Ripensare gli incentivi e sostenere la ricerca
Le rinnovabili sono il futuro dell’energia ma il meccanismo degli incentivi va rivisto in un’ottica lungimirante, che consenta all’industria di camminare sulle proprie gambe il prima possibile. E’ quanto afferma Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, in un’intervista curata dalla redazione di Sceltesostenibili.it.
<p><b>Qual è il suo parere sulla proposta di legge di iniziativa popolare sulle rinnovabili?</b><br />“Siamo in un momento nel quale si incrociano diverse sollecitazioni per definire con chiarezza il quadro futuro delle rinnovabili. C’è la bozza di decreto legislativo in corso di discussione e c’è la proposta di legge sulle rinnovabili. Alla base di tutte le riflessioni nel settore, dai consumatori alla grande industria, c’è la preoccupazione per il peso sulle tariffe. La discussione deve essere centrata sul capire quale sia il percorso virtuoso che consenta di raggiungere non solo gli obiettivi del 2020 ma anche quelli per gli anni successivi, ricordando che ormai sono molti gli studi che indagano come e se si possa raggiungere l’obiettivo di un 100% di rinnovabili al 2050. Le riflessioni sulle procedure autorizzative e gli incentivi devono essere ancorate a un progetto molto ambizioso. Questo genere di discussione è aperto anche in Germania, dove i numeri sono molto importanti, si parla di 7-8mila megawatt installati l’anno scorso per il solo fotovoltaico. Il problema è capire come ridurre gli incentivi in modo significativo senza tagliare le gambe all’industria, occorre fare un’operazione intelligente. In passato ci sono state spinte per tenerli il più in alto possibile ma è stata una politica miope, poco saggia. Sempre in Germania c’è stato un accordo tra governo e industria per cercare di ridurre incentivi e garantire l’entrata in funzione di migliaia megawatt senza che il peso in bolletta faccia subire un contraccolpo come in Spagna, dove di fatto si è bloccato il mercato. E’ un fronte delicato, bisogna definire delle regole per accelerare l’espansione delle rinnovabili in modo economicamente responsabile”.</p><p><b>Come si possono coordinare i diversi orientamenti?</b><br />“Il decreto legislativo è al momento oggetto delle audizioni in parlamento, dopodiché entro marzo deve tornare al Cdm. Penso che molte osservazioni venute dal mondo delle imprese verranno accolte, e quindi il decreto che uscirà a marzo sarà diverso da quello che abbiamo visto, e questo sarà il riferimento. La legge di iniziativa popolare sollecita la soluzione di alcuni nodi per quanto riguarda la rete e fa parte di una grande discussione aperta nel paese per riuscire a trovare la via giusta. Tutti oggi accettano e riconoscono che le rinnovabili hanno un ruolo strategico, lo si riscontra anche nelle recenti dichiarazioni dei ministri competenti. E’ chiaro che si debba andare in quella direzione, il problema è andarci in maniera intelligente”.</p><p><b>Si sta discutendo molto proprio in questi giorni degli incentivi al fotovoltaico, che hanno portato a una crescita del settore che in molti hanno giudicato anomala. Il nodo principale riguarda l’impatto sulla bolletta…</b><br />“La Germania, ad esempio, ha già previsto un taglio del 9%, e governo e industria hanno concordato ulteriori tagli in relazione a quanto crescerà il mercato. In relazione ai numeri mi aspetto anche nel nostro paese un taglio più significativo di quanto programmato, nel 2012 se non già a fine anno. In ogni caso bisogna confrontarsi con i numeri reali, quei 4mila megawatt per i quali è stata dichiarata la chiusura dei lavori in realtà saranno intorno ai millenovecento. Alla fine i numeri saranno più contenuti di quelli annunciati dal Gse. E’ stata una corsa imprevista generata dal decreto “salva Alcoa”, che ha consentito anche agli impianti non connessi di godere degli incentivi al 2010. Non si capisce comunque bene il perché di questa corsa incredibile, il taglio agli incentivi non era drastico, soprattutto in confronto ad altri paesi, ma psicologicamente ha determinato una corsa. Il problema è che quando si inizia a parlare di migliaia di megawatt connessi alla rete inizia ad esserci un impatto sulla bolletta; sarebbe intelligente accompagnare la crescita del fotovoltaico con una riduzione degli incentivi, sarebbe miope pensarla diversamente perché si taglierebbero le gambe al settore nel medio periodo”.</p><p><b>Quali ritiene debbano essere le mosse future della politica? Condivide la necessità di una pianificazione nazionale, come chiesto, ad esempio, da Assoelettrica?</b><br />“Una politica intelligente non punta solo sull’installazione, come ha fatto l’Italia negli ultimi due anni con risultati significativi ma, in parallelo, punta sulla ricerca e la creazione di un tessuto di imprese come la Germania, la Spagna o la Danimarca. Da noi c’è stato un grande vuoto sul versante della ricerca e della creazione di imprese. L’unica iniziativa coerente è stata “Industria 2015” lanciata da Bersani tre anni fa, depotenziata dall’attuale governo. Fu un tentativo di creare cordate di imprese piccole e grandi per portare alla produzione di tecnologie innovative per recuperare il tempo perduto, quindi una politica intelligente deve puntare alla ricerca e alla produzione. La crescita del settore sarà enorme ma bisogna capire chi se ne avvantaggerà in termini di occupazioni e ricadute industriali, in alcuni settori, come il silicio o gli aerogeneratori, si è perso il treno pur avendo avuto all’inizio una chance, ma ci sono decine, centinaia di possibilità di intervento. Si pensi al fotovoltaico integrato nell’edilizia, che consente applicazioni che non possono essere importate dalla Cina. Qua l’Italia può portare brevetti e tecnologie per consentire il fiorire di un’industria del fotovoltaico applicato da esportare anche all’estero”.</p><p><b>Quindi, in sostanza, il problema della filiera italiana è che si appoggia troppo su tecnologie e componenti importate dall’estero…</b><br />“Noi abbiamo una forte industria manifatturiera che potrebbe avere un ruolo, pensiamo a tutta la componentistica, ma è un discorso che vale anche per altri settori. Però ci vuole una politica rivolta alle industrie, nei prossimi dieci anni il grosso degli investimenti sarà nelle rinnovabili, quindi c’è uno spazio enorme che verrà riempito. Ora i cinesi sono i più lanciati. Quest’anno sono diventati i numeri uno nelle celle fotovoltaiche come l’anno scorso lo erano diventati negli aerogeneratori. Si tratta di una partita a tre tra Cina, Europa e Usa. In usa il segretario all’Energia, il premio Nobel Steven Chu, ha lanciato “Sunshot”, un piano che richiama quello di Kennedy quando ci fu la corsa per andare sulla luna. L’obiettivo è riuscire a ridurre del 75% i costi della produzione fotovoltaica entro il 2020, portandola a un costo di 6 centesimi di dollaro a kilowattora. Si investe molto in ricerca e innovazione per rendere il fotovoltaico competitivo con le altre fonti in dieci anni perché non ci sia più bisogno di incentivi. Noi dobbiamo attraversare una fase delicata nei prossimi 5 o 7 anni, finché il fotovoltaico camminerà sulle proprie gambe”.</p><p>Fonte: <a href="http://www.sceltesostenibili.it/progetti/una-proposta-di-legge-per-la-green-economy/ripensare-gli-incentivi-e-sostenere-la-ricerca-1.31016">Sceltesostenibili.it</a>.</p><p> <br /></p>
