Crisi, investimenti energetici e rischio di impennata prezzi

Fatih Birol capo economista della IEA ritiene che la crisi porterà a drastici tagli negli investimenti. Il rischio è di tornare ad avere prezzi molto alti dell’energia al momento della ripresa. Necessario investire in energia pulita.

19 marzo 2009

<p>"C´è il rischio crescente che la flessione dell´economia globale possa provocare tagli sempre maggiori negli investimenti del settore energetico, che a loro volta potrebbero condurre ad una contrazione dell´offerta e ad un brusco aumento dei prezzi nel momento in cui l´economia ritornerà finalmente a crescere". Lo dice Fatih Birol, capo economista dell’Agenzia internazionale per l’Energia (Iea – International energy agency) nel corso del convegno ‘World Energy Outlook 2008: Impact of the Financial Crisis on the Energy Sector’, organizzato dal comitato nazionale Italiano del Consiglio mondiale dell´Energia (World energy council – Wec Italia), oggi a Roma. </p><p>"La situazione potrebbe comportare anche effetti collaterali nella lotta al cambiamento climatico, dal momento che gli investimenti in rinnovabili ed energia nucleare appaiono essere quelli che risentono maggiormente della crisi – afferma Birol – d´altro canto i pacchetti di stimolo economico varati possono offrire grandi opportunità, che non devono andar perse, per promuovere investimenti nell´energia pulita, combattendo simultaneamente la recessione".</p><p>L´attuale crisi finanziaria "ha conseguenze serie per un settore ad alta intensità di capitali e con ritorni di lungo termine – aggiunge Gilberto Callera, presidente Wec Italia – ma non deve farci dimenticare che le problematiche principali del settore energetico ed ambientale rimangono le stesse di quando il prezzo del petrolio era prossimo ai 150 dollari". </p><p>Dobbiamo quindi "perseguire quelle politiche che oltre ad assicurare energia alle generazioni future con il minimo impatto ambientale possibile – aggiunge Gilberto Callera, presidente Wec Italia – nella situazione attuale possono costituire un concreto volano di sviluppo economico".<br /></p>


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