Recovery Fund e transizione ecologica: fino a che punto fidarsi?

Dal Governo, nella gestione delle straordinarie opportunità e risorse derivanti dal Recovery Fund, ci si aspetta oggi che si rispetti innanzitutto l’obiettivo di dedicare al contrasto ai cambiamenti climatici almeno il 30% (di cui un terzo per il sud) del Recovery Fund.

17 settembre 2020 Fonte: RiEnergia

Digitalizzazione ed innovazione, equità, inclusione sociale, salute, ambiente, mobilità, istruzione, competitività: nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – il documento che indica come verranno spesi i finanziamenti di Next Generation EU – che verrà vagliato dall’Unione europea nella prossima primavera, i segnali positivi non mancano, in particolare se si osservano il linguaggio, gli auspici, gli obiettivi. Anche i riferimenti e gli indirizzi sono interessanti e in larga parte condivisibili. Il concetto stesso di “resilienza”, che si trova nel titolo, fa ben sperare. Insomma, buone notizie. Ma ancora non sufficienti per assicurare il raggiungimento di un duplice obiettivo che si presenta più che mai ostico: la ripresa economica post-pandemia, e il perseguimento degli obiettivi climatici e ambientali che dovrebbero portare l’Europa a diventare un continente a zero emissioni nette al 2050. 

Ne parlano su Rienergia il Vicepresidente di Kyoto Club, Francesco Ferrante, e la Direttrice tecnica dell'Associazione, Annalisa Corrado.

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