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Lotta ai cambiamenti climatici: il resoconto di impegni, intenzioni e dichiarazioni nel G8 e MEF de L\’Aquila

Accordo sulla necessità di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre‐industriali. Stabilire un obiettivo a livello mondiale di riduzione delle emissioni di gas serra almeno del 50% nel 2050 e dell’80% per i Paesi industrializzati. Impegni ancora vaghi e insufficienti in vista di Copenhagen.

10 luglio 2009 Fonte: Ipcc Italia

<p>I principali temi discussi dai Capi di Stato e di Governo degli Otto Grandi a L’Aquila dall’8 al 10 luglio sono stati i seguenti: la crisi economica internazionale e le crisi regionali, la sicurezza alimentare, lo sviluppo/l’Africa, la <b>lotta ai cambiamenti climatici</b> e la liberalizzazione del commercio mondiale.</p><p>Nell'ambito della lotta ai cambiamenti climatici, il <b>Vertice G8</b> si presentava come una tappa fondamentale per preparare il successo della conferenza dell’UNFCCC a Copenhagen il prossimo dicembre.<br />A conclusione della prima giornata del Vertice, i leader del G8 hanno raggiunto una posizione comune sul tema dei cambiamenti climatici, dichiarandosi impegnati a raggiungere un accordo mondiale ambizioso e onnicomprensivo a Copenhagen e chiedendo agli altri Paesi industrializzati e alle economi emergenti di partecipare attivamente.</p><p>Nella Dichiarazione su una “<b>Leadership responsabile per un futuro sostenibile</b>”, i leader del G8 si dicono “determinati ad assicurare una crescita sostenibile e a far fronte alle sfide interconnesse poste dalla crisi economica, dalla povertà e dai cambiamenti climatici”, che richiedono “azione immediata e visone di lungo termine”.</p><p>Riguardo alla lotta ai cambiamenti climatici, i Leader del G8 “riconoscono il punto di vista scientifico secondo il quale <b>l’aumento della temperatura media mondiale non dovrebbe superare i 2°C rispetto ai valori pre-industriali</b>” e “riaffermano la loro volontà di condividere con tutti i Paesi l’obiettivo di <b>ridurre le emissioni mondiali di gas serra almeno del 50% nel 2050</b>”, e inoltre, “appoggiano un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra <b>per i Paesi industrializzati dell’80%, o più, nel 2050 rispetto al 1990</b> o ad anni più recenti”, con obiettivi intermedi individuali appropriati. <br />Analogamente, i Paesi con economie emergenti “devono intraprendere azioni quantificabili per ridurre collettivamente le emissioni in modo significativo rispetto all’approccio business&#8208;as&#8208;usual (BAU) in uno specifico anno”. La dichiarazione riconosce anche la necessità di occuparsi degli idrofluorocarburi (HFCs) come gas serra e di altri agenti come la fuliggine (black carbon).</p><p>Per raggiungere tali obiettivi, i leader del G8 ritengono fondamentale l’utilizzo di mercati efficienti, compresi quelli del carbonio, con quadri regolatori stabili e prevedibili, così come l’eliminazione o la riduzione dei dazi sui beni e servizi ambientali, per promuovere la diffusione delle tecnologie energetiche pulite a basse emissioni di carbonio e dei servizi ad esse associati. Pertanto, appoggiano <b>approcci di mercato flessibili ed efficienti per ridurre le emissioni</b> e, in particolare, i sistemi cap & trade, e si impegnano ad analizzare ulteriormente le potenzialità di tali sistemi e del loro collegamento, a cooperare per espandere i sistemi di mercato del carbonio, a sostenere lo sviluppo e il miglioramento di meccanismi agevolanti come il meccanismo di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism &#8208; CDM) del Protocollo di Kyoto e a sviluppare, nell’ambito del futuro accordo internazionale sul clima di Copenaghen, meccanismi di mercato che permettano anche una maggiore partecipazione delle economie emergenti e dei Paesi in via di sviluppo. </p><p>Anche lo <b>sviluppo e l’applicazione delle tecnologie</b> sono ritenuti particolarmente importanti sia per la mitigazione che per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per il passaggio a modelli di crescita a basso tenore di carbonio. Un altro aspetto definito centrale è quello della mobilitazione di “<b>significative risorse finanziarie”, sia pubbliche che private</b>, per poter raggiungere un accordo a Copenaghen. <br />Per promuovere il lavoro concertato su tecnologie e finanziamenti, i leader del G8 affermano la loro intenzione di contribuire per la propria parte agli sforzi finanziari internazionali per sostenere la lotta ai cambiamenti climatici nell’ambito di un accordo mondiale ambizioso e che tutti i Paesi, tranne quelli meno sviluppati (Least Developed Countries &#8208; LDC), dovrebbero partecipare. Sono anche favorevoli a considerare la proposta presentata dal Messico nell’ambito dell’UNFCCC (“Fondo Verde”). Auspicando la predisposizione di una struttura finanziaria efficace nel regime post&#8208;2012, sottolineano l’importanza di un sistema “trasparente, efficiente, equo e perciò legato ai risultati in termini di riduzioni delle emissioni (mitigazione) e di azioni di adattamento”, sottolineando la predilezione per gli strumenti e le istituzioni già esistenti come il Global Environment Facility (GEF), i fondi per l’adattamento, le agenzie di assistenza bilaterali e i Fondi di Investimento per il Clima (Climate Investment Fund &#8208; Strategic Climate Fund, Clean Technology Fund). Si impegnano, inoltre, a creare collaborazioni pubblico&#8208;privato per facilitare investimenti mirati ed efficienti.