Nucleare radical chic vs rinnovabili: qualche numero per il ministro

Costi elevati e tempi biblici di costruzione rendono l'attuale nucleare e quello futuribile non competitivo ai fini della decarbonizzazione del sistema elettrico. Ma se il ministro Cingolani conosce questi dati perché si sbilancia con dichiarazioni così velleitarie? L'editoriale del Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini.

6 settembre 2021 Fonte: QualEnergia.it

Le recenti dichiarazioni del ministro Cingolani su rinnovabili e nucleare hanno sconcertato molti, come si evince dai commenti critici comparsi su alcuni giornali.

In realtà proprio le energie rinnovabili saranno protagoniste della decarbonizzazione indispensabile per evitare disastri climatici (le sole alluvioni in Germania dello scorso mese hanno provocato danni per 30 miliardi).

Cingolani ha dichiarato che le rinnovabili devono arrivare a produrre in Italia il 72% dell’elettricità nel 2030. Concordiamo e, se il governo aiuterà a superare le opposizioni localiste e gli ostacoli frapposti da molti Enti locali, Regioni e Soprintendenze alla loro diffusione, il risultato sarà raggiungibile.

Per quanto riguarda poi il nucleare, l’altro tema discusso da Cingolani, in realtà è noto che le nuove centrali atomiche sono diventate sempre più care e in alcuni paesi gli impianti esistenti faticano a reggere la concorrenza delle rinnovabili e del metano.

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