Il vento fa bene all’Italia
Puntare all’eolico per il clima, la qualità e il futuro del Paese.
<p>Il convegno <b>"Il vento fa bene all’Italia"</b>, organizzato da Legambiente e Anev e in programma per il <b>18 febbraio 2010</b> (ore 10- 13.30, Palazzo Bologna, via di Santa Chiara, Roma), affronterà le tematiche riguardanti lo sviluppo dell’eolico in Italia. <br /> <br />Gli <b>impianti eolici in Italia</b> stanno per raggiungere un traguardo importante, cioè la soglia dei 5.000 MW installati. Alla base di questo successo c’è la spinta di una tecnologia oggi competitiva e affidabile, capace di produrre circa 6,7 TWh di energia elettrica nel 2009, e in generale la capacità delle fonti rinnovabili di rappresentare oggi una prospettiva concreta e una direzione di marcia imprescindibile per rendere più moderno e pulito il sistema energetico italiano.</p><p>L’eolico è anche al centro di un dibattito violento e confuso, in cui qualcuno è arrivato a indicarlo come il principale pericolo per il paesaggio italiano, oltre che una tecnologia inefficiente che drena tutti gli incentivi per le rinnovabili. </p><p>L’eolico ha un problema rispetto al proprio futuro, soprattutto se vuole continuare una crescita diffusa capace di valorizzare il potenziale presente nelle diverse Regioni italiane e contribuire agli obiettivi vincolanti fissati dall’Unione Europea al 2020 per la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (il 17% al 2020). </p><p>Com’è noto, e denunciato da tempo, non sono mai state approvate le Linee Guida nazionali per la valutazione e approvazione degli impianti da fonti rinnovabili e quindi, per l’eolico come per le altre rinnovabili, si continua in una situazione assurda nella quale occorre trovare soluzioni nei territori ogni volta a rischio di ricorsi e polemiche. </p><p>Questa situazione ha una responsabilità precisa: la totale assenza di una politica per la diffusione delle rinnovabili nel territorio italiano. Per Legambiente occorre finalmente introdurre regole chiare e mettere al centro il tema dell’integrazione nel paesaggio dell’eolico. Quindi indicare con chiarezza le aree in cui vietare la costruzione degli impianti per motivi naturalistici<br />e storico-archeologici, e insieme fissare le attenzioni e le procedure più trasparenti per svilupparlo nelle aree in cui il vento lo consente. Una sfida per trovare la sintesi più efficace tra l’immagine di modernità dell’eolico e i caratteri dei diversi paesaggi italiani.</p><p>L’<b>ingresso è libero</b>.<br />Per informazioni: Segreteria 06-86268402, <a href="mailto:scientifico@legambiente.it<br />">scientifico@legambiente.it</a></p><p></p><p><br /></p>