<br /><b></p><p>MEF - Major Economies Forum</b><br />La Presidenza italiana ha invitato al Vertice del G8 anche i Paesi che partecipano al “<b>Forum sull’energia e il clima delle maggiori economie</b>” (<a href="http://www.state.gov/g/oes/climate/mem/index.htm">Major Economies Forum on Energy and Climate &#8208; MEF</a>), che comprende sia Paesi industrializzati sia in via di sviluppo.</p><p>Pertanto, il secondo giorno del Vertice (9 luglio), i leader dei Paesi del G8 hanno incontrato anche le loro controparti di Australia, Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico, Corea e Sud Africa nel contesto del MEF, presieduto dal Presidente degli USA, Barack Obama. Essi hanno approvato una dichiarazione in cui riaffermano gli obiettivi e i principi dell’UNFCCC e richiamano la dichiarazione adottata a Toyako (Giappone) nel luglio dello scorso anno, e rinnovano la volontà di conseguire un risultato importante in dicembre, a Copenhagen.</p><p>Per quanto riguarda la mitigazione, la <b>dichiarazione</b> afferma che i Paesi industrializzati del MEF “intraprenderanno tempestivamente robuste riduzioni individuali e complessive nel medio termine”, in modo consistente con gli obiettivi di lungo termine; i Paesi in via di sviluppo del MEF “intraprenderanno tempestivamente azioni” che inducano riduzioni delle emissioni che rappresentino una “deviazione significativa dall’approccio BAU nel medio termine, nel contesto dello sviluppo sostenibile”, con il sostegno dei finanziamenti, delle tecnologie e della capacty building.</p><p>Analogamente alla dichiarazione del G8 sul clima, anche quella del MEF riconosce il limite di 2°C per l’aumento della temperatura media globale rispetto ai valori pre&#8208;industriali, e afferma che: “le emissioni mondiali e nazionali di gas serra dovrebbero raggiungere il picco al più presto possibile” (per poi diminuire). <br />I leader del MEF lavoreranno “per individuare un obiettivo mondiale per ridurre significativamente le emissioni mondiali di gas serra nel 2050”, da ora in poi e alla conferenza di Copenaghen. Inoltre si impegneranno anche nella riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado delle foreste.<br />Oltre alla mitigazione, la dichiarazione sottolinea l’importanza dell’adattamento agli effetti avversi dei cambiamenti climatici, e specialmente la necessità di assistere immediatamente i Paesi più poveri e vulnerabili ad adattarsi. Per far questo sarà necessario mobilitare risorse aggiuntive all’assistenza finanziaria tradizionale. I leader del MEF affermano anche che lavoreranno insieme per sviluppare, diffondere e trasferire le tecnologie che facilitano gli sforzi in tal senso.</p><p>Essi istituiranno inoltre, una <b>Collaborazione Mondiale (“Global Partnership”) per indirizzare la trasformazione delle tecnologie a basse emissioni di carbonio</b> (per es. efficienza energetica, solare, cattura e confinamento del carbonio - Carbon Capture and Storage &#8208; CCS, bioenergia e altre tecnologie ecocompatibili), e aumenteranno notevolmente e coordineranno meglio gli investimenti pubblici nella ricerca, nello sviluppo e nella dimostrazione di tali tecnologie, “con l’idea di raddoppiare gli investimenti nel 2015”, riconoscendo al contempo l’importanza degli investimenti privati e delle collaborazioni pubblico&#8208;privato. I Paesi più avanzati in questo settore “faranno <b>rapporto il 15 novembre 2009 sui piani d’azioni o sulle tabelle di marcia</b>” ed elaboreranno raccomandazioni per il futuro.</p><p>Sarà necessario aumentare considerevolmente e urgentemente le risorse finanziarie per l’adattamento e la mitigazione dei Paesi in via di sviluppo, con fonti sia pubbliche che private, compresi i proventi dei mercati del carbonio. Inoltre, saranno considerate ulteriormente proposte per l’istituzione di Fondi internazionali, compresa quella di un “Fondo Verde” presentata dal Messico.<br />Da rilevare l’annuncio da parte del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del lancio dell’<b>Istituto mondiale per il CCS</b>, con sede in Australia, che ha l’obiettivo di promuovere in tutto il mondo la realizzazione di strutture e tecnologie che trasformino le emissioni nocive di carbonio in risorse. Tutti i Paesi del G8 ne saranno Paesi fondatori.</p><p><br /></p>


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