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Patto dei Sindaci: il ruolo degli enti locali per la tutela ambientale

Fiper intervista Antonio Lumicisi, responsabile della Campagna SEE in Italia e coordinatore del Gruppo di Lavoro "Agricoltura e Foreste" del Kyoto Club.

2 febbraio 2011

<p>Gli <b>enti locali</b> sono chiamati a fare la loro parte nel combattere i <b>cambiamenti climatici</b>, cercando di districarsi tra il rispetto Patto di Stabilità e azioni per la mitigazione degli effetti climatici. </p><p>In questo contesto nasce l’iniziativa del <b>Patto dei Sindaci "covenant of Mayors"</b> su base volontaria, che impegna le città europee a predisporre un Piano di Azione con l’obiettivo di ridurre di oltre il 20% le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche e misure locali che aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, che migliorino l’efficienza energetica e attuino programmi ad hoc sul risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia. </p><p>Nell’ambito della <b>Campagna "Sustainable Energy Europe" - SEE in Italia</b>, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare coordina le azioni al fine di coinvolgere un numero sempre maggiore di città che si vorranno impegnare in obiettivi ambiziosi da realizzare entro il 2020.</p><p>Approfondiamo il tema con il dott. <b>Antonio Lumicisi</b>, responsabile della Campagna SEE in Italia e coordinatore Gruppo di Lavoro "Agricoltura e Foreste" del Kyoto Club.</p><p><b>Le città italiane che hanno aderito al Patto dei Sindaci nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale ed energetica fissati per il 2020, che esigenze e priorità comuni hanno manifestato?</b> </p><p>Al momento sono oltre 700 le città italiane che hanno aderito al Patto dei Sindaci, circa il 30% sul totale delle città in Europa. L’esigenza e al contempo una criticità evidenziata durante i primi due anni (2008-2009) dell’iniziativa consisteva nella mancanza delle Linee Guida ufficiali per la redazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), strumento programmatico necessario per delineare il percorso che le singole città seguiranno nel prossimo decennio per raggiungere i propri obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti. Questa lacuna è stata colmata all’inizio del 2010 con la pubblicazione di tali Linee Guida da parte della Commissione Europea. E’ disponibile anche la versione in lingua italiana grazie al contributo finanziario di una delle Strutture di Supporto attivate nel nostro Paese, nello specifico, la Comunità Montana della Valle Brembana che ha finanziato la traduzione. Per molti Comuni tuttavia, soprattutto nel Sud Italia, persistono ancora delle difficoltà nel redigere il PAES anche a causa, a volte, della mancanza dei dati di base necessari per la costruzione dell’Inventario delle emissioni nell’anno base scelto, informazione questa necessaria per poi individuare il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni al 2020.</p><p><b>Nella preparazione del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), gli elementi guida hanno tenuto conto del potenziale della filiera biomassa - energia in ambito urbano? In particolare dell’uso della biomassa legnosa per il riscaldamento?</b></p><p>Nelle Linea Guida stilate dalla Commissione Europea tutte le fonti rinnovabili vengono caldamente sostenute lasciando alle singole città di proporre quanto di più appropriato rispetto al proprio territorio. Al momento, sono 4 le città italiane che hanno redatto ed approvato in Consiglio Comunale il proprio PAES: Avigliana (To), Maranello (Mo), Torino e Genova. Ma sicuramente, la filiera biomassa-energia sarà tenuta in alta considerazione da tutti i Comuni con quella vocazione territoriale. Nel corso del 2011 avrà luogo un ciclo di convegni e seminari organizzato con la collaborazione di alcuni Partner della campagna SEE in Italia (www.campagnaseeitalia.it) e degli Enti Locali aderenti al Patto dei Sindaci proprio per dare indicazioni precise su come redigere il PAES partendo dalle Linee Guida stilate dalla Commissione Europea. Ogni seminario sarà l’occasione per verificare anche le opportunità di sviluppo di azioni idonee a quel territorio, tenendo in considerazione le prerogative di carattere ambientale e sociale nonché di quelle economiche.</p><p><b>Il ruolo dei comuni al di sotto dei 5000 abitanti, una realtà fortemente rappresentativa della provincia italiana è stata coinvolta e con quali azioni prioritarie?</b></p><p>Tutti i Comuni, indipendentemente dalla loro dimensione, possono aderire e quindi sono potenzialmente coinvolti nel Patto dei Sindaci. Anzi, i Comuni di questa dimensione sono quelli che più di altri si prestano ad una attuazione concreta dei principi dello sviluppo sostenibile locale in quanto sarà più facile implementare su questi territori i concetti delle cosiddette "filiere corte".</p><p><b>Che sinergia è auspicabile per un’integrazione funzionale tra la dimensione rurale e urbana per il raggiungimento degli obiettivi della Direttiva 20 20 20?</b></p><p>Al momento abbiamo da una parte gli obiettivi di natura vincolante per il nostro Paese derivanti dal pacchetto 20-20-20 e, dall’altra, gli obiettivi di natura volontaria che gli Enti Locali stanno assumendo nell’ambito del Patto dei Sindaci. Dobbiamo fare in modo che tali obiettivi convergano tra loro. Il raggiungimento degli obiettivi vincolanti a livello nazionale passa anche attraverso il riconoscimento del ruolo dei governi locali alla lotta ai cambiamenti climatici. Oltre il 50% delle emissioni europee proviene dai territori comunali e urbani ed è quindi necessario coinvolgerli formalmente. L’occasione ci viene dalla decisione 406/2009, denominata Effort Sharing, che impone una riduzione del 10% delle emissioni di CO2 per i settori non coinvolti nel sistema EU ETS. Questa decisione è parte integrante del pacchetto 20-20-20. Mentre il sistema EU ETS viene regolato a livello comunitario, sarà responsabilità del singolo Stato Membro definire ed attuare politiche e misure per limitare le emissioni nei settori nell’ambito dell’Effort Sharing. I protagonisti che potranno fornire un contributo concreto nell’ambito dell’Effort Sharing sono proprio i Comuni che, aderendo al Patto dei Sindaci, si assumono la responsabilità di ridurre il livello di emissioni climalteranti. I principali settori nell’ambito dell’Effort Sharing riguardano il residenziale, i trasporti, la piccola e media impresa e il settore civile in generale, proprio i settori ove le città hanno una diretta o indiretta competenza. Risulta necessario quindi che gli organi competenti a livello nazionale adottino una precisa strategia, coinvolgendo i livelli di governo locale, affinché i Comuni possano valorizzare ed ottimizzare le proprie azioni di riduzione delle emissioni che saranno a beneficio anche del sistema Paese che ha l’obbligo di ridurre le emissioni, nel nostro caso, del 13% entro il 2020.</p><p>Fonte <a href="http://www.fiper.it/it/cosa-facciamo/articoli/patto-dei-sindaci.html">Fiper</a> (1 febbraio 2011).</p><p></p>


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