Legambiente, qualità dell’aria nelle città italiane: miglioramenti fragili e politiche ancora insufficienti verso il 2030

13 febbraio 2026

Nel 2025 la qualità dell’aria nelle città italiane registra alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro che emerge guardando agli obiettivi europei al 2030 resta fortemente critico. È quanto evidenzia il rapporto “Mal’Aria di città 2026. Luci e ombre dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane” di Legambiente, che analizza l’andamento di PM10, PM2.5 e biossido di azoto nei capoluoghi di provincia, mettendo in relazione i dati più recenti con i nuovi limiti introdotti dalla Direttiva europea sulla qualità dell’aria .

PM10: dati in miglioramento, ma non strutturali

Nel 2025 sono solo 13 i capoluoghi che hanno superato il limite giornaliero di PM10, uno dei risultati migliori degli ultimi anni. Palermo resta la città più critica con 89 sforamenti, seguita da Milano, Napoli e Ragusa. Nessuna città supera invece i limiti annuali oggi vigenti per PM10, PM2.5 e NO2, confermando una tendenza al miglioramento già osservata negli ultimi anni .

Secondo Legambiente, tuttavia, questi risultati non possono essere letti come l’esito di politiche strutturali consolidate: il 2025 è stato caratterizzato da condizioni meteoclimatiche particolarmente favorevoli, che hanno contribuito alla dispersione degli inquinanti. Un miglioramento che rischia quindi di essere temporaneo se non accompagnato da interventi incisivi e continui.

I nuovi limiti europei mettono in evidenza il ritardo italiano

Applicando già oggi i limiti che entreranno in vigore dal 2030, lo scenario cambia radicalmente. Il 53% dei capoluoghi italiani risulterebbe fuori norma per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per il biossido di azoto. In molte città sarebbero necessarie riduzioni delle concentrazioni comprese tra il 30% e il 60%, in particolare nelle aree della Pianura Padana e nei grandi centri urbani.

Questi dati confermano come l’Italia sia ancora lontana da un allineamento pieno agli obiettivi europei e, soprattutto, ai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, più stringenti e maggiormente tutelanti per la salute.

Mobilità e transizione energetica: nodi centrali

Il rapporto ribadisce il ruolo chiave del traffico stradale come principale fonte di NO2 nelle aree urbane, rendendo evidente la necessità di accelerare sulla transizione della mobilità: più trasporto pubblico locale, elettrificazione, riduzione dello spazio dedicato all’auto privata, diffusione delle zone a basse e zero emissioni, promozione della mobilità attiva e della “Città 30”.

Accanto alla mobilità, restano centrali le politiche sul riscaldamento civile e sull’efficientamento energetico degli edifici, oltre al tema delle emissioni legate all’agricoltura e agli allevamenti intensivi, particolarmente rilevanti nel bacino padano. Settori che incidono direttamente sia sulla qualità dell’aria sia sugli obiettivi climatici e che richiedono un approccio integrato, coerente con le strategie di decarbonizzazione.

Risorse e governance: una questione di coerenza

Un elemento critico sottolineato da Legambiente riguarda la riduzione delle risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano, proprio mentre iniziano a emergere segnali positivi. Una scelta che rischia di indebolire le politiche locali, rallentare la transizione e aumentare il rischio di nuove procedure di infrazione europee, come dimostra quella avviata nel febbraio 2026 per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico .

Una sfida strategica per clima e salute

La qualità dell’aria nelle città italiane non è solo una questione ambientale, ma un indicatore chiave della coerenza tra politiche climatiche, energetiche e di mobilità. I dati del 2025 mostrano che il cambiamento è possibile, ma senza un rafforzamento delle politiche pubbliche, investimenti stabili e una governance multilivello efficace, il traguardo del 2030 rischia di restare fuori portata, con conseguenze rilevanti per la salute delle persone, il clima e la competitività dei territori.


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