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15 maggio 2018

In Italia nel 2016 calano le emissioni del 17,5% rispetto al 1990

Lo sostiene il nuovo Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra, presentato oggi, a Roma, dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Secondo l'Annuario, il nostro Paese riuscirà a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.

Nel 2016 il nostro Paese registra una diminuzione delle emissioni totali di gas serra del 17,5% rispetto al 1990, passando da 518 a 428 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, e dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Un record dovuto sopratutto all'aumento di energia prodotta da fonti rinnovabili e all'incremento dell'efficienza energetica nei settori industriali.

Questi sono solo alcuni dei dati contenuti nell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra, presentato oggi, a Roma, dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che fornisce anche le proiezioni al 2030.

Scopo del Rapporto è fornire dati che siano utile strumento per la definizione di ottimali politiche di riduzione delle emissioni.

Secondo i ricercatori di ISPRA, i settori della produzione di energia e dei trasporti sono responsabili di circa la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti.

Rispetto al 1990, le emissioni di gas serra del settore trasporti sono aumentate del 2,4%, a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri; per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli-km) per le merci sono aumentate del 16%, e per il trasporto passeggeri del 19%.

Sempre rispetto al 1990, nel 2016 le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite del 23,9%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica.

Nel periodo 1990-2016, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono aumentate dell’4,5% a fronte di un incremento dei consumi energetici pari al 18,3%. In Italia il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali. L’incremento dei consumi è strettamente collegato al maggior utilizzo di biomasse.

Le emissioni del settore dell’industria manifatturiera sono diminuite del 48,6% rispetto al 1990, prevalentemente in considerazione dell’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e, per gli ultimi anni, a seguito del calo o della delocalizzazione delle produzioni industriali.

Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2016 le emissioni sono diminuite del 58,1% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di Ossido di diazoto - N2O (-92,0%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico.

Le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 13,4% tra il 1990 e il 2016. Tale riduzione si è ottenuta per la diminuzione dei capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati. Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse.

Nella gestione e trattamento dei rifiuti, le emissioni sono aumentate del 5,6%, principalmente a causa dell’aumento delle emissioni derivanti dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica (+11,6%). Le emissioni del settore sono destinate a ridursi nei prossimi anni, attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata.

Entro il 2020 l’Italia deve ridurre le emissioni da tali settori del 13% rispetto al 2005. Tale obiettivo sarà molto probabilmente raggiunto: negli anni, infatti, dal 2013 al 2016, le emissioni di tali settori sono state pari in media a 272 Mt di CO2 equivalente contro un obiettivo al 2020 pari a 291 Mt di CO2 equivalente.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 sono definiti, a livello europeo, dal pacchetto “Unione dell’energia” che prevede una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per raggiungere l’obiettivo di una riduzione delle emissioni almeno del 40%: → i settori interessati dal sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell'UE dovranno ridurre le emissioni del 43% (rispetto al 2005); → i settori non interessati dall'ETS dovranno ridurre le emissioni del 30% (rispetto al 2005) e ciò dovrà essere tradotto in singoli obiettivi vincolanti nazionali per gli Stati membri Per raggiungere gli obiettivi 2030, in accordo con gli ultimi scenari di proiezioni, l’Italia dovrà ridurre, rispetto al 2016, le emissioni di gas serra in questi settori di una quantità pari a circa 50 Mt di CO2 equivalente annui, che equivale alla metà delle emissioni dal trasporto stradale.

Leggi l'Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera di ISPRA

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