Mobilità sostenibile a Prato: ciclovie integrate, sicurezza stradale e qualità dell’aria
Prato potrebbe trasformare le proprie tangenziali urbane nella spina dorsale di una nuova mobilità sostenibile, integrando ciclovie sicure, tecnologie intelligenti e trasporto pubblico. È la proposta rilanciata dal progetto “PratoMiMuovo”, che parte da un dato evidente: i circa 60 chilometri di piste ciclabili oggi presenti in città risultano ancora troppo frammentati per rappresentare una reale alternativa all’automobile.
Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), approvato nel 2023, prevede altri 60 chilometri di nuove infrastrutture ciclabili grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2026 una rete complessiva di circa 130-140 chilometri.
Secondo l’analisi, il limite principale del piano attuale è però l’esclusione delle principali arterie di attraversamento urbano: viale Leonardo da Vinci, la SP325 e la Mezzana, corridoi strategici per gli spostamenti pendolari tra periferie, centro città e aree produttive.
La proposta evidenzia come queste strade dispongano già di banchine laterali sufficientemente ampie per ospitare corsie ciclabili protette senza necessità di nuovi espropri o ampliamenti infrastrutturali. Nel caso della Declassata, la larghezza delle banchine supera già i requisiti minimi previsti dal Codice della Strada per una pista ciclabile unidirezionale.
L’elemento innovativo del progetto riguarda soprattutto la sicurezza agli incroci, considerata il vero nodo critico della mobilità ciclabile urbana. I dati ACI-ISTAT mostrano infatti che gran parte degli incidenti mortali che coinvolgono ciclisti avviene proprio nelle intersezioni, nelle rotatorie e nei punti di conflitto con il traffico automobilistico.
Per questo “PratoMiMuovo” propone l’integrazione delle ciclovie con sistemi intelligenti di gestione del traffico: semafori con verde anticipato per le biciclette, sensori radar e ottici nelle rotatorie, pannelli luminosi di allerta per gli automobilisti e controllo adattivo dei flussi veicolari.
Tecnologie già utilizzate in diverse città europee, da Utrecht ad Amsterdam, che permettono di aumentare visibilità e sicurezza dei ciclisti riducendo il rischio di collisioni.
La riflessione si collega direttamente anche agli obiettivi climatici e sanitari. Nella Piana Prato-Pistoia i livelli di PM10 e biossido di azoto restano infatti ancora critici nonostante i miglioramenti degli ultimi anni. Ridurre l’utilizzo dell’auto privata negli spostamenti brevi significa diminuire emissioni climalteranti, traffico e inquinamento atmosferico, con benefici diretti sulla salute pubblica.
L’analisi sottolinea però che la bicicletta non può essere considerata una soluzione isolata. Serve invece un sistema integrato di mobilità urbana basato su trasporto pubblico efficiente, ciclovie continue, parcheggi protetti per biciclette, sharing mobility e piattaforme digitali capaci di unificare informazioni e servizi.
In questo quadro viene citato anche il modello delle Zone 30, già adottato in città europee e recentemente a Bologna, dove il limite diffuso dei 30 km/h ha contribuito a ridurre incidenti e feriti aumentando allo stesso tempo gli spostamenti in bicicletta.
Il progetto richiama infine numerosi esempi internazionali — Utrecht, Siviglia, Helsinki, Bogotá e Malmö — che dimostrano come infrastrutture sicure e intermodalità possano rendere la bicicletta una scelta quotidiana competitiva rispetto all’automobile.
Per Prato, conclude l’analisi, esiste oggi una finestra concreta di opportunità: utilizzare i fondi già disponibili per trasformare infrastrutture esistenti in una rete ciclabile continua, intelligente e realmente utile alla mobilità urbana sostenibile.
Vedi i grafici interattivi con i dati della mobilità a PRATO
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