Rinnovabili nel mix energetico dell’Africa e del Medio Oriente

Nelle economie emergenti, soprattutto in Africa e in Medio Oriente, crescono le fonti solari ed eoliche nel mix energetico. In quest'area però le tecnologie sono prevalentemente importate dall’Occidente e dai Paesi asiatici. Agi Energia intervista Gianluigi Angelantoni, vice Presidente del Kyoto Club e amministratore delegato di Angelatoni Industrie e di Archimede Solar Energy.

22 febbraio 2011 Fonte: Agi

<p><b>Un recente rapporto di Deloitte sottolinea come nelle economie emergenti, in particolare in Africa e Medio Oriente, si stia sviluppando un mix energetico molto più diversificato di quello occidentale. Quali sono le ragioni?</b><br />"Si tratta di uno sviluppo che ha alla base un mix fortemente incentrato su solare ed eolico. Si può prendere come esempio il caso del Marocco, che per il 2019 si è dato l’obiettivo di sei gigawatt di eolico, installati in particolare sulla costa atlantica che è molto ventosa e può contare su venti costanti, e di due gigawatt di solare termodinamico, ambito nel quale si è partiti con i 500 megawatt installati nell’area di Ouarzazate. Date le caratteristiche del territorio, è normale che si parli dell’energia del vento e del sole: di idroelettrico a parte la diga di Assuan, non c’è quasi nulla, e di biomasse nemmeno a parlarne, soprattutto in Africa Equatoriale. Proprio in questa regione il solare ha dei vantaggi enormi perché, oltre a produrre interessanti quantità di energia elettrica, si ha anche la possibilità di utilizzare tutti i cascami termici, che sono superiori di 4 o 5 volte la potenza elettrica generata. Una delle applicazioni principali si trova negli impianti di dissalazione. Queste centrali sono infatti installate molto vicino alla costa perché possano produrre acqua dolce dal mare in modo da poter soddisfare così sia i consumi civili che quelli agricoli. Si riescono in questa maniera a rendere coltivabili zone desertiche con enormi vantaggi economici".</p><p><b>In Africa le rinnovabili si stanno imponendo oltre che per la scarsa convenienza economica che i combustibili fossili presentano in queste aree, anche per la loro natura distribuita, che consente di aggirare il problema della scarsità di reti…</b><br />"Esattamente, uno dei costi maggiori nell’area è legato soprattutto alla creazione delle reti. Per i centri urbani di piccola o media taglia è più facile costruire delle centrali solari localizzate vicino ai centri produttivi e, dati i consumi minori rispetto agli standard occidentali, anche una centrale da 10 a 50 megawatt può essere utile in prossimità di un’area abitata da 100mila persone, evitando così la costruzione di costose e antiestetiche installazioni infrastrutturali per il trasporto e la distribuzione di energia elettrica che, in paesi che non hanno un sistema di reti, costituirebbero un costo rilevante".</p><p><b>Qual è invece l’interesse di investire nelle rinnovabili nei paesi del Medio Oriente, che possono contare su ingenti risorse di idrocarburi?</b><br />"Possiamo prendere l’esempio di Abu Dhabi, paese ricchissimo di combustibili fossili. L’interesse nel costruire grandi impianti solari, come il famoso progetto di Masda City, sta nella maggiore convenienza economica nella produzione di energia elettrica da solare per i propri consumi, in modo da esportare nel mondo industrializzato il petrolio, che se utilizzato sul mercato domestico avrebbe molto meno valore rispetto a quanto si ottiene vendendolo in Occidente, soprattutto con le quotazioni attuali. Anche qua il fotovoltaico viene utilizzato per alimentare grandi impianti per la dissalazione. Un’altra applicazione importante è il solar cooling, ovvero l’uso del calore residuo per il raffrescamento. Sempre ad Abu Dhabi il 60% dei consumi elettrici è legato agli impianti di condizionamento, e usare il calore residuo a questo scopo, dopo aver prodotto energia elettrica, costituirebbe un enorme vantaggio".