Suolo, una risorsa da tutelare anche per ridurre le emissioni

Nel territorio italiano dagli anni ’70 si è sviluppato un modello insediativo dispersivo che determina un progressivo aumento del consumo di suolo. Le attuali sfide climatiche richiedono di preservare il suolo rimasto libero e di recuperare gli edifici già esistenti. Se n’è parlato al convegno "Recuperare per rigenerare" organizzato dal Kyoto Club il 4 novembre nell’ambito di Ecomondo-Key Energy 2010.

8 novembre 2010

<p>Negli ultimi trenta anni nel nostro territorio si è assistito ad un modello insediativo dispersivo che determina un progressivo <b>aumento del consumo del suolo</b>. Il territorio italiano, infatti, in questi ultimi decenni è stato segnato da un forte consumo di territorio a causa di un’attività urbanistica che privilegia l’edificazione selvaggia e la realizzazione di nuove infrastrutture spesso a spese delle aree agricole.<br />L’<b>incremento della cementificazione</b> quindi significa maggiori consumi energetici e quindi più emissioni di gas serra.</p><p>Questo è l’aspetto centrale del convegno <b>"Recuperare per rigenerare – Il consumo del suolo in Italia di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici"</b>, organizzato dal Kyoto Club e che ha avuto luogo il 4 novembre scorso a Rimini nell’ambito dell’evento fieristico Ecomondo – Key Energy 2010. </p><p>L’incontro, moderato da Anna Donati, responsabile del GdL "Mobilità Sostenibile" del Kyoto Club, ha permesso di fare il punto sullo <b>stato attuale di consumo del suolo in Italia</b> e sulle misure che si stanno tentando di mettere in pratica per limitare questo processo che sembra inarrestabile e origine di gravi danni all’ambiente. </p><p>In Italia, come ha sottolineato Alessandro Vezzil, Responsabile GdL "Enti Locali" del Kyoto Club, circa 22mila km2 sono aree cementificate, con un aumento annuo di 500 km2. Si assiste in particolare a un <b>aumento dello sprawl urbano</b> (o dispersione urbana) a scapito di una pianificazione territoriale sostenibile. La dispersione urbana, che rappresenta una rapida e disordinata crescita dell’area metropolitana nelle zone periferiche a bassa densità abitativa, determina diversi effetti, come la riduzione degli spazi verdi, il maggiore utilizzo delle autovetture a causa dell’ampia distanza dai mezzi di trasporto pubblici e della mancanza di infrastrutture (piste ciclabili, zone pedonali, ecc.), l’aumento del consumo di energia.</p><p>Per contrastare questo processo che nella maggior parte dei casi gli amministratori Locali non riescono a gestire, o che anzi provocano con le loro decisioni, si stanno sviluppando nuove forme di lotta che non partono più dal potere centrale, bensì dalle comunità locali. Un esempio è rappresentato dalla proposta di legge regionale di iniziativa popolare <b>"Norme per il contenimento del consumo di suolo e la disciplina della comunicazione ecologica preventiva"</b> rientrante nella campagna "Metti un freno al cemento, costruisci natura" che Legambiente ha lanciato nel 2009 in Lombardia. <br />Come ha sottolineato Sergio Cannavò, co-presidente del Centro Azione Giuridica di Legambiente ("Dimensione Europea – Soil Framework DIrective e Natura 2000"), l’importanza di questa iniziativa risiede nel <b>principio della compensazione ecologica preventiva</b> secondo cui chi attua una trasformazione sul territorio deve compensare gli impatti che ne derivano generando un nuovo valore ecologico – ambientale. </p><p>Tra gli esempi virtuosi di opposizione al processo di cementificazione selvaggia nel nostro paese troviamo quello della <b>Provincia di Torino</b> che, potendo già vantare un osservatorio sul consumo del suolo, gestisce un piano territorio di coordinamento per contenerlo. Da luglio 2010 la Provincia ha, infatti, adottato la variante del <b>Piano territoriale di coordinamento provinciale</b> (PTC2), normativa per la limitazione e la razionalizzazione del consumo di suolo.<br />Paolo Foietta, Direttore area tecnica della Provincia di Torino, ha presentato il lavoro finora svolto: è dal 1990 che la Provincia di Torino svolge un’indagine storica (lettura analitica per singolo edificio) su quanto e su come si è costruito. <br />Foietta ha sottolineato come in 16 anni si sia costruita un’altra Torino: nel periodo 2000-2006, infatti, sono stati consumati mediamente 803 ettari di suolo ogni anno, rispetto ai 265 ettari del periodo 1990-2000. Il suolo consumato per nuovo abitante è così triplicato passando da 0,15 ha/ab (1990-2000) a 0,61 ha/ab (2000-2006).</p><p>Il PTC2 è teso a indirizzare il sistema territoriale a politiche anti-recessive e orientando interventi di riorganizzazione del territorio basati sul "riuso" (riqualificazione e riorganizzazione del sistema degli insediamenti produttivi e commerciali), limitando il consumo di suolo fertile e agricolo. In tal senso, il nuovo Piano intende presentare all’intera comunità e alle istituzioni l’impegno per fermare il consumo di suolo esterno agli insediamenti e agli abitati esistenti, evitando così di dilatare ulteriormente le aree già in espansione e in conflitto con le aree agricole e verdi. </p><p>Un altro esempio è stato portato dalla <b>Provincia di Mantova</b> che, attraverso il piano territoriale di coordinamento, strumento fondamentale di pianificazione e grazie ai piani di settore, ha registrato un consumo attuale di suolo per urbanizzazione pari a 30 ettari al giorno.<br />Il Presidente della Provincia di Mantova, Maurizio Fontanili, ha spiegato quali sono i piani di settore del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale): piano cave, piano trasporti, piano ciclabili, piano commercio, piano agricolo e forestale. Tutti consentono di monitorare costantemente il consumo di suolo. Grazie al piano commercio, ad esempio, emerge come nella provincia di Mantova vi sia la più alta concentrazione di centri commerciali del Nord Italia. Al riguardo, Fontanili, ha parlato del <b>progetto del Motorcity di Vigasio</b> a cui lui stesso si è opposto e che, una volta costruito, sarà il più grande centro commerciale d’Europa in grado di mettere in crisi la viabilità della bassa veronese e del mantovano. </p><p>È importante riflettere su questo <b>processo che sta diventando incontrollabile</b>, il più delle volte spinto da una rendita immobiliare sempre più vantaggiosa, nonostante la crisi, ma che alla fine riserva vantaggi per pochi e guasti per la collettività, come l’incremento del traffico automobilistico, lo smog, gli incidenti, la costrizione dell’utilizzo dell’auto privata. </p><p>Come ha dichiarato Mario Agostinelli, portavoce del Contratto Mondiale per l’Energia e il Clima (Infrastrutture Energetiche), è necessario <b>riconsiderare il suolo come un valore unico</b>, ponendo, dove necessario, dei vincoli ambientali affinché possa essere tutelato. </p><p><br />Le presentazioni di due dei relatori che hanno partecipato al convegno:<ul><li>Maurizio Fontanili, Presidente Provincia di Mantova – <a href="docs/roma041110_recuPerRIge_Fontanili.pdf">Suolo, un bene da proteggere</a></li><li>Paolo Foietta, Direttore area Tecnica Provincia di Torino – <a href="docs/roma041110_recuPerRIge_Foietta.pdf">L’esperienza della Provincia di Torino</a></li></ul></p><p><br /></p>


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