Il nucleare in Lombardia. Legambiente chiede alla Regione di opporsi

Legambiente ritiene che la scelta di localizzare siti nucleari in Lombardia non è legata ad un reale bisogno di approvvigionamento energetico. Molte le iniziative per il “No” al nucleare in Lombardia.

22 maggio 2009 Fonte: Agenzia Dire

<p>Legambiente chiede alla Regione Lombardia di "opporsi alla localizzazione di siti nucleari nel proprio territorio". A giudizio dell’associazione, si tratta di una scelta che "<b>non corrisponde né ad un reale bisogno di approvvigionamento energetico</b>", in una regione "dotata di un parco centrali totalmente rinnovato e in grado di coprire il 100% e più" delle proprie esigenze di elettricità, "<b>né di una risposta agli imperativi di sostenibilità climatica ed efficienza energetica imposti dallo scenario internazionale</b>, ma che stanno già producendo un profondo mutamento di attenzione da parte dei consumatori e delle imprese". </p><p>I motivi del “no” saranno esposti nel corso di una serata a <b><a href="http://www.legambiente.org/section.php?p=single&type=comunicato&id=529">Mantova</a>, il prossimo 28 maggio</b>, "nei giorni in cui nel territorio della Bassa Padana prende piede l’ipotesi di localizzazione di uno o più siti per la realizzazione di centrali nucleari". <br />Questo momento, con una crisi economica in atto e alla vigilia di grandi cambiamenti negli scenari energetici internazionali, "per di più in presenza di un crescente numero di consumatori che si convertono al solare e di imprese e banche che investono sulle rinnovabili, è in assoluto quello più sbagliato per sostenere il ritorno alla vecchia e pericolosa tecnologia nucleare". <br />Legambiente sottolinea come sia "estremamente" preoccupata dell’atteggiamento del governo, che col Ddl Sviluppo recentemente approvato dal Senato "intende imporre le centrali in modo autoritario e senza alcun coinvolgimento né delle regioni, né del territorio".</p><p>Per raggiungere gli obiettivi dichiarati dal Governo "ci vorrebbero almeno <b>7 reattori nucleari da 1.600 MW</b> – spiega Legambiente – poi servirebbero i depositi per le scorie e gli impianti per la fabbricazione del combustibile". In sintesi, l’Italia "diverrebbe <b>un unico grande cantiere</b> per almeno 20 anni e si ritroverebbe diffuse sul territorio strutture imponenti e insicure, per realizzare le quali bisognerebbe affossare ogni altra forma di produzione energetica, come le rinnovabili, condannando il paese all’arretratezza e rinunciando a tutte le opportunità occupazionali, tecnologiche e di sostenibilità che le rinnovabili invece garantiscono". <br />Il giudizio di Legambiente è netto: "il nucleare è una tecnologia vecchia, inquinante, insicura e costosa che non risolverà nessuno dei problemi energetici del paese" e "non servirà a rispettare la scadenza europea del 2020 per ridurre le emissioni di gas serra, non abbasserà la bolletta elettrica, non ridurrà le importazioni di fonti fossili". </p><p>Per questo la campagna ‘<b>In marcia per il clima</b>’ prevede una serie di appuntamenti che, oltre a Mantova, si svolgeranno nel milanese e in Valtellina, "nell’area dove sono presenti giacimenti di minerali radioattivi che fanno gola alle multinazionali del sempre più raro, costoso e inquinante uranio fissile". </p><p><br /></p>


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