</p><p><b>Va detto inoltre che spesso i paesi arabi, pur avendo un sistema industriale più avanzato di quelli africani, hanno ancora grandi problemi di efficienza, anche nello stesso utilizzo degli idrocarburi…</b><br />"Per adesso in questi paesi non si bada moto all’efficienza, ci sono degli sprechi per noi incredibili, che non so se si possano permettere o meno. Le faccio un altro esempio: in Oman c’è un’autostrada di centinaia di chilometri che va dal nord del paese alla città di Salalah, ai confini con lo Yemen, che è totalmente illuminata, un qualcosa che da noi sarebbe incredibile. Il problema dell’efficienza si porrà prima o poi anche in queste aree ma adesso mi sembra prematuro. Hanno una mentalità molto americana da questo punto di vista, basti vedere le automobili che utilizzano in molti di questi paesi. In Oman si vedono per strada prevalentemente pickup e suv di grossa cilindrata, che hanno consumi notevoli".</p><p><b>Concludiamo con uno sguardo all’America Latina, dove il Brasile e il Messico hanno effettuato notevoli investimenti in rinnovabili. Si tratta di esperienze che potranno avere ripercussioni positive sul resto dell’area, che soffre di problemi come la deforestazione e gli altissimi livelli di inquinamento dei grandi agglomerati urbani?</b><br />"La riduzione dell’inquinamento sarà un processo molto lungo, basti vedere metropoli inquinatissime come San Paolo e Città del Messico, e la deforestazione tocca il suo apice proprio in Amazzonia, anche se il governo attuale sta ponendo dei forti limiti, nonostante gli interessi enormi che spingono per continuare a disboscare. Ci sono delle iniziative importanti nel settore del solare in Cile, dove si sfrutta il deserto dell’Atacama, che ha l’irradiazione più alta al mondo, e si stanno progettando degli impianti solari a fianco di centrali tradizionali; anche l’Argentina sta andando verso le rinnovabili. Poi ci sono, appunto, i grandi investimenti di Brasile e Messico, dove puntare sugli impianti solari può essere un discorso interessante date le vaste zone semidesertiche. Il Messico sta puntando molto anche sull’eolico nella zona di Oaxaca, dove 4.400 ore di vento l’anno fanno sì che questa fonte di energia sia competitiva anche senza incentivi".</p><p><b>Il nodo che resta sullo sfondo è costituito dall’importazione delle tecnologie dall’estero; finché non si crea una filiera industriale autonoma le rinnovabili potranno avere un impatto limitato in termini di sviluppo economico…</b><br />"Se parliamo di Africa e Medio Oriente, si tratta in effetti di tecnologie prevalentemente importate dall’Occidente o dai paesi asiatici. In Asia, però, escludendo dal discorso Cina e India, ci sono dei paesi dove stanno crescendo rapidamente delle imprese locali, anche se magari controllate da grandi gruppi stranieri. In Malesia, per esempio, la produzione di pannelli è evidentemente una risorsa locale che sta facendo progredire l’economia del paese. Lo stesso discorso vale per le Filippine e il Vietnam, dove capitali occidentali vengono impiegati per la costruzione di componenti o moduli per la generazione di energia rinnovabile in loco. La questione principale è che, se in occidente la green economy è la gamba principale dello sviluppo, nelle economie emergenti la manodopera a basso costo rende ancora conveniente esportare altri generi di produzioni, come il tessile o l’elettronica, che resteranno ancora per un po’ di tempo i settori trainanti dell’economia. Il discorso dell’efficienza da noi viene visto come un fattore di sviluppo perché altri settori sono fermi e non possiamo competere con altre aree sul costo del lavoro".</p><p>Fonte: <a href="http://www.agienergia.it/Intervista.aspx?idd=158&id=69&ante=0">Agi Energia</a><br />Intervista a cura di Francesco Russo.</p><p></p>


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