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12 novembre 2018

Il piano nazionale energia e clima. Le proposte di Coordinamento FREE

Il Piano Nazionale Energia e Clima offre al Paese l’opportunità di rispondere positivamente al grido di allarme dell’IPCC, accelerando il processo di decarbonizzazione in linea con quanto previsto dall'Accordo di Parigi sul clima. Questo rapporto, redatto da Coordinamento FREE e dai suoi soci, e presentato a Key Energy lo scorso 8 novembre, è stato concepito per offrire un contributo all’elaborazione del Piano, e cerca di mettere sul tappeto le dimensioni del cambiamento richiesto per realizzare gli obiettivi e le misure a tal fine necessarie.

Questo rapporto, cui hanno attivamente contribuito le Associazioni che aderiscono al Coordinamento FREE, esce poche settimane dopo la pubblicazione, da parte dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), del rapporto “Global Warming of 1.5 °C”, dove si ribadisce che la completa realizzazione degli impegni volontariamente assunti dai singoli stati con l’Accordo di Parigi del 2015 non consentirebbe di contenere entro 1,5 °C l’incremento della temperatura globale, con la prospettiva di arrivare inesorabilmente a 2 °C.

Nel 2030 le emissioni climalteranti salirebbero infatti a 52–58 GtCO2eq, mentre per rispettare il limite di 1,5 °C dovrebbero iniziare a scendere prima della fine del prossimo decennio. Oltre tutto, in diverse aree del pianeta già oggi si riscontrano riscaldamenti superiori alla media, fino a due-tre volte nell’Artico, per cui non superare globalmente 1,5 gradi risparmierebbe in tali aree eventi estremi, altrove non ancora presenti. Insomma, secondo l’IPCC occorre fare di più, e in fretta.

Il Piano Nazionale Energia e Clima offre al Paese l’opportunità di rispondere positivamente al grido di allarme dell’IPCC, accelerando il processo di decarbonizzazione e, nel farlo, innovando il sistema produttivo e i servizi, con le conseguenti opportunità occupazionali.

Questo rapporto, concepito per offrire un contributo all’elaborazione del Piano, cerca di mettere sul tappeto le dimensioni del cambiamento richiesto per realizzare gli obiettivi e le misure a tal fine necessarie, senza nascondere sotto lo stesso tappeto i problemi posti da una trasformazione così radicale: si pensi ad esempio alla complessità di alcune riconversioni industriali.

In particolare, vengono spesso nascosti sotto il tappeto i problemi che sorgono, se si tiene conto degli effetti di una crescita realistica del PIL; questo tema è infatti quasi sempre sottaciuto nei documenti che affrontano problematiche energetico-ambientali. Clamoroso è, ad esempio, il tasso di crescita medio annuo del PIL nel 2020-2030, utilizzato dalla Commissione europea per la costruzione degli scenari nazionali fino al 2050: 1,19%. Questa ipotesi indubbiamente consente di dedurre impegni meno sfidanti per realizzare gli obiettivi degli scenari, ma sarebbe considerata inaccettabile da qualsiasi rapporto di Bruxelles sullo sviluppo economico e difficilmente sarebbe presa in considerazione dai governi degli Stati membri nei loro documenti di programmazione economica.

Il più realistico 1,5%, preso a riferimento nel rapporto, comporta infatti una crescita tendenziale della domanda finale di energia da qui al 2030, per cui anche un incremento del 57% nel risparmio incrementale annuo di energia rispetto a quello del 2011-2017 (crescita del 23% dell’efficienza energetica nel periodo considerato) riesce giusto a mantenere i consumi energetici finali lordi nel 2030 uguali a quelli del 2016.

Scarica il rapporto (pdf)

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