Donne e mobilità: una Carta per città più sicure, servizi migliori e più opportunità per famiglie e imprese
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Città più sicure e servizi di trasporto più efficienti non sono un lusso: sono una condizione per far crescere lavoro, qualità della vita e competitività dei territori. In questa prospettiva si inserisce il percorso avviato con il convegno “Donne e mobilità: politiche per la parità, le professioni e l’innovazione”, tenuto a Bologna il 20 gennaio 2026, dove è stato presentato un documento di indirizzo per arrivare a una Carta della mobilità delle donne.
Una mobilità “reale”, fatta di tempi stretti e spostamenti a tappe
I dati discussi mostrano una realtà concreta: una parte importante degli spostamenti femminili è legata alla gestione familiare (34,4% contro 27,1% degli uomini). Non è un dettaglio statistico: significa tragitti più frammentati, orari meno prevedibili, esigenze di interscambio e prossimità molto più frequenti.
Se la rete del trasporto pubblico locale e i servizi urbani restano progettati su un unico modello (il pendolarismo lineare casa–lavoro), la città perde utenti, efficienza e attrattività.
Sicurezza e decoro: ciò che fa scegliere davvero un mezzo
La sicurezza – soprattutto nelle ore serali – influenza direttamente le scelte. Le statistiche riportate indicano che le donne si sentono insicure la sera in misura doppia rispetto agli uomini (16,4% contro 7,4%).
Quando una fermata è buia, isolata, poco leggibile o poco presidiata, il risultato è semplice: si rinuncia al trasporto pubblico e si torna all’auto privata. Intervenire su illuminazione, visibilità, qualità degli spazi di attesa e continuità dei percorsi pedonali è quindi una misura di sicurezza, ma anche una scelta di buon governo: riduce dipendenza dall’auto e migliora l’accessibilità urbana.
Più donne nella mobilità: più competenze, più innovazione, migliore servizio
Il tema riguarda anche il lavoro: nel settore trasporti e logistica le donne sono circa il 22% degli occupati, e la presenza cala nei ruoli apicali e operativi.
Allargare l’accesso alle professioni della mobilità – dalla pianificazione alla gestione – significa rafforzare il capitale umano, aumentare capacità di innovazione e qualità del servizio. In un momento in cui le città investono in infrastrutture e digitalizzazione, lasciare indietro metà del potenziale talento è un costo che non possiamo permetterci.
Una Carta con obiettivi chiari (e misurabili)
La proposta di Carta si articola in quattro impegni che chiamano in causa istituzioni, aziende di trasporto e gestori dei servizi urbani:
- Più dati e analisi disaggregate per genere, per progettare su bisogni reali e non su medie astratte;
- Linee guida per uno spazio pubblico sicuro e accessibile, dalla fermata del bus alle stazioni, dai percorsi pedonali alla manutenzione;
- Servizi flessibili e integrati, capaci di rispondere a spostamenti “a catena” e orari non standard, anche grazie a soluzioni digitali (Mobility as a Service) e mobilità condivisa;
- Azioni per ridurre il divario nelle professioni, con formazione, welfare e percorsi di carriera.
Una scelta di futuro: città che funzionano meglio per tutti
Costruire città “a misura di donne” non significa creare categorie, ma migliorare la città per l’intera comunità: bambini, anziani, lavoratori con turni, famiglie e persone che si muovono senza auto. È un approccio pragmatico: più sicurezza, più efficienza, più libertà di scelta negli spostamenti e, di conseguenza, più opportunità per la vita quotidiana e per l’economia urbana.
