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Manovra, i tagli che incombono sui pendolari

Il disegno di legge "Stabilità 2011" conferma i tagli per il Trasporto Pubblico Locale. Si eliminano così le risorse per i treni dei pendolari, ma si trovano le risorse per l’autotrasporto. Gli effetti? Aumenti anche consistenti delle tariffe, nuovi tagli all’occupazione nelle aziende di trasporto e all’industria, più emissioni. Un articolo di Anna Donati, coordinatrice del Gruppo di Lavoro ‘Mobilità Sostenibile’ del Kyoto Club.

29 novembre 2010 Fonte: Kyoto Club

<p>La <b>manovra finanziaria</b> appena licenziata dalla Camera trova <b>400 milioni di euro per l’autotrasporto</b>, anche <b>471 milioni di euro per i cacciabombardieri F-35</b> e ben<b> 245 milioni per le scuole private</b>, ma conferma i tagli per il trasporto ferroviario regionale a cui manca più di un miliardo. </p><p>La manovra "sembra" trovare 425 milioni per coprire il buco, ma in realtà li prende dalle risorse previste per l’acquisto di materiale rotabile per il trasporto regionale. Infatti nel DL 185/2008 erano previsti 960 milioni per le ferrovie, di cui 460 sono andati alla rete, 75 per il potenziamento ferroviario legato all’Expò, e adesso con la manovra si prendono gli ultimi 425 milioni che erano destinati ai treni per i pendolari per tagliare un po’ di meno il servizio. Una vera beffa per quei <b>2,5 milioni di pendolari</b> che ogni giorno usano il treno per muoversi, e che avevano osato sperare che con l’arrivo del nuovo materiale rotabile a partire dal 2012 sarebbe migliorata la qualità del servizio.</p><p>Non solo. Anche queste risorse saranno assegnate alle <b>Regioni</b> ad alcune condizioni: che esse mettano <b>risorse proprie</b> per investimenti e servizi, che vengano <b>aumentate le tariffe e razionalizzati i servizi</b>.</p><p>Se da un lato è opportuno e auspicabile un processo di efficientamento della spesa per il Trasporto Pubblico Locale (TPL) e una miglior integrazione gomma-ferro, non è giusto che a pagare siano gli utenti a cui vengono tagliati qualità e quantità dei servizi, mentre si aumentano le tariffe. Così come è impossibile che le Regioni, con i pesanti tagli che stanno subendo per i prossimi anni siano in grado di farcela con risorse proprie, a meno di aumentare le imposte. Mettere insomma le mani delle tasche degli italiani, quello che il Governo Berlusconi dice di non voler fare.</p><p>Dal prossimo anno, a meno di novità positive dal passaggio al Senato del ddl stabilità, si annunciano <b>tagli in tutte le Regioni del trasporto per i pendolari</b>, tra 10 e il 20% del servizio e/o robusti aumenti delle tariffe. Addio quindi alla difficile strada verso la mobilità sostenibile e lo sviluppo del trasporto collettivo, tagliando servizi già scarsi e di bassa qualità, se confrontati con il resto delle città europee. </p><p>Le Regioni hanno protestato duramente, già a partire dalla manovra estiva di Tremonti, che oltre a tagliare 9 miliardi in due anni alle Regioni, aveva soppresso il comma 302, articolo 1 della Legge Finanziaria 2008, che consentiva alle Regioni a partire dal 2011 di trattenere una quota dell’accisa sul gasolio per il servizio ferroviario regionale. Una misura che valeva 1,181 miliardi e che adesso mette a rischio tutto il trasporto ferroviario regionale, in particolare di Trenitalia secondo quanto concordato nei nuovi Contratti di Servizio con le Regioni.</p><p>Un buco a cui non hanno rimediato Governo e Camera, se non con quel vergognoso storno di fondi dai treni verso il servizio di cui si è detto, mentre i tagli generali alle Regioni e Comuni costringeranno anche ai <b>tagli nel trasporto pubblico su gomma</b>, da cui sembrano salvarsi al momento solo 372 milioni complessivi per il trasporto ferroviario regionale.