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30 maggio 2018 (La Nuova Ecologia)

"L'edilizia punti sulla decarbonizzazione"

È questo il tema al centro della settima edizione di Rebuild, la piattaforma per l'innovazione delle costruzioni italiane, il 29 e 30 maggio a Riva del Garda. Gianni Silvestrini: "Il tema di quest’anno, la decarbonizzazione, è particolarmente centrato".

In Italia l’edilizia ripartirà solo se avrà il coraggio di puntare sulla decarbonizzazione, con un cambiamento radicale nel modo di costruire, di riqualificare interi quartieri, di abitare e di vivere la città. È questo il tema al centro della settima edizione di Rebuild, la piattaforma per l’innovazione delle costruzioni italiane, il 29 e 30 maggio a Riva del Garda. “Il nostro obiettivo è accompagnare gli addetti ai lavori in questa trasformazione epocale, che rappresenta una grande opportunità per le imprese del territorio”, afferma Thomas Miorin, presidente di Rebuild, introducendo le due giornate di approfondimento e incontri.

È un’opportunità, quella della decarbonizzazione, che però non sarà facile da cogliere per il settore edilizio italiano, particolarmente refrattario all’innovazione, con una grande necessità anche di formazione per migliaia di addetti. Il ruolo di Rebuild è anche questo: mostrare la strada del futuro delle costruzioni, per evitare che magari a lavorare in Italia siano chiamate imprese innovative dall’estero. Il cambiamento sta nello spostamento del lavoro dal sito alla fabbrica, attraverso un processo di industrializzazione e digitalizzazione con costi sostenibili.

“Il tema di quest’anno, la decarbonizzazione, è particolarmente centrato”, afferma Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club e nel comitato scientifico di Rebuild. “Tutti i paesi che hanno firmato l’accordo di Parigi sul clima, entro il 2018 dovranno elaborare un Piano nazionale su Clima e Energia. Questo documento – spiega Silvestrini – va oltre la Strategia energetica nazionale, perché non si occupa solo della transizione energetica, ma anche di come tagliare le emissioni di gas serra in tutti i settori e quindi anche in edilizia”. Per l’elaborazione di un piano così importante, sarebbe necessario un percorso partecipato con tutti i soggetti interessati, dagli enti locali alle associazioni ambientaliste, mentre il governo ancora non c’è.

Nel nostro paese sono 17 milioni le unità immobiliari costruite prima del 1971: è un intero patrimonio da riqualificare, energivoro perché edificato in un’epoca in cui non si pensava a ridurre le emissioni. Insomma, quando si parla di innovazione, sottolineano gli ideatori di Rebuild, bisogna pensare a interventi ampi, per condomini, per interi quartieri. Oggi ci sono le tecnologie che lo consentono: lo dimostrano molti casi in Olanda, Francia, Gran Bretagna, Germania, Canada, Usa. Gli esempi dall’estero indicano anche la necessità di un’azione politica tale da indirizzare in questo senso il privato. Rebuild sta dialogando con le istituzioni a diversi livelli per elaborare strategie che guidino la transizione verso nuovi modelli di progettazione e sviluppo delle città.

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