Furgoni elettrici, l’anello debole della transizione italiana

17 luglio 2026

In Italia la quota dei veicoli commerciali leggeri elettrici è ferma al 3,2%, contro il 12,9% europeo. Il Libro Bianco 2026 di Motus-E mostra che tecnologia e convenienza economica non sono più gli ostacoli principali: servono politiche stabili per decarbonizzare consegne urbane e logistica dell’ultimo miglio.

La rapida crescita delle consegne a domicilio e dei servizi logistici sta aumentando il numero dei veicoli commerciali presenti nelle città. Furgoni e van percorrono molti chilometri, effettuano frequenti fermate e ripartenze e operano spesso nei quartieri più densamente abitati. La loro elettrificazione può quindi produrre benefici rilevanti per il clima, la qualità dell’aria e la riduzione del rumore.

Eppure l’Italia continua ad avanzare lentamente. Secondo il Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026 di Motus-E, nel primo trimestre dell’anno sono stati immatricolati soltanto 1.364 furgoni elettrici, il 4,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

La quota di mercato è rimasta ferma al 3,2%, mentre sulle strade italiane circolano complessivamente circa 29 mila veicoli commerciali leggeri elettrici.

Il divario con l’Europa continua ad aumentare

Nello stesso periodo, nell’insieme dei Paesi dell’Unione europea, dell’EFTA e del Regno Unito, le immatricolazioni dei furgoni elettrici sono cresciute del 44%. La quota di mercato ha raggiunto il 12,9%, quattro volte il valore italiano.

La Germania ha quasi triplicato le vendite, arrivando a una quota del 14,3%, grazie anche alla super-ammortizzazione del 40% per i veicoli aziendali elettrici. Nei Paesi Bassi quasi tre nuovi furgoni su quattro sono elettrici, mentre Francia e Regno Unito hanno registrato aumenti rispettivamente del 45 e del 287%.

Questi dati confermano che le scelte fiscali e regolatorie possono accelerare rapidamente la trasformazione delle flotte. In Italia, invece, l’assenza di un programma stabile ha alimentato incertezza e rinviato gli investimenti.

L’incentivo PNRR del 2025 era riservato alle microimprese situate nelle aree urbane funzionali e subordinato alla rottamazione di un veicolo della stessa categoria. Una platea così limitata da escludere gran parte degli operatori. Altri incentivi annunciati per i veicoli commerciali N1 e N2 non erano stati ancora attuati al momento della pubblicazione del rapporto.

La tecnologia non è più l’alibi

Il mercato europeo offre oggi 37 modelli di furgoni elettrici e altri otto sono attesi nel 2026. La gamma comprende piccoli van destinati alle consegne urbane e mezzi da 3,5 tonnellate adatti a impieghi più impegnativi.

In cinque anni l’autonomia media è raddoppiata, mentre la ricarica dal 10 all’80% è scesa da oltre due ore a meno di 45 minuti. Sono già disponibili modelli con più di 400 chilometri di autonomia e potenze di ricarica superiori a 150 kW.

I veicoli possono quindi sostenere cicli di lavoro urbani ed extraurbani, anche su due turni giornalieri, e trovano applicazione nella logistica refrigerata di prossimità e nell’ultimo miglio interregionale.

Anche sul piano economico il quadro è più favorevole di quanto venga spesso percepito. Secondo Motus-E, un furgone elettrico raggiunge già un costo totale di possesso inferiore a quello diesel quando percorre almeno 160 chilometri al giorno.

Proprio i mezzi utilizzati più intensamente, responsabili di maggiori consumi ed emissioni, sono dunque quelli per i quali il passaggio all’elettrico può risultare più conveniente.

Ricaricare nei depositi e produrre energia rinnovabile

Per i veicoli commerciali leggeri la modalità prevalente sarà la ricarica in deposito. Nel 2030 oltre l’80% dell’elettricità impiegata dai furgoni aziendali potrebbe essere erogata nelle sedi operative.

Questa caratteristica permette alle imprese di programmare la ricarica nelle ore di inattività, controllare i costi e integrare le infrastrutture con impianti fotovoltaici. I depositi della logistica possono trasformarsi in hub energetici capaci di produrre, accumulare e utilizzare localmente energia rinnovabile.

Per rendere possibile questa evoluzione servono però connessioni alla rete più rapide, incentivi per le infrastrutture aziendali e strumenti di gestione intelligente dei carichi. È inoltre necessaria una pianificazione che eviti di concentrare potenze elevate in zone dove la rete non è adeguata.

Una distorsione normativa penalizza i van elettrici

Il peso delle batterie può portare un furgone elettrico oltre la soglia delle 3,5 tonnellate, facendolo passare dalla categoria N1 alla N2 anche quando svolge le stesse funzioni della corrispondente versione diesel.

La possibilità di guidare alcuni mezzi fino a 4,25 tonnellate con patente B ha risolto soltanto una parte del problema. Rimangono differenze nei regimi amministrativi e nell’applicazione dei Criteri ambientali minimi.

Motus-E propone di equiparare i veicoli commerciali a zero emissioni fino a 4,25 tonnellate agli equivalenti endotermici fino a 3,5 tonnellate. La normativa non dovrebbe infatti penalizzare un mezzo esclusivamente per il peso aggiuntivo della batteria.

Incentivare l’elettrico senza continuare a finanziare il diesel

Il rapporto richiama anche la disparità tra il sostegno riservato ai carburanti fossili e quello destinato all’elettricità.

Nel 2023 i rimborsi riconosciuti al diesel utilizzato nel trasporto merci hanno raggiunto 1,231 miliardi di euro. Motus-E propone di introdurre un rimborso per l’energia elettrica effettivamente impiegata dai veicoli a zero emissioni, indicativamente pari a 0,051 euro per kWh.

L’intervento avrebbe un costo iniziale molto contenuto: 0,6 milioni di euro nel 2027, destinati a salire a 29,2 milioni nel 2030 e a 172,3 milioni nel 2035. Potrebbe essere finanziato attraverso una progressiva riallocazione delle risorse oggi destinate ai combustibili fossili.

La proposta apre una questione più generale: non è coerente dichiarare di voler decarbonizzare il trasporto merci continuando a garantire al diesel un vantaggio fiscale strutturale che non viene riconosciuto alle alternative a zero emissioni.

Fino a un furgone nuovo su due elettrico nel 2035

Con le politiche attuali, Motus-E stima che i furgoni elettrici potrebbero raggiungere una quota di mercato del 13% nel 2030 e del 37% nel 2035.

Uno scenario fondato su incentivi strutturali, ricarica aziendale, regole più semplici e obiettivi per le flotte porterebbe invece la quota al 22% nel 2030 e al 50% nel 2035. Ciò significherebbe immettere in circolazione tra 140 mila e 180 mila veicoli elettrici aggiuntivi.

L’elettrificazione dei furgoni deve essere accompagnata anche da una migliore organizzazione della logistica urbana: centri di consolidamento, cargo bike per le consegne più leggere, riduzione dei viaggi a vuoto, condivisione degli spazi e regole di accesso alle città coerenti con gli obiettivi climatici e sanitari.

Sostituire il motore è necessario, ma non sufficiente. La sfida consiste nel combinare veicoli a zero emissioni e riduzione del traffico logistico, rendendo le consegne più efficienti e le città più vivibili.

Fonte: Motus-E-Libro-Bianco-2026


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