L’Unione Europea divisa sugli impegni presentati a Copenhagen

Un mese dopo il vertice Onu sui cambiamenti climatici di Copenhagen l’Unione Europea non riesce a trovare una linea comune sui tagli di emissione di CO2. I prossimi appuntamenti sul clima: a Bonn a maggio 2010 e a Cancùn a fine novembre 2010.

23 gennaio 2010

<p>Le proposte di riduzione delle emissioni dei gas serra da parte delle nazioni presenti alla Conferenza di Copenhagen faticano ad arrivare all’Onu. Sui 192 Paesi partecipanti al vertice sul clima dello scorso dicembre, solo <b>20 hanno presentato i loro impegni</b> di riduzione dei gas climalteranti. Considerando che la data di scadenza per la presentazione degli obiettivi, stabilita nella capitale danese, è <b>il 31 gennaio 2010</b>, si potrebbe pensare che l’accordo sia già in una fase critica. Tale traguardo è diventato di fatto "una scadenza flessibile", come ha dichiarato il responsabile Onu per il clima Yvo de Boer. </p><p>Tra le nazioni che hanno già presentato i propri impegni ci sono India, Messico, Russia, Australia, Francia e Norvegia. I governi dei <b>paesi industrializzati</b> hanno comunicato ufficiosamente all’Onu che ribadiranno i loro obiettivi: Europa (20% rispetto ai valori del 1990), Giappone (25% rispetto al 2005), Usa (17% rispetto al 2005). <br />Non ci sono progressi, invece, sulla definizione dello stanziamento dei 30 miliardi di dollari ai Paesi in via di sviluppo. </p><p>Due giorni fa a Bruxelles si è riunito il <b>Coreper</b> (Comité des représentants permanents – Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Ue) che ha discusso sulle linee da seguire per raggiungere un accordo realmente vincolante sul clima, offrendo <b>una disponibilità "condizionata" di una riduzione pari al 30%</b> entro il 2020. Solo se gli altri paesi industrializzati (soprattutto gli Stati Uniti) presenteranno i loro impegni contro i cambiamenti climatici, l’Europa confermerà il 30%. </p><p>L’Unione Europea non riesce a trovare una linea comune sui tagli di emissione e si appella alle due cifre già dichiarate durante il vertice di Copenhagen: 20 o 30% di tagli alle emissioni di CO2 entro il 2020. <b>In Europa si oppongono due schieramenti</b>: un gruppo formato da Italia, Polonia, Lituania, Ungheria e Cipro, che vorrebbe limitare l’offerta al 20% e un altro rappresentato da Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Svezia, più (con alcune differenze) Germania e Francia, che invece spinge per arrivare alla riduzione del 30%. "L’Unione Europea perde così un notevole peso negoziale", ha dichiarato Mariagrazia Midulla (WWF), che ha anche sottolineato come sia ancora presto per parlare di un fallimento di Copenhagen. </p><p>Al vertice in Danimarca gli Usa non hanno portato nessuna proposta concreta e questo ha influenzato le proposte della Cina e dei Paesi in via di Sviluppo. Sugli obiettivi di questi ultimi si discuterà <b>a New Delhi</b>, dove si riuniranno questo fine settimana i rappresentanti di Cina, India, Brasile e Sud Africa per decidere come procedere in riferimento agli impegni sul clima che sono stati presentati fino ad ora. </p><p>Il cammino verso i prossimi appuntamenti sul clima appare pieno di ostacoli. Intanto, prima del prossimo incontro <b>a Bonn di maggio</b> e della Conferenza che si terrà <b>in Messico a fine novembre 2010</b>, tutti i paesi che hanno partecipato al vertice di Copenhagen dovranno presentare i propri obiettivi di riduzione dei gas serra in modo da poter abbattere le barriere internazionali sul clima. </p><p>Questi argomenti saranno discussi nel <a href="https://www.kyotoclub.org/index.php?go=40a1246"><b>convegno</b></a> organizzato dal <b>Kyoto Club</b> che si svolgerà a Roma il prossimo <b>12 febbraio</b>.</p><p></p>


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