Un mix di soluzioni per una mobilità sostenibile
Un’intervista di FerPress a Anna Donati, Coordinatore Gruppo di Lavoro "Mobilità sostenibile" del Kyoto Club.
<p><b>Come si può colmare il gap tra Italia e Europa sulla mobilità sostenibile?</b><br />Per promuovere la mobilità sostenibile non esiste una sola soluzione universalmente valida, ma serve un mix di soluzioni che orientino verso la sostenibilità. E’ necessario agire su tutti i livelli, sia sulla mobilità collettiva che su quella individuale. Bisogna immaginare soluzioni innovative che offrano la possibilità di comprare servizi. Un buon esempio è il car scharing nel quale,oltre all’utilizzo della macchina, sono stati pensati anche i servizi correlati.</p><p>Affinché l’Italia raggiunga i livelli dell’Europa bisogna promuovere la produzione di veicoli puliti, ma al tempo stesso lavorare sui loro limiti: ossia i tempi di durata della batteria e le problematiche relative ai carburanti alternativi e via dicendo. Un altro aspetto da tenere in considerazione è l’ampliamento dell’offerta di tutto il nostro Paese per la mobilità collettiva che attualmente offre servizi che risultano essere inferiori a quelli della sola città di Berlino.</p><p><b>Qual è il suo parere sull’Alta Velocità?</b><br />Quando si è iniziato a pensare all’alta velocità si è fatto un compromesso: si è pensato che liberando le linee si sarebbero creati maggiori servizi per i pendolari. Di fatto però questo non è avvenuto perché la manovra Tremonti ha tagliato i fondi per il TPL e, ad esempio, la Campania ha dovuto tagliare fino al 10 per cento dei suoi servizi per rientrare nel budget definito.</p><p>È un paradosso che l’Italia punti più sull’alta velocità che sugli spostamenti che avvengono nelle aree metropolitane, che sono pari ai 2/3 degli spostamenti giornalieri. Il problema di fondo è la mancanza di un vero e proprio piano industriale, soprattutto nelle aree metropolitane dove il 70/80% dell’inquinamento prodotto proviene dal traffico. Manca quindi la volontà governativa di risolvere questi problemi.</p><p>Una soluzione è di certo l’intermodalità, ossia la cooperazione e l’utilizzo combinato di diverse tipologie di trasporto. Un’esperienza positiva in questo senso è stata quella della Toscana che, con il progetto Regio Fast per l’alta velocità regionale, può essere considerata un modello da imitare perché in questa iniziativa la ricerca delle soluzione è partita dal basso, prendendo in considerazione le reali necessità della regione e non sono state imposte soluzioni dall’alto.</p><p><b>Come giudica il servizio offerto ai pendolari?</b><br />Effettivamente il problema principale rimane ancora quello dei pendolari. Le poche risorse che sono state stanziate dal Governo sono servite a mantenere i servizi generali, ma non per il miglioramento e per il potenziamento dell’offerta. Con queste premesse l’obiettivo fissato al 2014 che prevede di migliorare il materiale rotabile non è di certo raggiungibile.</p><p>In Italia manca un progetto industriale a livello ferroviario e nel settore auto, si sottovaluta l’impatto ambientale, sociale e industriale delle scelte e non esiste un sostegno alla competizione con gli altri Paesi.<br />La nostra politica è miope da questo punto di vista.</p><p><br />Fonte: <a href="http://www.ferpress.it/?p=14948">FerPress</a> <br />Intervista a cura di Alessia Belcastro.</p><p></p><p></p>
