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24 Febbraio 2012

Silvestrini: "I cambiamenti climatici come spinta a cambiare il sistema energetico e infrastrutturale"

I cambiamenti climatici comportano una serie di disastri, soprattutto nei paesi in via di svilupp. Però al tempo stesso sono la spinta a cambiare il sistema energetico, dei trasporti, il modo in cui costruiamo le case. Ne è convinto Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia, che spiega ad Energie Sensibili: “Un altro sviluppo è possibile”.

“I cambiamenti climatici comportano tutta una serie di disastri soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Però al tempo stesso sono la spinta a cambiare il sistema energetico, il sistema dei trasporti, il modo in cui costruiamo le case”. Ne è convinto il direttore scientifico di Kyoto Club Gianni Silvestrini che spiega ad Energie Sensibili: “Un altro sviluppo è possibile”.

Silvestrini, quali sono le opportunità per un sistema sostenibile?
Ci sono dei filoni che stanno già dando dei risultati. Il settore più avanti è quello della produzione di energia da fonti rinnovabili perché in questo caso abbiamo visto un abbattimento dei prezzi delle tecnologie impressionante negli ultimi anni. Parlo del fotovoltaico per esempio, il che ci consente di andare verso obiettivi ambiziosi come quello di avere un sistema di generazione elettrica al 100% rinnovabile fra 40 anni. Una vera e propria rivoluzione che sta creando nuovi settori industriali, nuova occupazione (in Germania 360mila addetti sono un pilastro dell’economia tedesca). Bisogna riuscire a cavalcare l’onda.

L’Italia come si colloca in questo scenario?

Il nostro Paese è stato per molti anni l’ultima ruota del carro, però negli ultimi anni ha preso slancio grazie al fatto che abbiamo degli obiettivi europei da rispettare legalmente vincolanti al 2020. Sono partiti in maniera decisa sia il settore delle biomasse, sia l’eolico, ma soprattutto il solare che vede l’Italia al secondo posto nel mondo per potenza installata dopo la Germania e la creazione di un comparto con decine di migliaia di addetti. Questo ci fa sperare che nel futuro non solo riusciremo a essere bravi nel settore delle installazioni ma anche a livello di ricerca e di produzione, cioè creare un’industria delle rinnovabili che ci permetta di competere a livello internazionale.

Efficienza energetica. Come intervenire in questo settore, soprattutto nel patrimonio pubblico?
Il settore dell’edilizia in Italia è molto inefficiente. Gli edifici costruiti negli anni ’50-’70 hanno un livello di dispersione altissimi. Quindi c’è la necessità di agire da un lato nel settore privato con degli strumenti come le detrazioni fiscali del 55% che hanno visto già più di un milione di interventi. Nel pubblico questo strumento non si può applicare, quindi bisogna pensare a un programma specifico per l’edilizia pubblica. È in discussione proprio in questi giorni a Bruxelles un provvedimento che obbliga ogni Paese ogni anno a riqualificare il 3% del proprio patrimonio edilizio. Sarebbe un risultato molto importante che consentirebbe di ridurre i consumi di energia e le emissioni di anidride carbonica e quindi il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e post-Kyoto.

Il prossimo appuntamento internazionale è Rio+20, dopo Durban. Cosa ci dobbiamo aspettare?
Rio viene 20 anni dopo la prima conferenza di Rio, ma viene anche dopo la conferenza di Durban a dicembre che ha visto degli spiragli di luce. Certo, non si è raggiunto un accordo sul post-Kyoto immediatamente ma per lo meno, per la prima volta, si è visto un accordo di tutti i Paesi, compresi Cina, Stati Uniti, Russia, Brasile e così via, per trovare entro il 2015 un nuovo quadro per avere la speranza che il pianeta non vada verso un esito catastrofico dei cambiamenti climatici. Le prospettive in realtà non sono così rosee perché con l’attuale trend non riusciremo a mantenere l’innalzamento della temperatura entro i 2 gradi (si va dai 2 gradi e mezzo ai 3). Ma se si riuscirà effettivamente a raggiungere un accordo, allora a questo punto potremmo sperare di non lasciare alle generazioni future un pianeta terra con un clima completamente impazzito. A Rio è importante fare il check della situazione dopo 20 anni, che può offrire prospettive di sviluppo sia per i Paesi industrializzati che per quelli in via di sviluppo.

Fonte: Energie Sensibili.

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