</p><p>Le Regioni che continuano a protestare contro i tagli hanno chiesto e non ancora ottenuto un incontro con il Governo e ora sono costrette a programmare comunque i tagli a partire dal nuovo orario ferroviario del 12 dicembre. E spesso organizzano anche iniziative pubbliche con i pendolari. In <b>Toscana</b>, ASSTRA (Associazione Trasporti), Legambiente e Anav (Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori) hanno messo in piedi una campagna con un sito <a href="http://www.notaglialtrasporto.it">http://www.notaglialtrasporto.it</a> per far sentire la voce dei pendolari. <br />In effetti di fronte all’enormità del taglio non sembra esserci una adeguata reazione, a partire da Trenitalia. Molti sono convinti che alla fine il taglio rientrerà e forse per la difficoltà di organizzare una azione specifica dei pendolari, gli stessi che subiscono tagli alla scuola, all’occupazione, alla cultura ... </p><p>E’ probabile che esploda la protesta una volta che sarà evidente il taglio dei servizi di trasporto. ASSTRA ha già elaborato alcuni scenari, sostenendo che solo un <b>taglio dell’ordine del 3-5%</b> <b>può essere assorbito con l’efficientamento</b>. Ma se il taglio è del 10% delle risorse per mantenere tutti i servizi le tariffe dovranno aumentare del 36%, se il taglio è del 20% l’aumento delle tariffe sarà del 78%. Se invece si tagliano i servizi, con il 20% in meno di risorse vanno tagliati ogni anno 392 milioni-km di autobus, tram e metropolitane e questo comporta 540 milioni di passeggeri/anno di meno. A questi vanno sommati il taglio di 7,8 di treni-km di ferrovie regionali (esclusa Trenitalia), che comporta 1,5 milioni di passeggeri in meno. </p><p>Secondo ASSTRA, in Italia <b>solo l’ 11,6% degli spostamenti avviene oggi sul trasporto pubblico</b>: con i tagli annunciati stimano che tornerà a scendere la quota modale al 10% in due anni, buttando a mare anni di sforzi per aumentare passeggeri e migliorare il servizio. Questo avrà anche pesanti effetti ambientali nelle città e la congestione, mentre è anche sottovalutato <b>l’effetto sull’occupazione</b> nelle aziende del TPL. Con taglio del 20% dei servizi vi saranno - secondo ASSTRA - 19.720 addetti in esubero e da tagliare, per i quali non è prevista alcuna forma di ammortizzatore sociale specifica. Nuovi disoccupati che graveranno su di una crisi economica già pesante per le famiglie italiane.</p><p>Senza dimenticare che tagli in questo settore significa anche <b>fermare l’industria di chi produce autobus, treni, tram</b> con tutto l’indotto collegato e che in Italia ha una presenza significativa, apprezzata anche nel resto del mondo. Un’industria già in difficoltà per la frenata degli ordini dovuta alla crisi economica. </p><p>E pensare che qualche buona notizia era arrivata per migliorare il servizio nelle città. Un recente convegno del Ministero dei Trasporti ha fatto il punto sullo stato dei progetti di tram e tram-treno in Italia. Diverse città hanno ormai inaugurato nuove reti come Padova, Messina, Bergamo, Firenze, Cagliari, Sassari, oltre alle reti già in uso di Roma, Milano, Napoli e Torino, che hanno un notevole successo di pubblico. Altre linee sono in cantiere a Venezia, Palermo, Firenze, Milano. Ma se si tagliano le risorse per l’esercizio come faranno a trasformarsi in servizio ai cittadini? E come sarà possibile aumentare il trasporto regionale, come promesso, sulle linee FS liberate dai treni di lunga percorrenza che ora viaggiano sulle nuove linee veloci AV? </p><p>Il rischio concreto è che dopo aver speso tante risorse pubbliche in infrastrutture su ferro, adesso i pendolari e il trasporto locale non traggano alcun beneficio per i loro spostamenti, nonostante siano la stragrande maggioranza dei viaggi quotidiani.</p><p><i>Anna Donati</i> (coordinatrice del Gruppo di Lavoro <a href="https://www.kyotoclub.org/index.php?go=80d">"Mobilità sostenibile"</a> del Kyoto Club).<br /> </p><p><br /> </p>


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