Qualità, innovazione e sostenibilità sono l’anima della nostra economia: presentato oggi il rapporto "GreenItaly 2013"
Sono 328 mila le imprese (22% del totale) che, contro e nonostante la crisi, puntano sulla green economy. Qualità, innovazione e sostenibilità sono l'anima dell'economia italiana. È questa la fotografia scattata dal rapporto "GreenItaly 2013" di Unioncamere e Fondazione Symbola.
<p><b>Tre milioni di green jobs</b>. <b>328mila aziende italiane</b> (il 22%) dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente che dal 2008 <b>hanno investito</b>, o lo faranno quest’anno, <b>in tecnologie green</b> per ridurre l’impatto ambientale e risparmiare energia. Dalle quali quest’anno arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell’industria e nei servizi: 216.500 su un totale di 563.400. Con i green jobs che diventano protagonisti dell’innovazione e copriranno addirittura il 61,2% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende: la ricerca e l’innovazione che, dunque, parlano green. </p><p>È questa la<b> green economy italiana</b>, cui si devono 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto, in termini nominali, dalla green economy nel 2012, pari al 10,6% del totale dell’economia nazionale, esclusa la componente imputabile al sommerso. </p><p>A restituirne l’istantanea è <a href="http://www.symbola.net/assets/files/GREENITALY-2013_1383234863.pdf"><b>"GreenItaly 2013" (pdf)</b></a>, il <b>rapporto annuale di Unioncamere e Fondazione Symbola</b> che ricostruisce la forza e racconta le eccellenze della green economy nazionale. E che è stato presentato ieri, 4 novembre, a Milano presso la sede di Expo 2015 alla presenza di Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere, Claudio Gagliardi, segretario generale Unioncamere, Giuseppe Sala, commissario unico Expo 2015, Aldo Bonomi, Direttore AASTER, Rosario Bifulco, presidente Green economy network Assolombarda, Maurizio Martina, sottosegretario Expo 2015, Andrea Orlando, Ministro dell’Ambiente, Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola.</p><p>La <b>green economy</b>, secondo Symbola e Unioncamere, <b>è un nuovo paradigma produttivo</b> che esprime, nel nostro Paese, la parte propulsiva dell’economia: "dall’inizio della crisi, nonostante la necessità di stringere i cordoni della borsa, più di un’impresa su cinque ha scommesso sulla green economy. Che è stata, quindi, percepita come una risposta alla crisi stessa, e non ha deluso le aspettative". <b>Chi investe green</b>, infatti, si legge nel rapporto arrivato alla quarta edizione, <b>è più forte all’estero</b>: il 42% delle imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti esporta i propri prodotti, contro il 25,4% di quelle che non lo fanno. Green economy significa innovazione: il 30,4% delle imprese del manifatturiero che investono in eco-efficienza ha effettuato innovazioni di prodotto o di servizi, contro il 16,8% delle imprese non investitrici. E significa redditività: il 21,1% delle imprese manifatturiere eco-investitrici ha visto crescere il proprio fatturato nel 2012, tra le non investitrici è successo solo nel 15,2% dei casi.</p><p>Dalla green economy nazionale arrivano segnali positivi anche sul tema dell’<b>occupazione giovanile</b>: il 42% del totale delle assunzioni under 30 programmate quest’anno dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente verrà fatto proprio da quel 22% di aziende che fanno investimenti green. E anche sul fronte dei diritti: se guardiamo ai green jobs, tra le assunzioni a carattere non stagionale, l’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52%, mentre scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green.</p><p><b>I numeri di GreenItaly</b></p><p><b>Investimenti</b>. Sono quasi 328mila le imprese dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2008-2012 e/o investiranno entro la fine del 2013 in tecnologie green in grado di assicurare un maggior risparmio energetico e/o un minor impatto ambientale: più di una su cinque, esattamente pari al 22% dell’intera imprenditoria extra-agricola con dipendenti. Una percentuale che sale al 29,7% nell’industria manifatturiera (81mila).