La Banca Mondiale non finanzi più l’estrazione di petrolio, gas e carbone
L'organizzazione CRBM, Campagna per la riforma della banca mondiale, chiede alla World Bank di smettere di finanziarie progetti per l'estrazione di fonti fossili. Un trend in aumento nel 2010, mentre la priorità dovrebbe essere quella di sostenere la lotta contro il riscaldamento globale e favorire l'accesso dei poveri all'energia.
<p>"La Banca mondiale smetta di finanziarie progetti per l’estrazione di petrolio, carbone e gas". Lo chiede la <b>Campagna per la riforma della banca mondiale</b> (Crbm), che oggi ha manifestato sotto la sede della World Bank a Roma, Washington, Londra, Parigi, Berlino e Madrid. </p><p>Il fine della Banca Mondiale, criticano gli attivisti del movimento, "è giocare un ruolo di rilievo, gestendo i miliardi di dollari messi a disposizione a livello globale per la cosiddetta finanza per il clima". Eppure "sono anni che i banchieri di Washington dimostrano di non volersi mai tirare indietro quando c’è da concedere un prestito per il settore estrattivo, tra i maggiori responsabili dell’aumento delle emissioni in atmosfera che causano il surriscaldamento del Pianeta". </p><p>La Crbm avverte: "In maniera quasi paradossale, questo trend è addirittura in aumento". I dati infatti indicano che "<b>nel 2010 a progetti per i combustibili fossili sono andati circa 6,6 miliardi di dollari, il 116% in più rispetto all’anno precedente</b>". La World Bank "per anni ha garantito soldi pubblici a governi autoritari per progetti che causano danni all’ambiente, violazioni dei diritti umani e contribuiscono ai cambiamenti climatici". </p><p>La Banca mondiale, continua Crbm, "mantiene tra le sue priorità negli investimenti energetici il sostegno a combustibili fossili, senza fissare tra i suoi obiettivi quello di <b>favorire l’accesso dei poveri all’energia</b>". Inoltre, "nonostante l’evidenza ultra decennale di come questi investimenti abbiano favorito la concentrazione della ricchezza nelle elite al potere, oltre che il controllo delle risorse da parte di multinazionali straniere".</p><p></p>
