Qualità dell’aria: cala il PM2.5, ma il particolato secondario resta una sfida cruciale

14 maggio 2026

Il nuovo rapporto Arpae Emilia-Romagna dedicato alle specie chimiche presenti nel PM2.5 mostra segnali incoraggianti sul progressivo calo degli inquinanti atmosferici, ma evidenzia anche criticità ancora strutturali legate alla formazione del particolato secondario. 

L’indagine, basata su oltre tredici anni di monitoraggi, analizza nel dettaglio la composizione del particolato fine nelle stazioni di Bologna, Parma, Rimini e Molinella. 

Tra le componenti più rilevanti emergono nitrati e ammonio, sostanze che si formano in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto prodotti dal traffico e dall’ammoniaca derivante soprattutto da attività agricole e zootecniche. 

Il rapporto sottolinea che il carbonio elementare – tipico prodotto delle combustioni – mostra una riduzione significativa anche in termini percentuali sul PM2.5, segnale positivo rispetto alle emissioni dirette. Più difficile invece ridurre il particolato secondario, che continua a mantenere un peso elevato nella composizione delle polveri sottili. 

Particolarmente interessante anche il monitoraggio del levoglucosano, marker della combustione di legna e biomasse, che evidenzia il contributo del riscaldamento domestico alla qualità dell’aria nei mesi freddi. 

Secondo Arpae, affrontare il problema del PM2.5 richiede politiche coordinate che coinvolgano mobilità sostenibile, decarbonizzazione energetica, agricoltura e riscaldamento civile, andando oltre le sole misure emergenziali sul traffico urbano.

Per chi vuole approfondire: https://italy.cleancitiescampaign.org/pums-updates/pm2-5-il-particolato-secondario-resta-la-principale-criticita-nelle-citta-della-pianura-padana/


↑ torna in cima