Riconversione a carbone centrale Porto Tolle: così l’Italia si allontana da Kyoto

Il Governo introduce un emendamento nel decreto sugli incentivi anti-crisi che approva le centrali a carbone. Un atto che va contro le norme italiane perché autorizza, in deroga alle leggi ordinarie, anche la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, situata in un’area parco sottoposta a vincolo.

3 aprile 2009 Fonte: Agenzia Dire

<p>Quello della Camera dei deputati è "un blitz inaccettabile per la riconversione di Porto Tolle a carbone. Introdurre un <b>emendamento</b> <b>approva centrali a carbone</b> in un decreto sugli incentivi anti-crisi da sottoporre alla fiducia del Parlamento è un inganno da prestigiatore contro le norme italiane ed europee". <br />Così <b>Greenpeace, Legambiente e Wwf</b> commentano l’approvazione alla Camera di una norma che autorizza in deroga alle leggi ordinarie la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.</p><p>"La conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle – denunciano le associazioni – nel bel mezzo di un parco naturale patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, comporterà impatti devastanti per il delicato ambiente del delta del Po, come il passaggio di <b>3.000 chiatte all’anno per portare il carbone all’impianto</b>". Non solo: con questo emendamento, lamentano gli ambientalisti, "il governo approva una deroga inaccettabile alla legge regionale che istituisce il parco naturale e che vieta espressamente l’utilizzo del carbone, permettendo la riconversione del nuovo impianto che aggiungerà <b>10 milioni di tonnellate di CO2</b> ai ritardi dell’Italia rispetto agli obblighi di riduzione previsti dal protocollo di Kyoto".</p><p>Invece che puntare sulle rinnovabili, come Stati Uniti, Germania e altri Paesi leader nel mondo, l’Italia, proseguono Greenpeace, Legambiente e Wwf, "torna al carbone e al nucleare, una scelta di retroguardia che non tiene conto dello scenario internazionale di promozione delle tecnologie verdi in campo energetico e ambientale". Le <b>12 centrali a carbone attive</b> in Italia, ricordano, "hanno prodotto nel 2007 il 14% del totale dell’energia elettrica a fronte di un’emissione del 30% dell’anidride carbonica emessa per la produzione complessiva di elettricità".</p><p>Secondo le associazioni ambientaliste con questo emendamento il governo "fa carta straccia degli impegni internazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra, per i quali <b>l’Italia è già inadempiente</b>, e dei nuovi impegni europei per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2020", continuano gli ambientalisti, che puntano il dito contro "una politica energetica ottusa e antistorica che riporta il paese al medioevo energetico". E questo, concludono le associazioni, "proprio mentre il resto del mondo guarda con fiducia a una nuova rivoluzione tecnologica pulita, efficiente e rinnovabile per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e per creare nuovi milioni di posti di lavoro verdi con cui affrontare la crisi economica".</p><p></p>


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