Presentata la relazione annuale del GME: nel 2008 il mercato elettrico italiano più stabile di altri paesi

Per il Gestore del Mercato Elettrico l’aumento del prezzo medio di acquisto dell\'energia elettrica sul mercato all\'ingrosso è stato di circa il 22% su base annua. Mentre i costi di produzione sono stimati in aumento del 47%.

30 aprile 2009

<p>Nel 2008 "nonostante le forti tensioni e l’instabilità sui mercati internazionali dell’energia", in Italia "il rincaro del prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso è stato di <b>circa il 22% su base annua</b>, valore decisamente inferiore a quello dei costi di produzione, che secondo l’indicatore Itec di Ref. e Morgan Stanley è stimato in aumento del 47%". <br />Lo afferma nella sua relazione annuale, (290 pp., link in basso per scaricare pdf), presentata oggi, <b>Salvatore Zecchini, presidente del Gme</b> (Gestore del Mercato Elettrico). Nel corso dell’ultimo anno, aggiunge, "le quotazioni sono state relativamente più stabili e meno reattive a condizioni di tensione o a repentini incrementi di consumi di quelle degli altri mercati esteri". <br />L’eccedenza del prezzo unico nazionale (Pun), spiega Zecchini, "rispetto al prezzo medio europeo nell’ultimo anno si è ridotta a 20,4 euro al megawattora contro i 32,2 del 2007 e i 24,3 euro/MWh del 2006". In sostanza, sottolinea il presidente del Gme, "il mercato italiano mostra una crescente reattività all’andamento dei mercato europei, segno che gli stimoli della concorrenza vi stanno acquisendo progressivamente maggior peso".</p><p>Ad ogni modo si potrebbero avere "sostanziali benefici di prezzo", riconosce Zecchini. Perché ciò avvenga serve "una maggiore integrazione del mercato interno con quelli esteri, conseguibile da un lato con lo sviluppo di capacità di trasporto transfrontaliera e dall’altro con l’adozione di meccanismi di market coupling". Del resto, continua, "la graduale integrazione dei mercati elettrici europei appare un processo ineludibile, perché è uno dei cardini della politica energetica comunitaria".</p><p>Sul lato dei costi, prosegue Salvatore Zecchini, presidente del GME, "sembra plausibile che cambiando il disegno del mercato all’ingrosso si possa ottenere un maggior effetto di contenimento dei prezzi, se contemporaneamente si modificano importanti fattori strutturali che stanno a monte e a valle del mercato". In particolare, suggerisce, "le strutture di generazione, trasmissione e interconnessione e distribuzione dell’elettricità richiedono sostanziali modifiche". Al tempo stesso, prosegue, "è necessaria un’elevata concorrenza sui mercati delle fonti energetiche impiegate nella produzione elettrica". <br />Per Zecchini oggi l’esistenza di nodi infrastrutturali nella rete di trasmissione nazionale rappresenta "un limite allo sviluppo della concorrenza e all’efficienza del mercato", per via di una sua "segmentazione e congestione". Ma, assicura, "quando saranno realizzati gli interventi programmati di sviluppo delle infrastrutture, potranno attenuarsi i differenziali di prezzo tra le diverse zone in cui e’ suddiviso il mercato elettrico".</p><p>Inoltre si potrà realizzare "il superamento della segmentazione territoriale del mercato con il raggiungimento di un effettivo prezzo unico nazionale".<br />Insomma: "E’ indubbio che è necessario stimolare un più elevato grado di concorrenza, mirando ad attenuare lo strutturale squilibrio di potere negoziale tra offerta e domanda", sostiene Salvatore Zecchini, presidente del Gestore del mercato elettrico. Questo perché, "se è osservabile una sempre più massiccia partecipazione degli operatori, con una concorrenza tra produttori", dall’altre "la tendenza prevalente indica un’evoluzione verso un modello di concorrenza oligopolistica". <br />Prezzi più bassi per i consumatori "potranno essere garantiti, oltre che dall’affermazione di un mercato concorrenziale, dallo sviluppo di mercati per negoziare energia su orizzonti temporali di medio-lungo periodo", continua Zecchini. "Con lo sviluppo dei mercati a termine – spiega – la domanda potrà avere un ruolo più attivo rispetto a quello attualmente svolto sul mercato a pronti nel determinare i prezzi". In ciò, conclude il presidente del Gme, "si gioverebbe dell’avere finalmente a disposizione un indicatore di prezzo affidabile e trasparente, ossia conosciuto a tutti gli operatori, su un orizzonte temporale sufficientemente lungo". <br /></p>

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