Un Decreto legge per lo sviluppo "insostenibile"

Ancora scorciatoie per sostenere la colata del partito del cemento, privatizzazioni selvagge di beni pubblici e riduzione della concorrenza. Un articolo di Anna Donati, coordinatrice del Gruppo di Lavoro 'Mobilità sostenibile' del Kyoto Club.

6 giugno 2011

<p>Il <b>nuovo Decreto legge</b> per lo sviluppo approvato dal Governo Berlusconi è già diventato assai famoso per la <b>polemica sulla "vendita delle spiagge ed ammazza coste"</b>.</p><p><b>Il testo</b> pubblicato, dopo le critiche pesanti delle associazioni ambientaliste, della Commissione Europea ed i rilievi del Capo dello Stato, <b>ha ridotto a 20 anni la durata delle concessioni</b> ma ha lasciato il diritto di superficie (cioè la proprietà degli immobili sul demanio ai privati) che invece oggi è un diritto di concessione. <br />In pratica questo significa che alla scadenza dei 20 anni lo Stato vorrà le spiagge libere da infrastrutture e manufatti dovrà pagare ai privati il loro valore, diventando beni che si possono vendere o ereditare. </p><p>In pratica è saltato per gli arenili il concetto di demanio pubblico(cioè un bene indisponibile al privato) e questo sarà un volano micidiale per <b>cementificazioni e costruzioni in aree naturali</b>, che anzi dovrebbero essere sgomberate e riqualificate per la loro fruizione con interventi ecosostenibili.</p><p>continua a leggere, scarica l’articolo completo (pdf allegato).</p>

Un Decreto Legge per lo sviluppo insostenibile


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