La rivoluzione energetica è gia in atto. Quale spazio si ritaglieranno le grandi aziende energetiche?
Un convegno organizzato dal Kyoto Club in occasione del decennale della sua fondazione dal titolo \"Kyoto, transizione energetica, rinnovabili. Le grandi aziende energetiche verso Copenaghen e gli obiettivi 2020\".
<p>La rivoluzione energetica è già in atto e ci troviamo di fronte ad un fase di rapido cambiamento del panorama energetico, anche se con risultati molto diversi tra i vari paesi.<br />L’industria energetica tradizionale in parte resiste (è il caso della Exxon), in parte si converte e punta a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel nuovo mercato che vede ancora la <b>leadership dell’Europa</b>, dove <b>l’eolico nel 2008</b>, in termini di nuova potenza installata, <b>è al primo posto</b> (35%), seguito dal gas (29%) e dal fotovoltaico (19%). Ma il fatto più eclatante riguarda il periodo 2000-2008: se consideriamo le variazioni nette della potenza elettrica installata in Europa in questo lasso di tempo, l’eolico si posiziona al secondo posto (45%), dopo il gas (68%) e il fotovoltaico è al terzo posto (7%). Le centrali nucleari, a carbone e ad olio combustibile hanno invece registrato un saldo negativo.<br />L’Europa primeggia nelle fonti rinnovabili, ma in questo comparto i paesi asiatici restano temibili concorrenti. Un nuovo slancio avverrà nei prossimi anni con il deciso ingresso nel settore degli Stati Uniti di Obama.</p><p>Gli attori di questa rivoluzione energetica saranno diversi: <b>le start-up</b> (o new companies, aziende produttrici di celle e moduli fotovoltaici, turbine eoliche, caldaie a biomasse, ecc.) che finora hanno fatto la parte del leone, <b>le compagnie energetiche</b> (spesso multinazionali) e <b>le aziende con un diverso core business</b> ma che hanno ritenuto opportuno diversificare le proprie attività.</p><p>Il Kyoto Club in occasione del <b>decennale della sua fondazione</b> e per il quarto anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto ha organizzato oggi, 12 febbraio, un convegno a Roma proprio per analizzare il ruolo della seconda categoria di attori del processo di transizione energetica attualmente in marcia, cioè delle multinazionali energetiche operanti nel settore elettrico e delle fonti fossili (gas, petrolio e carbone).<br />Il convegno, dal titolo “<b>Kyoto, transizione energetica, rinnovabili. Le grandi aziende energetiche verso Copenaghen e gli obiettivi 2020</b>”, vede la partecipazione dei rappresentanti di diverse grandi aziende energetiche (Enel, Eni, Sorgenia, Edison, ecc.) che presenteranno le loro strategie presenti e future nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. <br />Lo scopo è capire come si proporranno e che ruolo avranno i grandi gruppi energetici operanti in Italia nel periodo post-Kyoto, che inizierà il suo iter in dicembre a Copenaghen, e alla luce degli obiettivi vincolanti definiti per il 2020 dal pacchetto europeo energia e clima.</p><p>Per un quadro sugli scenari internazionali, <b>Paolo Frankl</b>, responsabile dell’Unità Energia Rinnovabile della IEA (International Energy Agency), illustrerà il ruolo delle rinnovabili nel panorama energetico mondiale in base a quanto valutato anche dal recente World Energy Outlook 2008 che, come ha detto Frankl, “ha prodotto un risultato nuovo per l’agenzia che porta ad identificare un obiettivo che condurrà ad una vera e propria rivoluzione orientata a “decarbonizzare” il mix energetico del settore elettrico, con un 50% al 2050 rappresentato da fonti rinnovabili”.</p><p>Tra gli interventi delle società energetiche presenti al convegno quello di <b>Francesca Ferrazza</b>, Responsabile del Coordinamento Progetti di Ricerca nella Direzione Strategia e Sviluppo dell’ENI, illustra il programma “Along with Petroleum” nel campo delle rinnovabili, che prevede ad oggi 7 progetti, 4 nell’ambito dell’energia solare e 3 in quello dei biocarburanti ed ha un budget di 30 milioni di euro. Importante anche un accordo quinquennale di partnership con il Massachussets Institute of Technology, che prevede anche progetti molto innovativi nel campo dello sviluppo dell’energia solare.</p><p>Per <b>Gianni Silvestrini</b>, direttore scientifico del Kyoto Club (vedi in basso relazione presentata al convegno), “molte utilities, in parte per far fronte ad obblighi previsti dalle normative nazionali e in parte per diversificare la propria produzione, considerano ormai di importanza strategica il comparto delle rinnovabili e stanno incrementando notevolmente gli investimenti nell’energia verde, aumentando la quota di rinnovabili nel proprio portafoglio”. </p><p>Nel settore petrolifero e delle fonti fossili, invece, dopo un forte interesse negli anni ’90, le multinazionali non hanno ottenuto quei risultati dichiarati nelle loro campagne informative. “E’ il caso di Shell, BP e della nostra Eni – dice Silvestrini – che dopo un decennio da quel loro iniziale impegno, non hanno fornito un contributo concreto ad una transazione energetica, forse anche per l’avvicendarsi di amministratori delegati che avevano creduto e imposto il cambio di strategia”.</p><p>Per l’Italia, ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei al 2020 (17% dei consumi finali di energia), il ruolo di questi attori energetici sarà fondamentale. “Occorre un deciso innalzamento dell’attenzione di chi governa e delle imprese”, conclude il direttore scientifico del Kyoto Club. “Va attivata perciò una politica chiara e decisa per scongiurare il riscaldamento del pianeta; e questa nuova rivoluzione può rappresentare anche una straordinaria opportunità per la nostra industria”.</p>
