Napoli, il porto avvelenato dalle navi
«I risultati del monitoraggio evidenziano che la situazione ambientale del Porto di Napoli è gravissima, mette a rischio la salute di chi vi lavora, di chi vi transita, e dell’intera città». Parole di Anna Gerometta, la presidente dell’associazione Cittadini per l’aria. L’11 maggio era a Calata Porta di Massa con Axel Friedrich, tra i fondatori dell’Icct — il consiglio internazionale per i trasporti puliti – e con i componenti dell’associazione ambientalista tedesca Nabu. Hanno misurato le concentrazioni di polveri ultrafini, black carbon — una frazione del particolato — e biossido di azoto. Sostanze emesse anche dalle navi, prevalentemente traghetti, ferme in porto a motori accesi.
«Le misurazioni del biossodo di azoto effettuate con l’etilometro dalle ore 9 alle ore 14 indicano che in porto a Napoli, a pochi metri dagli uffici della Capitaneria di porto, le concentrazioni medie di biossido di azoto sono state di 60 microgrammi per metro cubo. Più elevate della concentrazione (50 microgrammi per metro cubo) che, in base alla nuova Direttiva Ue, non andrebbe superata sulle 24 ore più di 18 giorni all’anno e più che doppia di quella giornaliera (25 microgrammi per metro cubo) da non superarsi più di 3-4 volte all’anno, in base alle Linee guida sulla qualità dell’aria dell’Oms».
Lo strumento ha misurato inoltre intorno alle 12, informa l’associazione, «picchi ripetuti di biossido di azoto di oltre 300 microgrammi per metro cubo, ben più elevati di quel limite orario di 200 microgrammi per metro cubo che secondo l’Oms non va mai superato e che in base alla nuova direttiva non deve essere oltrepassato più di tre volte all’anno».
Dati che confermano quelli rilevati per i primi cinque mesi del 2025 dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile dal monitoraggio ufficiale ARPA, che mostrano in città ben 81 giorni di superamento del limite giornaliero previsto dalla Direttiva europea per il biossido di azoto su 151 giorni.

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