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20 marzo 2009

Elettricità rinnovabile: parere della Commissione all’Italia per il mancato riconoscimento di alcune garanzie d’origine

La Commissione europea ha inviato ieri un parere motivato all’Italia per il mancato riconoscimento di alcune garanzie d’origine di altri Stati membri dell’UE. Si esorta l’Italia ad adottare entro due mesi le misure necessarie a conformarsi alla direttiva.

Diverse società si sono lamentate del fatto che l’Italia ha negato il riconoscimento delle garanzie d’origine di Francia, Grecia e Slovenia per quanto riguarda l’energia elettrica rinnovabile prodotta nel 2005. Dopo aver indagato in merito, la Commissione è giunta alla conclusione che il rifiuto delle autorità italiane di riconoscere le garanzie d’origine per il 2005 è ingiustificato. L’Italia ha pertanto violato l’articolo 5, paragrafo 4, della Direttiva 2001/77/CE (qui).

In Italia vige il sistema dei certificati verdi in base al quale i fornitori di energia elettrica hanno l’obbligo di detenere - per una determinata quota della loro energia elettrica – certificati verdi (a riprova del fatto che l’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili). I fornitori che importano energia elettrica possono essere esonerati da tale obbligo se sono in possesso di garanzie d’origine (prova paneuropea del fatto che l’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili) rilasciate da altri Stati membri. In linea di massima, l’Italia riconosce le garanzie d’origine – conformemente alla direttiva – e le utilizza unitamente ai certificati verdi previsti dalla normativa nazionale.

Anteriormente all’entrata in vigore della direttiva, l’Italia riconosceva una serie di certificati (quali, ad esempio, i certificati del sistema europeo di certificazione dell’energia RECS). A partire dal recepimento della medesima nella legislazione nazionale, l’Italia considera le garanzie d’origine come gli unici certificati validi per ottenere l’esenzione dall’obbligo di detenere certificati verdi. Poiché in alcuni altri Stati membri si erano verificati dei ritardi e la direttiva non era stata ancora recepita integralmente nelle loro legislazioni nazionali, l’Italia ha deciso che le garanzie d’origine rilasciate nel 2005 dai paesi di cui sopra non potessero essere considerate affidabili. Con questa motivazione le autorità italiane ne avevano quindi rifiutato il riconoscimento.
La Commissione ritiene che tale sistematico rifiuto di riconoscere le garanzie di origine rilasciate in altri Stati membri sia ingiustificato.

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