucia un intero settore, Madrid è stata decisamente un cattivo esempio di gestione degli incentivi.</p><p><b>Basta guardare i numeri, del resto: il fatturato del fotovoltaico spagnolo nel 2008 era a quota 18 miliardi; nel 2010 era già sceso ad appena 650 milioni…</b><br />Se avessero mantenuto anche solo una politica di incentivi bassi il mercato si sarebbe ripreso e le industrie avrebbero potuto continuare ad essere presenti all’estero. Adesso ci sono gravi difficoltà, settori come quello delle installazioni non hanno più grandi possibilità.<br /><b><br />Di recente ci sono stati interventi anche in Gran Bretagna…</b><br />Anche Oltremanica sono stati tagliati gli incentivi. Su questo c’è un contenzioso ancora aperto, anche se in prima istanza la Corte di Giustizia Ue ha dato ragione a chi ha ricorso contro il governo.</p><p><b>La Germania, invece, si conferma un caso virtuoso?</b><br />Berlino è riuscita a definire un approccio virtuoso alla riduzione degli incentivi con la famosa ‘forchetta’ rispetto alla quale, se si va sopra o sotto, muta il taglio delle tariffe. In qualche modo i tedeschi sono inoltre riusciti a governare anche la radicale e imprevista riduzione dei prezzi dei moduli, nonché una potenza installata superiore alle previsioni, portando il taglio delle tariffe al 15% dal 9% inizialmente previsto. Pensavano di arrivare a un massimo di 4.000 MW di impianti allacciati nel 2011 e sono arrivati a quota 7.500. In questi giorni c’è una discussione all’interno del governo tedesco, in quanto stanno cercando di capire come accompagnare in modo intelligente un mercato così forte.</p><p><b>Con un calo dei costi così netto, il traguardo della grid parity è più vicino?</b><br />Alla grid parity si stanno avvicinando molto rapidamente Stati come l’Italia, il Giappone, la California e tutti gli altri paesi che hanno un alto prezzo dell’energia elettrica e aree soleggiate. In questi paesi si potrà raggiungere questo traguardo già quest’anno o comunque entro il 2014, il che non significa che da questo momento il mercato potrà reggersi senza gli incentivi, commettendo l’errore che fece il Giappone sei o sette anni fa. Se si vuole avere un mercato basato sulla convenienza economica il prezzo del solare deve essere più basso del 20 o del 30% rispetto a quello in bolletta, perché si abbia la convenienza economica a investire. Occorre arrivare a un punto nel quale non ci si domanda più quanto si guadagna con il fotovoltaico ma quanto si risparmia e, se continua questo trend in discesa dei prezzi, penso che avverrà nella seconda metà del decennio, tra il 2016 e il 2017. In Italia nei prossimi due anni avremo ancora gli incentivi, anche se magari ci sarà qualche intervento. Dopodiché la fase critica sarà il 2014-2015, ovvero il periodo ponte nel quale il mercato dovrà sostenersi anche senza incentivi. Ad ogni modo, il fatto che il costo dei moduli si sia ridotto l’anno scorso del 40% fa pensare che anche quest’anno ci sarà un calo. Non era prevedibile una riduzione dei prezzi così rapida, si pensava di arrivarci in tre o quattro anni. La combinazione tra prezzi dell’elettricità alti e abbassamento dei prezzi dei moduli più rapido delle attese ha pertanto anticipato i tempi della grid parity.<br /><b><br />In Italia è scoppiato il caso dell’articolo 65 del Decreto Liberalizzazioni, che ha causato forte preoccupazione nell’industria…</b><br />Si tratta purtroppo di una misura un po’ affrettata che, nella sua versione iniziale, rischiava di innescare una corsa agli incentivi, ripetendo il caso del decreto Salva-Alcoa. Il nuovo provvedimento rischia invece di colpire improvvisamente le aziende che hanno già avviato gli impianti. Credo che questa formula non regga e che si arriverà a una soluzione diversa. Che dal 2013 non si faranno più impianti a terra è poi una cosa abbastanza prevedibile. A rendere la situazione interessante è l’obbligo da quest’anno di avere una quota di rinnovabili negli edifici di nuova costruzione, e ciò farà sì che i costruttori e i progettisti studieranno fin dall’inizio l’impianto fotovoltaico da installare. La nostra industria, che ha grosse difficoltà a competere con l’industria cinese, potrebbe così sviluppare delle soluzioni innovative ed esteticamente gradevoli per il fotovoltaico integrato nell’edilizia, sposando così il design italiano con il solare e diventando competitivi grazie all’elaborazione di soluzioni specifiche che non possono essere copiate in massa.</p><p><b>Ciò consentirà all’industria fotovoltaica italiana di guadagnare più spazio sul mercato estero e dipendere meno dalle importazioni di componenti?</b><br />In realtà abbiamo alcuni settori industriali che vanno molto bene: la produzione di inverter è autosufficiente sia dal punto di vista dell’import che dell’export. Pensiamo poi alla fabbrica di pannelli aperta a Catania da Enel, ST e Sharp… Dobbiamo specializzarci in soluzioni innovative e definire con chiarezza una strategia, perché il mercato non è l’Italia o l’Europa, ma il mondo.</p><p>Intervista a cura di Francesco Russo, <a href="http://www.agienergia.it/Intervista.aspx?idd=203&id=69&ante=0">Agi Energia</a>. </p><p></p><p></p>


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