</p><p><b>Export</b>. Il 17,5% delle imprese (57.500) che investono in eco-efficienza (quelle che hanno investito nel 2008-2012 e/o investiranno nel 2013 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico o a minor impatto ambientale) sono esportatrici (anno 2012, tendenza che sale al 42% nel manifatturiero, con 34mila imprese), contro il 10% di quelle che non investono (25,4% nel manifatturiero).</p><p><b>Innovazione</b>. Circa 23 imprese che hanno fatto nel 2008-2012 o faranno nel 2013 eco-investimenti su 100 hanno effettuato innovazioni di prodotto/servizio nel corso del 2012 (74mila imprese), contro le 11 circa su 100 nel caso delle imprese non investitrici. Nell’industria manifatturiera, le imprese eco-investitrici e innovatrici sono addirittura il 30,4% (più di 24mila), sostanzialmente il doppio (in termini relativi) di quanto rilevato tra le imprese che non investono nel green (16,8%).</p><p>Addirittura il 61,2% di tutte le assunzioni previste nel 2013 e destinate alle attività di ricerca e sviluppo (R&S) all’interno delle nostre aziende sarà coperto da green jobs.</p><p><b>Redditività</b>. Mentre circa 17 imprese che investono nell’eco-efficienza su 100 hanno visto crescere, in maniera moderata o elevata, il fatturato nel 2012 (rispetto al 2011), solo in 12 casi su 100 tale situazione è riscontrabile tra le imprese non investitrici.</p><p><b>Occupazione/assunzioni</b>. La dinamicità delle imprese che hanno fatto eco-investimenti è evidente anche sul fronte occupazionale. Con ben il 21,3% delle imprese che prevede di assumere nel 2013 (circa 70mila) le imprese di industria e servizi (con dipendenti) che fanno eco-investimenti doppiano quelle non investitrici (10,9%). Più del 38% delle assunzioni programmate da tutte le imprese dell’industria e servizi (con dipendenti) per il 2013 proviene proprio dalle aziende che investono nella sostenibilità (sempre con riferimento alle imprese che hanno investito nel 2008-2012 e/o investiranno nel 2013): in valori assoluti si tratta di circa 216.500 assunzioni sul totale delle 563.400 previste.</p><p><b>Occupazione/green jobs</b>. Oggi nell’intera economa italiana (sia privata che pubblica) gli occupati "verdi" – i cosiddetti green jobs – sono 3.056,3 mila, corrispondenti al 13,3% dell’occupazione complessiva nazionale. Accanto a questi possiamo annoverare altre 3 milioni e 700 mila figure ‘attivabili’ dalla green economy: occupati con le carte in regola per lavorare in settori e filiere green. Ben 90 assunzioni totali previste dalle imprese industriali e dei servizi (con dipendenti) per quest’anno di green jobs in senso stretto su 100 hanno carattere non stagionale, contro appena 62 su 100 per le figure non green. Tra le assunzioni non stagionali, l’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52% per i green jobs e scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green.</p><p>I giovani. Il 42% del totale delle <b>assunzioni under 30</b> programmate quest’anno verrà fatto proprio da quel 22% di aziende che fanno investimenti green. Perché ben 36 assunzioni non stagionali su 100 (36,1%) previste nel 2013 dalle imprese eco-investitrici sono rivolte a giovani under 30, laddove nel caso delle imprese che non investono il rapporto scende a circa 30 su 100 (30,5%).<br /><b><br />Valore aggiunto</b>. Il valore aggiunto, in termini nominali, prodotto nel 2012 dalla green economy (calcolato a partire dallo stock dei green jobs) è pari a 100.762,3 milioni di euro, pari al 10,6% del totale della ricchezza prodotta, dal quale è stata esclusa la componente imputabile al sommerso. Quota che nell’industria in senso stretto arriva al 13,4%, addirittura al 16,2% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca e al 24,2% nel caso delle costruzioni.</p><p><i>(fonte Comunicato stampa Fondazione Symbola)</i></p><p>Rapporto <a href="http://www.symbola.net/assets/files/GREENITALY-2013_1383234863.pdf">GreenItaly 2013 (pdf)</a></p><p><br /></p>
