Crediti di CO2 per 10 mld di euro a progetti CCS, scelta sbagliata nel pacchetto energia

Per Greenpeace è una misura per tenere in piedi il settore del carbone. Critiche anche per i crediti ai progetti di riforestazione all’estero e per le eccezioni a diversi comparti industriali.

8 ottobre 2008

Luci e ombre sul voto di oggi del comitato Ambiente del Parlamento europeo riguardo il sistema di scambio europeo delle emissioni di CO2 (ETS), parte del “pacchetto” europeo in materia di energia e clima. “Il Parlamento ha confermato che l’obiettivo unilaterale per la riduzione dei gas serra scatterà al 30% in caso di raggiungimento di un accordo internazionale per la seconda fase di Kyoto (vedi articolo su Qualenergia.it).
Tuttavia, fa rilevare Greenpeace, sono stati stanziati nuovi sussidi all’industria del carbone, concedendo crediti di CO2 per 10 miliardi di euro a progetti di cattura e sequestro della CO2 (Ccs). La “patata bollente” passerà ora nelle mani del Consiglio europeo dell’energia il prossimo 10 ottobre.||A giudizio di Greenpeace, “è impensabile lasciare alle spalle l’era oscura delle fonti fossili se l’Europa continua a elargire nuovi incentivi”, afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace. La Ccs “è una truffa per tenere in piedi l’industria del carbone – denuncia – abbiamo invece bisogno di una rivoluzione energetica pulita adesso”.
Greenpeace è critica anche sulla possibilità, aperta dal Parlamento europeo, di accettare crediti di CO2 provenienti da progetti di riforestazione all’estero. “Se così fosse, il prezzo della CO2 andrà per la seconda volta in ‘caduta libera’ e prima di fare un passo del genere i governi europei dovrebbero inoltre assumersi chiaramente la responsabilità dei gravi impatti per la biodiversità e violazione di diritti umani”.||Il voto del Parlamento ha, inoltre “rinnegato il principio ‘chi inquina paga’ concedendo ampie eccezioni a diversi settori industriali che continueranno a ricevere quote di CO2 gratis dai governi per lungo tempo”, afferma Greenpeace. L’assegnazione su base d’asta completa entrerà in vigore per tutti solamente dal 2020. Greenpeace giudica invece “positiva” l’introduzione di nuove sanzioni per i governi che non sapranno ridurre le emissioni dei settori ‘non-Ets’.


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